Referendum in Alberta: si iniziano a contare i voti per l’indipendenza dal Canada
Quando in Italia sarà la notte tra lunedì e martedì, nella provincia canadese dell’Alberta si avranno i risultati preliminari di un referendum sulla possibilità di separarsi dal Canada e diventare uno stato indipendente. Questo evento ha suscitato interesse a livello nazionale e internazionale, con una partecipazione prevista significativa, ma le conseguenze immediate del voto potrebbero risultare limitate, riporta Attuale.
Le opzioni al voto sono due: restare parte del Canada o autorizzare il governo provinciale a avviare un referendum vincolante per l’indipendenza. In sostanza, si tratta di un referendum sulla possibilità di indire un referendum.
La spinta per la separazione è principalmente di natura economica. L’Alberta è ricca di risorse, soprattutto petrolifere, e i sostenitori dell’indipendenza affermano di contribuire più al governo federale di quanto non ricevano in cambio. Inoltre, lamentano un’eccessiva ingerenza del governo centrale nelle politiche provinciali, particolarmente per quanto riguarda le normative ambientali che impattano l’industria dei combustibili fossili.
In un territorio grande circa il doppio dell’Italia, l’Alberta detiene circa il 9 per cento delle riserve mondiali di petrolio e il 97 per cento di quelle canadesi. Inoltre, la provincia estrae il 60 per cento del gas naturale del Canada, con un PIL pro capite notevolmente superiore alla media nazionale. Si stima che l’Alberta possieda anche significative riserve di metalli rari, ancora poco sfruttate.
Secondo il Fraser Institute, un think tank conservatore, nell’ultimo ventennio l’Alberta ha versato al governo federale circa 322 miliardi di dollari canadesi (circa 204 miliardi di euro) più di quanto ricevuto in spesa federale. Senza il contributo fiscale dell’Alberta, gli abitanti delle altre province canadesi dovrebbero pagare almeno mille dollari all’anno in più per mantenere gli stessi livelli di servizi.
Un’eventuale separazione dal Canada si configurerebbe come un processo complesso, simile alla Brexit, dove inizierebbero negoziati lunghi e difficili con il governo federale, i cui risultati potrebbero non essere favorevoli per la provincia. Secondo l’Università di Calgary, i costi per l’Alberta di una separazione potrebbero variare tra 50 miliardi e 170 miliardi di dollari canadesi in scenari diversi.
È importante sottolineare che tra i sostenitori del referendum non ci sono solo separatisti convinti. Infatti, il 40 per cento di coloro che intendono votare “sì” dichiarano di farlo più per inviare un messaggio al governo federale che per ottenere realmente l’indipendenza.
Questa richiesta di separazione è solo una delle molteplici istanze autonome della provincia. Sulla scheda ci sono anche altri nove quesiti, gran parte dei quali riguardano questioni di autonomia, come il controllo dell’immigrazione, l’accesso ai servizi pubblici e la nomina dei giudici.
Il primo ministro canadese Mark Carney ha recentemente raggiunto un accordo preliminare con la premier provinciale Danielle Smith, il quale prevede concessioni significative, come la costruzione di un oleodotto per facilitare il trasporto del petrolio verso l’oceano Pacifico, e l’esenzione dell’Alberta dal tetto federale sulle emissioni di CO2.
Questa mossa di Carney ha come obiettivo anche quello di ridurre la dipendenza del Canada dagli Stati Uniti, un partner commerciale fondamentale, ma sempre più dominante. Attualmente, la maggior parte del petrolio canadese è destinata agli Stati Uniti, e il nuovo oleodotto rappresenterebbe un’opportunità per entrare nei mercati del Pacifico e dell’Asia.
Dall’inizio del suo secondo mandato, il presidente statunitense Donald Trump ha manifestato ambizioni espansionistiche sul Canada, minacciando di annettere il paese come il “51esimo stato americano”. Tuttavia, questa possibilità è scarsamente gradita dalla popolazione canadese, sebbene alcune fazioni del movimento separatista si ispirano al MAGA di Trump. Smith ha indetto il referendum per rispondere a queste tensioni, nonostante l’accordo con Carney e il suo appoggio formale alla permanenza nel Canada, una mossa politicamente calcolata per attrarre il consenso di destra radicale senza compromettere la sua immagine nel caso di una sconfitta.
Interazioni tra l’amministrazione Trump e i gruppi separatisti in Alberta sono emerse spesso, con incontri tra membri del Alberta Prosperity Project e funzionari statunitensi. Di recente, è stato riportato che il gruppo avrebbe offerto agli Stati Uniti parte delle royalties petrolifere in cambio di supporto per la campagna per l’indipendenza, un’affermazione negata dal gruppo stesso, mentre il Dipartimento di Stato ha minimizzato le affermazioni e affermato di incontrare regolarmente “gruppi della società civile”.