Magyar chiede le dimissioni del presidente Sulyok, accusato di difendere Orbán

03.06.2026 17:35
Magyar chiede le dimissioni del presidente Sulyok, accusato di difendere Orbán

Il primo ministro ungherese Péter Magyar minaccia di rimuovere il presidente Sulyok per le sue legami con Orbán

Poco meno di due mesi dopo la sua vittoria elettorale, il primo ministro dell’Ungheria Péter Magyar sta avanzando misure per smantellare l’eredità del governo precedentemente semiautoritario di Viktor Orbán. Con una maggioranza parlamentare di oltre i due terzi, si sta muovendo in modo deciso, ma controverso, nel tentativo di rimuovere il presidente della Repubblica, Tamás Sulyok, nominato nel 2024 e considerato un alleato di Orbán, riporta Attuale.

La rimozione di Sulyok è diventata una priorità essenziale per Magyar, dato il potere formale, ma influente, della carica presidenziale, che consente di porre il veto sulle leggi approvate dal parlamento. Sulyok, un avvocato relativamente sconosciuto prima della sua nomina, ha ripetutamente difeso Orbán e non ha intrapreso alcuna azione per contrastare il progressivo deterioramento delle garanzie democratiche in Ungheria.

Magyar ha invitato Sulyok a dimettersi spontaneamente sin dal giorno successivo alla sua vittoria, affermando che la sua presenza non rappresenta più l’unità nazionale. Dopo il rifiuto di Sulyok, lunedì Magyar ha minacciato di intraprendere una rimozione forzata, anche se non è chiaro come intenda procedere, poiché la Costituzione ungherese prevede che un presidente possa essere rimosso solo attraverso un processo simile all’impeachment per gravi violazioni legali o costituzionali.

Le accuse mosse da Magyar non si riferiscono a illeciti o violazioni specifiche, ma piuttosto a comportamenti di parzialità a favore di Orbán, inclusa l’assenza di interventi durante scandalosi eventi recenti e l’adesione a posizioni filorusse, oltre al silenzio davanti ai toni violenti usati da Fidesz nell’ultima campagna elettorale. Magyar sostiene che tali atti giustificherebbero una rimozione, dichiarando che Sulyok «ha tradito la Repubblica d’Ungheria» e che la dignità della presidenza può essere ripristinata solo allontanando quella che descrive come una «marionetta di Orbán».

Magyar ha la maggioranza necessaria per rimuovere Sulyok, ma ciò probabilmente scatenerebbe una crisi costituzionale con conseguenze imprevedibili. Fidesz, il partito di Orbán, già accusa Magyar di agire in modo autoritario, replicando le stesse accuse lanciate contro Orbán in passato, e sostiene che la rimozione del presidente senza prove di reati sia illegale.

Magyar non intende limitarsi al presidente; ha già fornito un elenco di quelle che definisce le «marionette di Orbán» da sostituire, inclusi funzionari chiave come il procuratore capo e vari membri della Corte costituzionale. Ha anche chiesto a questi di dimettersi spontaneamente, minacciando di utilizzare la sua maggioranza parlamentare per forzarne la rimozione in caso di rifiuto. Tale azione potrebbe ulteriormente acuire la crisi costituzionale o minare la fiducia pubblica nelle riforme democratiche del suo governo.

Singolare è la relazione che Magyar sembra avere con Mihály Varga, il presidente della Banca centrale ungherese, con cui ha collaborazioni sotto tono, nonostante possibili divergenze di opinione, poiché Magyar percepisce l’attacco alla Banca centrale come un rischio per la stabilità dei mercati.

Magyar, un politico conservatore e antica alleato di Orbán, è salito al potere promettendo di ripristinare lo stato di diritto compromesso da oltre 15 anni di autoritarismo. La sua sfida principale resta rappresentata dalla presenza di sostenitori di Orbán infiltrati in le istituzioni e nella burocrazia, un problema evidenziato anche dalla situazione in Polonia, dove il primo ministro Donald Tusk ha manifestato difficoltà nell’attuare riforme a causa dell’opposizione dei vecchi alleati di governo.

In questo contesto complesso, Magyar si trova a dover affrontare una prova delicata, come evidenziato da esperti giuridici, che notano la difficoltà nel ripristinare lo stato di diritto senza violazioni legali. Nel frattempo, il governo ungherese ha ottenuto la liberazione di circa 16 miliardi di euro in fondi europei, precedentemente bloccati a causa delle violazioni di Orbán, che rappresentano un segnale positivo per l’amministrazione attuale, nonostante le avvertenze riguardo l’impossibilità di utilizzare rapidamente tali somme.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere