Trump in difficoltà dopo le elezioni di metà mandato: la responsabilità ricade su Hegseth
A Donald Trump restano due anni alla Casa Bianca, e saranno complicati. Il presidente ha esortato gli americani a votare come se sulla scheda ci fosse il suo nome, nonostante un tasso di approvazione attorno al 38%. Gli elettori, delusi, hanno risposto privandolo della maggioranza al Congresso: il midterm si è rivelato un referendum sul presidente in carica, riporta Attuale.
Gli errori di Trump durante la campagna erano numerosi, così come le promesse infrante. Non è riuscito a controllare l’aumento dei prezzi, che ha colpito beni di prima necessità come alimenti e benzina. L’operazione dell’Ice ha suscitato preoccupazione nel Paese, mentre la gestione del caso Epstein ha alienato parte dell’elettorato. Inoltre, il conflitto in Iran è stato percepito da molti sostenitori come un tradimento della promessa di porre fine alle guerre infinite degli Stati Uniti.
Nonostante Trump non pagherà direttamente per la sconfitta, qualcun altro dovrà farlo. In seguito a perdite elettorali passate, Trump ha sempre cercato un capro espiatorio: nel 2018, toccò al procuratore generale Jeff Sessions e, l’anno successivo, al segretario all’Interno Ryan Zinke. Quest’anno, il principale indiziato sembra essere il segretario alla Difesa, Pete Hegseth.
Scelto da Trump per guidare il Pentagono tra scetticismi e critiche, Hegseth è stato accusato di molestie e di scarsa preparazione per un ruolo così cruciale: gestisce oltre 2,91 milioni di dipendenti, il secondo più grande datore di lavoro al mondo. È stato confermato dal Senato solo a gennaio 2025, con il voto contrario di senatori repubblicani affermati come Susan Collins e Mitch McConnell.
Con un Congresso dominato dai Democratici, Hegseth si prepara a fronteggiare una guerra d’attrito da parte di parlamentari di entrambi gli schieramenti. Il suo mandato è stato contrassegnato da polemiche, iniziando con la fuga di notizie sui piani d’attacco agli Houthi e culminando con le purghe dei “generali woke” dall’esercito. Recentemente, un deputato repubblicano ha perfino proposto di avviare un procedimento di impeachment nei suoi confronti prima della scadenza del Congresso a gennaio.
Tuttavia, Hegseth gode ancora del supporto di Trump, che ha affermato: «Sta facendo un grande lavoro. È un guerriero». Resta da vedere se il sostegno presidenziale sarà sufficiente a proteggerlo dalle pressioni crescenti.
Altri membri dell’amministrazione potrebbero affrontare destini simili. Si rincorrono voci sulla possibile uscita della chief of staff, Susie Wiles, che è stata vista come una figura chiave, data la sua assenza durante la nomina della portavoce Katie Zacharia, il cui mandato è durato solo cinque giorni. Trump ha però categoricamente smentito le speculazioni sulla sua uscita, dichiarando: «Ci sono zero possibilità».
Un altro possibile bersaglio è il segretario all’Energia, Christ Wright, chiamato a gestire le conseguenze economiche della guerra in Iran. Le voci su un suo possibile abbandono dell’amministrazione continuano a circolare, malgrado le smentite ufficiali. Infine, anche il capo del National Institutes of Health, Jay Bhattacharya, potrebbe essere a rischio, date le tensioni con Russ Vought, un potente esponente della gestione e budget.
Questo è davvero incredibile… Trump che cerca un capro espiatorio ogni volta è diventato un classico! E adesso se la prende con Hegseth? Come se fosse l’unico a sbagliare! Ma alla fine chi paga sono sempre i cittadini, non i politici! Boh… che situazione surreale!