Roma, 12 marzo 2026 – Le navi che trasportano abiti usati “sono bloccate dalla guerra: queste sono le notizie che comincio a ricevere a livello informale dai raccoglitori”, riporta Attuale.
Abiti usati e guerra in Iran: cosa sta succedendo
Andrea Fluttero, presidente dell’Unione imprese raccolta riuso e riciclo abbigliamento usato (Unirau), sottolinea come i cassonetti stracolmi in Italia siano il risultato di una situazione più ampia. “Negli ultimi sei-dodici mesi c’è stata un aumento dei quantitativi raccolti in tutta Europa, dovuto all’obbligo che ogni Paese doveva rispettare entro il 1 gennaio 2025. Questo ha provocato un incremento delle raccolte, ma il mercato del riuso ha raggiunto i suoi limiti, in quanto non riesce a competere efficacemente con il fast fashion cinese. Gli acquirenti di abiti usati sono un pubblico ridotto e non illimitato, e ciò ha portato a una saturazione del mercato”, afferma Fluttero.
Abiti usati e Paesi del Golfo
Oltre a queste difficoltà, Fluttero osserva che “la difficoltà nei trasporti complica ulteriormente la situazione, specialmente per l’usato europeo destinato ai Paesi del Golfo. Le nostre raccolte, in parte, sono comprate da selezionatori pakistani, presenti anche negli Emirati Arabi o in Tunisia. Ho ricevuto notizie di navi bloccate: per questo motivo, nelle prossime settimane svuotare i cassonetti diventerà sempre più complicato. Non si sa infatti dove collocare la merce”.
Abiti usati, cosa sta succedendo in Italia
La situazione in Italia è variegata, come in altri Paesi, a seconda dei raccoglitori; se vendono fuori dall’Europa, oggi si trovano di fronte a maggiori difficoltà. “Gli impianti sono pieni e comincio a ricevere notizie informali di navi che non partono per non rimanere bloccate”, avverte Fluttero.
Abiti usati, cosa sono raccoglitori e selezionatori
L’industria degli abiti usati è un sistema complesso che si basa su due figure fondamentali: i raccoglitori e i selezionatori. I raccoglitori “sono quelli che svuotano i cassonetti, normalmente pagati con il materiale raccolto. Fino a poco tempo fa, questo materiale aveva un valore sufficiente a coprire i salari degli operatori, ma negli ultimi dodici mesi, a causa dell’aumento delle raccolte, questa situazione è cambiata”. I selezionatori “comprano le raccolte e le selezionano per ricavare l’usato da vendere ai loro clienti. Circa il 50% di quanto raccolto è considerato riutilizzabile, cessando di essere qualificato come rifiuto, mentre il resto viene trasformato in riusi non particolarmente pregiati, come strofinacci per la pulizia o imbottiture, evitando i costi di smaltimento. Le aziende selezionatrici possono essere in Italia, in Europa, in Tunisia, negli Emirati Arabi e in Turchia, e hanno capannoni, personale specializzato e attrezzature per la selezione”, spiega Fluttero. “Tuttavia, non basta sapere selezionare; è necessario avere anche i clienti a cui vendere”, conclude. Il sistema si basa sulla legge della domanda e dell’offerta. “Il mercato europeo – rimarca Fluttero – è in grado di soddisfare una quota delle raccolte nel Vecchio Continente. I selezionatori tunisini, ad esempio, acquistano molto dall’Europa, e quelli negli Emirati Arabi si riforniscono anche da Canada, Stati Uniti e Gran Bretagna, cercando di acquistare le raccolte di valore più alto”.