Condanna globale per il progetto di colonia israeliana E1 in Cisgiordania
Giovedì, Italia, Francia, Regno Unito e Germania, insieme al Canada, hanno emesso un comunicato congiunto per condannare il progetto israeliano di costruire una nuova colonia in Cisgiordania, una zona di particolare importanza per il territorio palestinese. Questo progetto, che si trova a est di Gerusalemme, è oggetto di dibattiti da decenni ed è considerato uno dei più problematici tra le nuove colonie israeliane, riporta Attuale.
La colonia, nota anche come E1, rischia di dividere la Cisgiordania in due, ostacolando i collegamenti tra i palestinesi del nord e del sud e isolando Gerusalemme est dal resto del territorio palestinese. Nonostante gli insediamenti israeliani siano già numerosi nella regione, questo progetto, secondo le affermazioni del governo israeliano, «seppellirebbe» definitivamente l’idea di uno stato palestinese.
Il progetto era stato approvato a giugno dell’anno scorso, e nelle ultime settimane il governo israeliano ha avviato il processo di costruzione, pubblicando un bando per la realizzazione di 1.200 nuovi edifici. Il comunicato congiunto definisce l’apertura di questo bando «inaccettabile» e richiede al governo israeliano di ritirarlo «immediatamente», esortando le aziende di costruzione a non partecipare a causa delle possibili conseguenze legali e reputazionali.
Questa non è la prima volta che i governi alleati di Israele manifestano preoccupazione per le sue azioni in Cisgiordania, ma storicamente non hanno mai realmente contestato il loro rapporto con Israele, che rimane un alleato occidentale. Negli anni passati, l’Unione Europea ha imposto sanzioni a singoli soggetti legati al movimento delle colonie, senza però colpire direttamente il governo israeliano, che da oltre trent’anni gestisce l’espansione coloniale nella regione attraverso l’approvazione di insediamenti illegali.
Ai sensi degli accordi di pace di Oslo del 1993-1995, la Cisgiordania è riconosciuta come territorio palestinese. Tali accordi avevano previsto una suddivisione temporanea del territorio, senza però mai portare al reale controllo palestinese sull’area, rendendo la divisione di fatto permanente.
Dall’inizio dell’occupazione nel 1967, Israele ha eretto 160 insediamenti illegali in Cisgiordania, dove attualmente vivono circa 700mila coloni, a fronte di circa 3 milioni di palestinesi. Questi insediamenti hanno compromesso la continuità territoriale palestinese, rendendo estremamente complicata l’amministrazione del territorio e i collegamenti. L’insediamento E1 aggraverebbe ulteriormente la situazione.
Nell’ultimo periodo, a causa dell’aumento delle violenze perpetrate dai coloni contro i palestinesi e dell’incremento di nuovi insediamenti approvati dal governo di Benjamin Netanyahu, considerato uno dei più a destra nella storia di Israele, diversi paesi occidentali hanno adottato posizioni più ferme nei confronti di Israele.
Il ministro degli Esteri britannico Ed Miliband, riguardo alla colonia E1, ha dichiarato che il Regno Unito non «resterà a guardare mentre la soluzione a due stati viene distrutta». Ha aggiunto che il suo governo prenderà provvedimenti, anche se non ha specificato quali.
Anche gli Stati Uniti, il più vicino alleato di Israele, hanno recentemente utilizzato termini forti, etichettando alcuni coloni come «terroristi» in riferimento agli eventi legati all’assedio di alcune famiglie palestinesi a Qusra. La posizione statunitense nei confronti del governo israeliano si è inasprita, in concomitanza con le tensioni tra il presidente Donald Trump e Netanyahu, soprattutto sul tema della guerra in Medio Oriente.
In risposta a queste dichiarazioni, il governo israeliano ha reagito in modo deciso. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha accusato il Regno Unito di alimentare l’antisemitismo, difendendo il diritto di Israele di occupare i territori che considera del «popolo ebraico».