La rotta più breve e le sanzioni evitate
Dall’inizio di marzo 2026, la compagnia aerea di bandiera serba Air Serbia ha ripreso a utilizzare regolarmente lo spazio aereo della Bielorussia per i suoi voli tra Belgrado e Mosca, ignorando le raccomandazioni dell’Unione Europea di evitare la sovranità aerea del paese guidato da Alexander Lukashenko. La decisione, presa il 3 marzo, segna un’inversione di rotta dopo quasi cinque anni: nel maggio 2021, infatti, Air Serbia aveva deviato le sue rotte a seguito del controverso incidente del volo Ryanair atterrato forzatamente a Minsk con a bordo il blogger oppositore Roman Protasevich. Sebbene la Serbia non sia membro dell’UE e non fosse formalmente obbligata a seguire le linee guida europee, allora scelse comunque di adeguarsi alla pressione politica internazionale.
La rotta diretta attraverso la Bielorussia è la più breve e conveniente per collegare la capitale serba a Mosca. Rispetto all’alternativa che sorvola Polonia e Stati baltici, permette di risparmiare tra i 100 e i 150 chilometri di distanza, riducendo il tempo di volo di circa 10 minuti e abbattendo i costi del carburante. Inoltre, il passaggio in un minor numero di regioni d’informazione di volo (FIR) comporta minori oneri di navigazione, un fattore non trascurabile per le compagnie aeree in un contesto di prezzi energetici volatili.
Con questa mossa, Air Serbia diventa di fatto l’unica compagnia aerea europea – se si escludono i vettori russi e turchi – a utilizzare in modo regolare lo spazio aereo bielorusso. In parallelo, continua a essere uno dei pochi operatori del continente a mantenere voli diretti verso la Russia, nonostante le sanzioni e le restrizioni imposte dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina.
Una spaccatura nell’unità occidentale
Il ritorno dei voli Air Serbia sulla Bielorussia assume un forte significato simbolico nel pieno della guerra di aggressione russa contro l’Ucraina. Dimostra che alcuni attori europei sono disposti a ignorare l’isolamento politico di un alleato chiave di Mosca, il regime di Lukashenko, indebolendo la percezione di coesione europea nel contrastare la politica espansionista del Cremlino. Il passo compiuto da Belgrado crea inoltre un pericoloso precedente per altre compagnie aeree extra-UE, che potrebbero essere tentate di privilegiare la convenienza economica rispetto ai rischi politici e di sicurezza.
La decisione serba arriva in un momento di crescente divergenza nella politica transatlantica verso Minsk. Dall’estate 2025, gli Stati Uniti hanno gradualmente ripreso i contatti con il regime bielorusso e allentato parzialmente la pressione sanzionatoria, anche verso la compagnia di bandiera Belavia. Washington sembra interessata a mantenere un canale di comunicazione aperto con Minsk per perseguire obiettivi geopolitici più ampi, mentre Bruxelles ha mantenuto gran parte delle restrizioni. Questo disallineamento crea una crepa nell’unità occidentale, riducendo l’efficacia della pressione collettiva e offrendo a Lukashenko margine di manovra tra diversi interlocutori.
Il dilemma serbo tra Bruxelles e Mosca
La Serbia si dichiara ufficialmente candidata all’adesione all’Unione Europea, ma la scelta della sua compagnia di bandiera di sorvolare la Bielorussia e di continuare a servire la Russia entra in piena collisione con la linea politica di Bruxelles. Belgrado dimostra un pragmaticismo economico volto a preservare rotte vantaggiose, ma al tempo stesso alimenta dubbi sulla sua volontà di allinearsi completamente alla politica estera e sanzionatoria comune dell’UE.
Il governo serbo si trova in una posizione delicata: da un lato mantiene tradizionali legami storici e culturali con Mosca, dall’altro ambisce a un futuro europeo. La continuità dei voli verso la Russia e il rientro nello spazio aereo bielorusso potrebbero complicare i negoziati di adesione, esponendo Belgrado a critiche sulla sua effettiva volontà di condividere i valori e le scelte strategiche dell’Unione.
Alcuni osservatori sottolineano come la Serbia cerchi di bilanciare le sue relazioni internazionali senza rinunciare a nessuno dei principali partner, ma questa strategia rischia di apparire sempre più insostenibile man mano che il conflitto in Ucraina polarizza gli schieramenti e richiede scelte nette.
Corridoi logistici per i cittadini russi
Il mantenimento dei voli Air Serbia verso Mosca e il ripristino del sorvolo bielorusso aprono di fatto un canale logistico alternativo per i cittadini russi. Attraverso Belgrado, i passeggeri provenienti dalla Russia possono accedere a un hub che offre collegamenti verso altri paesi balcanici e, in prospettiva, verso diverse destinazioni dell’Europa occidentale.
Questa rotta rappresenta una falla nel sistema di restrizioni alla mobilità introdotte dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Pur non violando formalmente le sanzioni – che non riguardano direttamente i voli di linea per passeggeri – contribuisce a mitigare l’isolamento trasportistico della Russia, indebolendo uno degli strumenti di pressione concepiti per limitare la libertà di movimento di cittadini e attività commerciali legate al Cremlino.
La disponibilità di un collegamento aereo diretto e relativamente agevole con un paese europeo non allineato alle sanzioni completa il panorama delle opzioni di mobilità per la classe media e imprenditoriale russa, attenuando parzialmente l’impatto delle misure restrittive occidentali.
Un segnale negativo per l’opposizione bielorussa
Per l’opposizione democratica bielorussa, il ritorno di Air Serbia nello spazio aereo nazionale costituisce un segnale politico negativo. Il ripristino di attività commerciali internazionali che transitano per la Bielorussia fornisce infatti entrate aggiuntive al regime attraverso tasse di sorvolo e attività aeroportuarie correlate, rafforzando finanziariamente l’apparato statale controllato da Lukashenko.
La strategia di isolamento internazionale perseguita dalle forze democratiche bielorusse e sostenuta da gran parte dell’Occidente subisce così un’erosione, seppur limitata. La normalizzazione, anche parziale, dei collegamenti aerei con un paese europeo riduce la percezione di emarginazione del regime e potrebbe incoraggiare altri operatori a riconsiderare le proprie scelte di rotte.
L’episodio conferma le difficoltà nel mantenere una pressione coordinata e duratura su Minsk, soprattutto quando interessi economici concreti e calcoli geopolitici divergenti entrano in gioco. Per l’opposizione bielorussa, è un monito sulla fragilità del consenso occidentale e sulla capacità di resistenza del regime, che continua a trovare spazi di manovra nonostante le sanzioni.