Chi guiderà Israele dopo le elezioni? I sondaggi mostrano una corsa incerta tra Yashar e Likud

27.10.2026 08:55
Chi guiderà Israele dopo le elezioni? I sondaggi mostrano una corsa incerta tra Yashar e Likud

Israele torna alle urne: il partito Yashar in testa nei sondaggi, senza maggioranza chiara

DALLA NOSTRA INVIATA
TEL AVIV – Oggi Israele torna alle urne, per la prima volta dal 7 ottobre 2023. A distanza di tre anni dal giorno più drammatico della sua storia recente, il Paese si trova a dover scegliere tra due schieramenti che non si comunicano, e nessuno dei quali, secondo i sondaggi, sembra poter raggiungere i 61 seggi necessari per governare alla Knesset, il parlamento israeliano, riporta Attuale.

Da un lato si presenta la coalizione uscente guidata da Benjamin Netanyahu, il premier più longevo d’Israele, che, a 77 anni, è anche il primo a governare da imputato. Con il suo Likud, Netanyahu si allea con i tradizionali partiti ultraortodossi, Shas e Giudaismo unito della Torah, oltre all’estrema destra, rappresentata da Potere ebraico di Itamar Ben-Gvir e Sionismo religioso di Bezalel Smotrich.

Dall’altra parte, un fronte eterogeneo e ampio di opposizione, motore principale della volontà di rimuovere il premier in carica. Capeggiato nei sondaggi da Gadi Eisenkot, 66 anni, ex capo di stato maggiore, il partito Yashar, che significa “dritto”, è sostenuto da Naftali Bennett e Yair Lapid, i nazionalisti laici di Avigdor Liberman, e la sinistra sionista dei Democratici di Yair Golan. I partiti arabi, la Lista unita e Ra’am, restano esclusi dai giochi, pur avendo un peso numerico significativo.

Le elezioni in Israele si svolgono con un sistema proporzionale quasi puro. Gli elettori non eleggono direttamente il premier, ma una lista di partiti, e i 120 seggi della Knesset sono distribuiti proporzionalmente secondo i voti ricevuti dai partiti che superano la soglia del 3,25%. Per governare, è necessaria la fiducia della maggioranza assoluta, ovvero 61 deputati, un obiettivo mai raggiunto da un singolo partito.

Secondo gli ultimi sondaggi, resi noti il 23 ottobre, Yashar è il partito leader, seguito dal Likud, ma nessuna delle coalizioni in vista sembra arrivare a 61 seggi. Le rilevazioni delle principali emittenti e del quotidiano Maariv confermano questa tendenza.

Kan 11: Yashar 22, Likud 20, B’Yachad 14, Lista unita 9, Democratici 8, Potere ebraico 8, Yisrael Beytenu 8, Giudaismo unito della Torah 8, Shas 7, Sionismo religioso 7, Ra’am 5, Riservisti 4.

Il blocco di Netanyahu arriva a 50 seggi, mentre quello di Eisenkot si attesta a 52, con i partiti arabi che registrano 14 seggi. I 4 dei Riservisti rimangono al di fuori di entrambe le coalizioni.

Channel 12: Yashar 23, Likud 21, B’Yachad 15, Democratici 10, Lista unita 9, Shas 8, Yisrael Beytenu 8, Potere ebraico 8, Giudaismo unito della Torah 7, Sionismo religioso 6, Ra’am 5.

Il blocco di Netanyahu si ferma a 50 seggi, mentre quello di Eisenkot arriva a 56, con i partiti arabi a 14.

Channel 13: Yashar 22, Likud 19, B’Yachad 14, Democratici 10, Lista unita 9, Giudaismo unito della Torah 8, Yisrael Beytenu 8, Sionismo religioso 8, Potere ebraico 8, Shas 7, Ra’am 7.

In questo caso, il blocco di Netanyahu si attesta a 50 seggi, mentre il fronte di Eisenkot a 54, con i partiti arabi a 16.

Maariv: Yashar 21, Likud 19, B’Yachad 15, Democratici 10, Shas 8, Yisrael Beytenu 8, Sionismo religioso 7, Giudaismo unito della Torah 7, Potere ebraico 7, Riservisti 4.

Il blocco di Netanyahu si attesta a 48 seggi, mentre quello di Eisenkot a 54, con 14 per i partiti arabi. I 4 dei Riservisti rimangono esclusi. Netanyahu non riesce a ottenere una maggioranza decisiva, mentre Eisenkot è distante dal traguardo; la chiave della situazione resta nelle mani di coloro che oggi non sono invitati al tavolo: i seggi arabi (14-16) e i piccoli partiti che oscillano sulla soglia del 3,25%, come i Riservisti di Yoaz Hendel e Amcha Yisrael dell’ex generale Ofer Winter.

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