La maggioranza modifica la risoluzione su Kiev, centrosinistra divide l’opposizione al Senato

14.10.2026 15:46
La maggioranza modifica la risoluzione su Kiev, centrosinistra divide l'opposizione al Senato

Il centrodestra ha modificato il testo sulla questione ucraina, separandolo da altri temi. Mentre l’opposizione è divisa, al Senato, i membri si sono ritirati dall’aula per non partecipare al voto, riporta Attuale.

Le divisioni sulla questione ucraina coinvolgono tutti, dalla maggioranza all’opposizione. Meno di ventiquattr’ore dopo un’intesa sulle spese militari, il campo largo ha mostrato segni di disorganizzazione riguardo Kiev, costringendo anche il centrodestra a scendere a compromessi. Questo è il risultato delle comunicazioni di Giorgia Meloni alle Camere, in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre.

La risoluzione, presentata durante la mattinata, è stata suddivisa in due, una su tutti i temi del Consiglio UE e l’altra specificamente sull’Ucraina. Questa strategia mirava a dividere l’opposizione, che ha invece dimostrato unità, non partecipando al voto: la mozione generale ha ricevuto 104 voti favorevoli, mentre quella specifica sull’Ucraina 108.

La maggioranza cambia la risoluzione in corsa: via il sostegno alle istituzioni di Kiev

La risoluzione di Gasparri, esclusivamente sull’Ucraina, ha raccolto le preoccupazioni emerse durante la notte all’interno del centrodestra, modificata su pressione della Lega. Nella versione iniziale si chiedeva al governo di garantire il «sostegno multidimensionale alle istituzioni e alla popolazione ucraina», mentre nell’ultima versione, il riferimento alle istituzioni è stato rimosso. Adesso, si parla solo di «sostegno multidimensionale alla popolazione ucraina», con l’omissione di espliciti riferimenti a forniture militari. Inoltre, su richiesta del Carroccio, è stato eliminato il passaggio che affermava che «nessuna decisione sulla sicurezza europea può essere assunta senza l’Europa», mantenendo però l’impegno a esercitare pressione su Mosca.

A metà mattinata, al Senato, è stata trovata un’ulteriore mediazione, concentrando una risoluzione sull’emergenza energetica e sull’inflazione. Il nuovo testo richiede a Bruxelles un’applicazione «coerente e flessibile» del quadro di governance economica europea, per consentire misure «temporanee e mirate» a protezione di famiglie e imprese, senza menzionare Donald Trump o l’accordo con Putin sui carburanti russi, che Meloni ha definito «una scelta molto rischiosa».

Ucraina, Pd e Italia Viva difendono gli aiuti. La linea dura del M5s

Il campo largo ha rinunciato alla mediazione, presentando quattro risoluzioni distinte in seguito alle comunicazioni di Meloni. Il punto centrale rimane Kiev. Nella risoluzione del Partito Democratico, si richiede al governo di «continuare a garantire pieno sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine, mediante tutte le forme di assistenza necessarie al rispetto del diritto di autodifesa», citando l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Anche se non si menzionano esplicitamente le forniture militari, il PD afferma che Italia e UE devono continuare a sostenere l’Ucraina «non solo sul piano umanitario, economico e militare, ma anche sul piano politico e diplomatico».

Italia Viva, nel suo approccio, è ancora più diretta. La risoluzione, firmata da Matteo Renzi e Raffaella Paita, richiede di «confermare il pieno sostegno politico, finanziario, militare e umanitario all’Ucraina», esortando a nuove sanzioni contro la Russia e opponendosi a ogni allentamento della pressione su Mosca «in assenza di un cessate il fuoco».

Al contrario, i Cinque Stelle adottano una posizione differente, criticando l’attuale approccio dell’Italia e dell’Europa. Chiedono invece un «radicale mutamento» della strategia europea, enfatizzando un processo di pace. Sebbene non richiedano esplicitamente l’interruzione delle forniture militari, sollecitano il governo a rendere pubblico «l’elenco dettagliato dei mezzi, dei materiali e degli equipaggiamenti militari inviati all’Ucraina dal 2022».

Allineata sulla stessa linea, Avs propone di «superare la logica dell’escalation militare che ha dominato la strategia di sostegno all’Ucraina», destinando maggiori risorse al sostegno umanitario e alla ricostruzione del Paese. Tuttavia, Pd, M5S e Avs concordano sulla necessità di organizzare una conferenza internazionale ispirata agli accordi di Helsinki. Italia Viva, a sua volta, suggerisce un inviato speciale europeo per i negoziati, proposta presente anche nelle risoluzioni di Pd e M5S.

Dal piano Nato al riarmo europeo: Avs vuole rivedere anche Safe

Le divergenze si manifestano anche in merito alla difesa. I Cinque Stelle rinnovano l’impegno di «Riconsiderare radicalmente gli impegni di spesa assunti in sede Nato», evitando ulteriori aumenti per gli armamenti nazionali. Propongono invece una difesa comune europea. Avs va oltre, chiedendo di «opporsi ad ogni ulteriore incremento delle spese militari nazionali» e di «promuovere una revisione profonda del piano Readiness 2030 e del programma SAFE». Tale approccio si oppone non solo all’aumento delle spese nazionali, ma anche ai principali programmi europei di rafforzamento della difesa.

Il PD, d’altro canto, richiede la creazione di una verità difesa comune europea e non un riarmo disorganizzato degli eserciti nazionali, attraverso una governance democratica chiara e investimenti comuni necessari per realizzare l’autonomia strategica, inclusa l’introduzione di «clausole vincolanti sul “Buy european”» per privilegiare acquisti europei. La questione per il Pd non è escludere gli investimenti militari, ma coordinarli a livello continentale.

Italia Viva, pur avendo sostenuto ieri l’impegno contro il rilancio delle spese per gli armamenti nazionali, oggi insiste sulla «piena attuazione degli obiettivi di prontezza alla difesa entro il 2030», la creazione di una difesa e un esercito comune europeo, e avviando l’iter parlamentare per ratificare gli accordi sulla Comunità europea di difesa firmati a Parigi nel 1952.

Israele, Pd e M5S chiedono l’embargo totale. Italia Viva no

Ancora sul Medio Oriente, Italia Viva segna una chiara distinzione. Mentre il PD chiede un embargo totale di armi verso Israele e la sospensione di qualsiasi forma di cooperazione militare, anche tramite acquisti e trasferimenti di armamenti, il M5S avanza richieste simili, compresa la sospensione dell’accordo di associazione con l’UE e misure restrittive per chi ha prestato servizio nell’esercito israelo. Anche Avs richiede la sospensione dell’accordo di associazione UE-Israele e di vietare vendita e trasferimento di armamenti verso Israele.

Tuttavia, la risoluzione di Italia Viva non contiene nessuna richiesta

1 Comment

  1. Ma che casino!!! È incredibile come tutti i partiti si stiano contrastando su un tema così importante come l’Ucraina. Sembra che ogni giorno ci sia una nuova divisione, e alla fine chi ci rimette è sempre la gente comune… Che brutta situazione!

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