Scorte militari Usa a rischio: l’80% degli intercettori Patriot e Thaad esaurito

05.08.2026 19:05
Scorte militari Usa a rischio: l'80% degli intercettori Patriot e Thaad esaurito

Secondo fonti anonime, gli Stati Uniti avrebbero esaurito l’80% degli intercettori antimissile Patriot e Thaad, a causa di un’intensificata campagna militare nel Golfo, con esiti preoccupanti per le scorte di armi, riportando l’attenzione sulla necessità di trovare strategie alternative alla forza bellica, riporta Attuale.

I report

In occasione dell’offensiva contro l’Iran, il Pentagono aveva espresso preoccupazioni riguardo a tre aspetti: l’usura dell’arsenale, il rischio di perdite e il pericolo per le basi nel Golfo. Questi timori sono stati confermati da sviluppi concreti, come il forte utilizzo di sistemi a lungo raggio, tipo Atacms e PSM, utilizzati da postazioni nella regione per attaccare obiettivi a centinaia di chilometri.

Gli Stati Uniti hanno sparato quasi un migliaio di cruise Tomahawks, alternando questi ordigni con JDAM, bombe modificate per maggior precisione e portata, a un costo notevolmente inferiore. Tuttavia, colmare il gap di armamenti richiederà del tempo, specialmente nel settore critico delle difese aeree.

Lo scudo

Recenti stime indicano che gli Stati Uniti hanno esaurito l’80% degli intercettori antimissile Patriot e Thaad, a causa dei continui attacchi da parte dei pasdaran, i quali mirano a bersagli sparsi dalla Giordania al Qatar.

Gli attacchi missilistici sono accompagnati da droni kamikaze Shahed e attacchi aerei. Nonostante la spesa sostenuta, le difese aeree sono state frequentemente penetrati, causando danni a aerei, caserme, hangar e radar. Le forze iraniane hanno sviluppato nuove tattiche e sono riuscite a colpire obiettivi strategici, inclusi i sistemi Thaad non facilmente rimpiazzabili.

Di recente, un ufficiale statunitense ha avvertito della necessità di schierare ulteriori unità antimissile per rafforzare le difese. Questa complessa situazione ha spinto i vertici militari a valutare se dare priorità alla sicurezza europea o a quella dei partner mediorientali, in particolare Israele. Questa questione evidenzia le difficoltà strategiche in un contesto regionale complicato.

I timori

Le monarchie sunnite del Golfo, dall’Arabia Saudita al Qatar, hanno esercitato pressioni sulla Casa Bianca affinché si cercasse una soluzione diplomatica, proprio a causa della carenza di munizioni anti-aeree. Recentemente, gli emiri hanno stretto accordi con Kiev per la fornitura di droni anti-drone. La strategia espansionistica di Teheran ha costretto gli Stati Uniti e i loro alleati a ripensare le linee logistiche, necessitando di un vasto dispiegamento di risorse.

Queste operazioni non sempre hanno avuto esito positivo. L’intelligence iraniana si è dimostrata abile nell’individuare obiettivi, avvalendosi di supporto satellitare russo-cinese e di una rete di spie fornite di informazioni dettagliate sulla presenza militare.

L’Ucraina

Il conflitto nel Golfo è intimamente collegato alla questione ucraina, principalmente a causa della scarsità di munizioni. Mosca sta attaccando incessantemente le città ucraine con missili e droni, lasciando Kiev a fronteggiare una minaccia crescente. Il presidente Zelensky ha sollecitato ulteriori Patriot a Washington, ma le risposte non sono state incoraggianti.

La comunità internazionale sta ora osservando con preoccupazione l’intervento della Corea del Nord al fianco della Russia, mediante forniture di proiettili e il dispiegamento di forze speciali, inclusi 120 missili balistici e sei lanciatori. Un sostegno che secondo l’intelligence ucraina dovrà essere integrato con nuovi accordi.

Negli ultimi due anni, la Russia ha dimostrato di saper mantenere elevata la produzione di armamenti, specialmente missili. Il supporto della Corea del Nord possiede quindi un valore più simbolico che operativo, sottolineando il legame con il Cremlino e offrendo opportunità economiche.

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