Paolo Zampolli sfiduciato: revocato il suo incarico di inviato speciale dal governo Trump
L’imprenditore italoamericano Paolo Zampolli non è più inviato speciale del governo di Donald Trump, che un anno e mezzo fa lo nominò «inviato per le partnership globali». Un funzionario statunitense ha confermato che il suo incarico è stato revocato e che Zampolli non è più dipendente del governo degli Stati Uniti, riporta Attuale.
Qualche ora prima, il sito Politico aveva pubblicato un’inchiesta che rivelava accese discussioni e minacce via email tra Zampolli e il vicesegretario di Stato, Christopher Landau, il quale accusava Zampolli di abusare del suo ruolo. In un post sui social media, Zampolli non ha menzionato l’inchiesta, ma ha sottolineato che il suo incarico doveva durare originariamente solo un anno, già esteso in precedenza.
Gli inviati speciali sono rappresentanti diplomatici nominati dai capi di Stato per gestire questioni specifiche non affidabili a un normale ambasciatore. Quando Trump lo nominò, egli affermò che Zampolli avrebbe dovuto «promuovere gli interessi americani sulla scena globale». Inizialmente si era parlato di un possibile incarico di Zampolli come inviato speciale per l’Italia, ruolo poi smentito, ma che gli permise di incontrare vari funzionari del governo italiano. Recentemente, Zampolli aveva fatto notizia per la sua richiesta alla FIFA di far partecipare l’Italia agli ultimi Mondiali di calcio, nonostante la mancata qualificazione.
Nato a Milano, Zampolli ha lasciato l’Italia per Miami, poi Ibiza e infine New York, dove ha avviato la sua carriera nella moda. Fondatore di un’agenzia di modelle, fece conoscere a Trump l’attuale moglie, Melania. Grazie a questo legame, Zampolli è diventato un amico intimo di Trump e frequenta assiduamente la sua residenza di Mar-a-Lago. Nel suo post, egli ha citato un consiglio di Trump: «Anni fa mi disse che ero troppo bravo per fare l’agente di modelle e mi ha portato nel mondo immobiliare. Ora mi ha detto: “Perché vuoi lavorare nel governo quando riesci a fare tutti questi accordi?” Il presidente ha sempre ragione».