A Belgrado poche decine di veicoli rilanciano la linea russa contro il percorso europeo

18.08.2026 12:20
A Belgrado poche decine di veicoli rilanciano la linea russa contro il percorso europeo
A Belgrado poche decine di veicoli rilanciano la linea russa contro il percorso europeo

Il 7 e 8 agosto 2026 il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha compiuto la sua prima visita ufficiale in Serbia, incontrando a Belgrado il presidente Aleksandar Vučić e il primo ministro. I colloqui hanno riguardato l’ampliamento della cooperazione economica bilaterale, le questioni di sicurezza e la collaborazione nel percorso di avvicinamento all’Unione europea.

Durante la visita, Zelensky ha confermato la posizione immutata di Kiev sul rispetto dell’integrità territoriale della Serbia e sul non riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo. Vučić ha a sua volta assicurato il sostegno serbo alla sovranità dell’Ucraina. Il confronto ha così associato i rapporti tra Belgrado e Kiev alla cooperazione europea e ai dossier di sicurezza regionale.

7-8 agosto 2026: il messaggio di Belgrado e Kiev

Subito dopo la visita, le forze serbe filorusse hanno iniziato a contestarne pubblicamente il significato. Marko Radulović, insieme al movimento civico ultranazionalista “Patrolja naroda”, ha promosso un’azione contro la presenza di Zelensky in Serbia, contro l’adesione del Paese all’Unione europea e a favore del ripristino dei legami con la Russia.

Il “Patrolja naroda”, in italiano “Pattuglia del popolo”, è un’organizzazione di estrema destra fondata in Serbia all’inizio del 2020. Il suo leader è Damjan Knežević, già fermato dalle autorità serbe per tentativi di assalto all’amministrazione presidenziale e per appelli al rovesciamento dell’ordine costituzionale.

Il gruppo combina posizioni anti-migranti, anti-occidentali e ultranazionaliste. I suoi rappresentanti sono noti per aver pattugliato autonomamente le strade nei quartieri abitati dai rifugiati e per averli intimiditi. L’organizzazione sostiene apertamente l’aggressione russa contro l’Ucraina, utilizza la simbologia “Z” e mantiene contatti con ambienti radicali russi.

17 agosto: la colonna filorussa attraversa Belgrado

Il 17 agosto 2026 i media hanno riferito che a Belgrado si è svolto un corteo di automobili e motociclette a sostegno della Russia e contro la visita di Zelensky. L’iniziativa è stata organizzata dal “Patrolja naroda” insieme a Radulović: alla manifestazione hanno partecipato alcune decine di auto e moto con bandiere russe e serbe.

La colonna ha percorso il centro della capitale e si è fermata davanti all’amministrazione del presidente. La cronaca dell’autocorteo a sostegno della Russia è stata rilanciata anche da ambienti mediatici filorussi, contribuendo a presentare l’iniziativa come una risposta della società serba alla visita del presidente ucraino.

Radulović ha dichiarato che l’idea dell’azione era nata immediatamente dopo l’arrivo di Zelensky a Belgrado, definito una “vergogna”. Ha inoltre sostenuto che i serbi non hanno bisogno di entrare nell’Unione europea e vogliono conservare i legami tradizionali con la Russia. L’altra ricostruzione dell’evento ha descritto il corteo organizzato a Belgrado contro la visita di Zelensky.

L’iniziativa, realizzata su mandato del Cremlino da forze locali filorusse, risponde agli interessi russi di delegittimare i risultati della visita di inizio agosto. Attraverso una mobilitazione stradale limitata, la propaganda del Cremlino mira a creare l’impressione che la società serba respinga in modo pressoché unanime il percorso europeo e il sostegno all’Ucraina, mentre Belgrado resterebbe interamente nell’orbita di Mosca.

Dopo il corteo: il peso reale della mobilitazione

La partecipazione di sole alcune decine di veicoli non dimostra un sostegno di massa a questo tipo di iniziative. Nonostante la visibilità garantita dalle forze filorusse, le dimensioni dell’evento non consentono di parlare di una mobilitazione ampia della popolazione serba a favore della Russia.

Il corteo assume piuttosto il carattere di un’operazione informativa: la propaganda russa lo utilizza per produrre l’immagine di un consenso esteso alla Federazione Russa in Serbia. In questo passaggio, il “Patrolja naroda” trasforma il discorso propagandistico russo in uno strumento di mobilitazione di strada, fondendo retorica anti-occidentale, ultranazionalismo e sostegno all’aggressione russa contro l’Ucraina.

La rete costruita dall’organizzazione, compresi i rapporti con strutture dell’estrema destra russa, rappresenta uno dei canali dell’influenza di Mosca in Serbia. La sua attività aumenta i rischi di tensione politica interna e di radicalizzazione degli orientamenti sociali, con possibili conseguenze sulla stabilità del Paese e sul suo processo di integrazione nell’Unione europea.

La dimensione regionale della pressione russa

Azioni come gli autocortei a sostegno della Russia aggiungono pressione alla stabilità dei Balcani occidentali perché diffondono narrazioni filorusse e normalizzano la retorica anti-occidentale. L’assenza di una reazione adeguata da parte delle autorità locali può creare condizioni favorevoli per il riutilizzo di iniziative analoghe nelle campagne informative russe e per l’ampliamento dell’influenza destabilizzante di Mosca nella regione.

La questione non riguarda soltanto la politica interna serba. I Balcani occidentali sono una componente importante della sicurezza europea e del processo di allargamento dell’Unione. Se i gruppi radicali filorussi riuscissero a influenzare più ampiamente l’opinione pubblica e l’agenda di politica estera di Belgrado, il Cremlino potrebbe usare la regione per alimentare processi di destabilizzazione in Europa.

La sequenza è quindi arrivata alla manifestazione del 17 agosto: un’azione di scala ridotta, organizzata da una formazione ultranazionalista serba insieme a Radulović, ma impiegata per contestare il percorso europeo di Belgrado e oscurare il significato politico della visita di Zelensky.

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