Accuse di insider trading sui mercati americani dopo l’ultimatum di Trump all’Iran

02.04.2026 13:25
Accuse di insider trading sui mercati americani dopo l'ultimatum di Trump all'Iran

Trump minaccia l’Iran e i mercati reagiscono a un presunto insider trading

Sabato 21 marzo, Donald Trump ha lanciato un ultimatum all’Iran, affermando che se entro 48 ore non fosse stato liberato lo stretto di Hormuz, gli Stati Uniti avrebbero «annientato le centrali elettriche» iraniane. Nel fine settimana le borse erano chiuse, ma lunedì 23, le borse asiatiche hanno registrato un forte calo e il prezzo del petrolio ha iniziato a salire, in previsione di una possibile escalation militare nella regione, riporta Attuale.

Alle 6:49 di lunedì mattina, ora di New York, si sono verificati movimenti insoliti nei mercati. Le contrattazioni, che solitamente sono scarse in quel momento, hanno visto transazioni per centinaia di milioni di dollari in contratti legati al petrolio e al valore delle azioni, con sei milioni di barili scambiati in pochi minuti, mentre di solito le transazioni si aggirano attorno alle centinaia di migliaia.

È difficile determinare la natura di queste transazioni (se di vendita o acquisto), ma analisi successive suggeriscono che ci sia stato qualcuno che ha scommesso sul calo dei prezzi del petrolio e sul recupero dei mercati, contrariamente a quanto stava avvenendo al momento: il prezzo del petrolio stava infatti aumentando e le borse crollavano.

Poco dopo, Trump ha pubblicato un post su Truth, rimandando l’ultimatum e annunciando per la prima volta che erano in corso negoziati di pace tra Stati Uniti e Iran. Di conseguenza, i mercati hanno recuperato quasi il 4%, mentre il prezzo del petrolio è sceso del 14%. Questa mossa era esattamente in linea con la scommessa fatta pochi minuti prima, fruttando centinaia di milioni di dollari a chi aveva investito correttamente.

Le transazioni rimangono anonime, rendendo impossibile identificare gli operatori senza indagini da parte delle autorità statunitensi. Tuttavia, il tempismo ha sollevato sospetti di un possibile fenomeno di insider trading, in quanto sembra che qualcuno potesse anticipare che Trump avrebbe posticipato l’ultimatum. Ben Schiffrin, ex avvocato della SEC, ha messo in discussione le probabilità che tali scambi siano avvenuti per pura casualità.

Data la natura delle reazioni di mercato, l’ipotesi più definitiva è che le informazioni per l’insider trading siano arrivate da individui con accesso al presidente o alla sua amministrazione. In passato, una simile situazione avrebbe sollevato uno scandalo significativo, ma sotto l’amministrazione Trump, è stata percepita come un’altra routine. La Casa Bianca ha negato qualsiasi coinvolgimento.

Il giorno stesso, Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano, ha smentito l’esistenza di negoziati, definendo la notizia una «fake news» finalizzata a manipolare i mercati finanziari e petroliferi.

Non è la prima volta che si verificano eventi simili. Secondo il Financial Times, poco prima dell’inizio del conflitto in Medio Oriente, il broker finanziario del segretario alla Difesa Pete Hegseth ha tentato di acquistare prodotti finanziari nel settore degli armamenti per milioni di dollari da BlackRock. Hegseth, uno degli architetti della guerra, era evidentemente a conoscenza dei piani militari. Anche se le accuse sono state smentite e l’acquisto non è andato a buon fine, rimane il dubbio sulla condotta dei broker coinvolti.

A ciò si aggiungono le scommesse su piattaforme come Polymarket, dove gli utenti scommettono su eventi futuri. Ad esempio, il 28 febbraio, alcuni utenti hanno guadagnato 1,2 milioni di dollari scommettendo su un attacco degli Stati Uniti all’Iran. Inoltre, nel 2025, Trump istigò pesanti dazi commerciali, causando il crollo dei mercati per poi annullarli pochi giorni dopo, creando un’altra opportunità di profitto per gli investitori informati.

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