Riformisti, Guardiani o Rovina: Teheran e l’Incertezza del Futuro in Iran

17.06.2025 22:46
Riformisti, Guardiani o Rovina: Teheran e l’Incertezza del Futuro in Iran

Il Futuro dell’Iran: Opportunità e Rischi nel Conflitto con Israele

DAL NOSTRO INVIATO
BEIRUT – Domani, i sismografi potrebbero catturare un terremoto nell’altipiano iranico, frutto di un test atomico condotto da Teheran. Un evento di tale portata altererebbe radicalmente gli equilibri geopolitici. Tuttavia, se tale sviluppo non si concretizzasse, come è altamente probabile, l’Iran rischia di perdere la guerra contro Israele e sarà costretto a rivedere il suo programma nucleare. Al riguardo, Donald Trump scrive: «Resa incondizionata» su Truth. «In una o due settimane raggiungeremo i nostri obiettivi» per fermare la Bomba degli ayatollah, dicono a Tel Aviv. «State attenti a non toccare i nostri soldati», tiene a sottolineare Trump, perché «sappiamo esattamente dove si trova» Alì Khamenei, il leader supremo. «È un bersaglio facile. Per ora è al sicuro, non lo uccideremo!», riporta Attuale.

Israele sta decimando le forze nemiche, lasciando solo Yemen, Iraq e l’Iran, la «testa del serpente». La situazione si fa critica e Teheran deve prendere una decisione rapida. Dovrà scegliere di combattere fino al martirio, come ha fatto nel corso dell’ultimo mezzo secolo, o cercare un compromesso?

Si delineano tre possibili scenari: il regime degli ayatollah può resistere, sprofondare nel caos oppure riformarsi. Il regime resiste se riesce a convincere i 90 milioni di iraniani che nessun altro potrebbe fare meglio, sostenendo che la strada intrapresa è giusta e promettendo un’imminente vendetta.

Ripensando alla guerra con l’Iraq, il fondatore dell’Islam politico aveva parlato della necessità di «bere l’amaro calice della tregua». Khamenei, che resta in vita per grazia ricevuta, potrebbe accettare i termini della resa, malgrado il suo orgoglio. Ma l’Iran potrebbe anche crollare se i suoi leader continuano a cadere sotto i bombardamenti israeliani, con finanziamenti esterni che alimentano le ribellioni di minoranze etniche e conflitti interni tra gruppi statali.

Un altro scenario contempla la riforma della Repubblica islamica, a patto che il sistema riesca a resistere. Se le folle scendono in piazza ma continuano a obbedire, evitando di utilizzare la forza, potrebbe verificarsi un cambio di leadership. In tal caso, non solo i governanti cambieranno, ma potrebbe anche esserci una revisione della Costituzione, delle relazioni internazionali e delle politiche di sviluppo a lungo termine. Questa è la resa che gli strateghi americani cercano da quasi mezzo secolo.

Un possibile scenario prevede un Iran reintegrato nel sistema di relazioni occidentali, in un contesto in cui i sunniti circostanti, gli ebrei occidentali e gli americani hanno un ruolo crescente. Pochi iraniani all’interno del Paese credono che il regime possa dissolversi e, in parte, non lo desiderano nemmeno. Ricordano il costo della rivoluzione del 1979, sia in termini di libertà che di sangue, così come l’orgoglio nazionale costruito negli anni dalla Repubblica islamica.

Contrariamente, gli emigrati e gli esuli, in particolare quelli attivi sui social media, auspicano il ritorno del figlio dello scià Pahlavi, accolto come l’ayatollah Khomeini decenni fa. Alcuni immaginano un rinascita democratica, ma molti temono scenari tragici. Un iraniano contattato da Teheran esprime preoccupazione: «Mi terrorizza che il mio Paese possa diventare come l’Iraq del 1992, quando gli americani sconfissero Saddam Hussein, ma lo lasciarono a gestire anni di sanzioni. D’altro canto, tremo all’idea che diventi l’Iraq del 2003: abbattere Saddam ha portato solo caos e guerra civile». La diaspora, invece, desidera che la Guida Suprema faccia la fine di Gheddafi, brutalmente assassinato dai ribelli nel 2011, in un contesto di devastazione totale.

Chi potrebbe salvare gli iraniani? Forse una frazione della classe dirigente, sconfitta dai falchi e dai militari? Questi cosiddetti «riformisti» si sono avvicendati con i «conservatori», ora al potere. Mentre alcuni sono aperti al commercio e alle libertà per i giovani, altri sono votati all’espansionismo militare e all’austerità economica. In mezzo a questo clima carico di tensione, girano voci (poi smentite) su un possibile omicidio di un ex presidente, considerato un «conservatore anomalo» come Mahmoud Ahmadinejad, già caduto in disgrazia ma noto per aver denunciato l’infiltrazione dei servizi segreti israeliani nell’intelligence.

Il clima di paura e tensione perpetua il ciclo degli eventi. Questi racconti si intrecciano con altri, come quello della Guida Suprema che sembra aver temporaneamente delegato potere ai Pasdaran. Anche se non vi è conferma, questa situazione potrebbe materializzarsi. I Guardiani della Rivoluzione detengono ora un potere superiore nel Paese. In fondo, la storia ci insegna che soldati obbedienti possono rovesciare i loro sovrani.

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