Crisi in Israele: La procuratrice militare si dimette dopo la diffusione di un video di abusi
In un contesto politico sempre più teso, Yifat Tomer-Yerushalmi, la procuratrice generale militare di Israele, ha rassegnato le dimissioni dopo essere stata accusata di aver fornito un video di abusi avvenuti in un centro di detenzione a Sde Teiman, dove un detenuto palestinese è stato torturato. La situazione si complica ulteriormente con la crescente pressione da parte della destra al potere che minaccia di oscurare le gravi accuse contro le guardie carcerarie, mentre Tomer-Yerushalmi afferma di aver agito per salvaguardare l’integrità delle indagini, riporta Attuale.
Quattro membri di un’unità militare, coperti da passamontagna, hanno minacciato di cancellare il processo, esprimendo il loro sostegno a Tomer-Yerushalmi. Nonostante le prove della tortura, le autorità sembrano voler distogliere l’attenzione pubblica su queste gravi violazioni, enfatizzando il ruolo della procuratrice dimissionaria. Nel video, che ha suscitato indignazione, si vede un detenuto subire maltrattamenti tra cui pestaggi e torture con un taser.
Attraverso i social media, si è diffusa la notizia che Tomer-Yerushalmi è stata arrestata nella serata di domenica, dopo una lunga ricerca da parte della polizia. Si sospetta possa aver tentato il suicidio, lasciando la propria auto abbandonata e un messaggio. Il suo telefono cellulare è risultato mancante, alimentando le voci sul tentativo di nascondere prove.
Tomer-Yerushalmi ha dichiarato di aver agito per proteggere il dovere di indagare su sospetti di violenze contro i detenuti. La campagna contro di lei è iniziata quando nel 2024 la polizia militare ha effettuato arresti contro i membri della Forza 100, sostenuta da politici che la difendono pubblicamente. Oggi, è accusata di abuso di potere e ostruzione delle indagini, con Netanyahu che l’ha definita un danno all’immagine di Israele.
Le reazioni alla vicenda continuano a dividersi. Mentre tonsi politici di destra sfruttano il caso per attaccare il sistema giudiziario, alcuni intellettuali avvertono che i veri crimini contro l’immagine del paese sono legati all’effettiva commissione di atti di guerra.
Durante una cerimonia commemorativa per i trent’anni dall’assassinio di Yitzhak Rabin, il presidente Isaac Herzog ha avvertito che il paese è sull’orlo di un precipizio, richiamando a una riflessione profonda sul clima di odio che si è diffuso. Netanyahu, però, ha scelto di non partecipare, evidenziando ulteriormente il divario tra il governo e i valori democratici.
Infine, la questione palestinese rimane irrisolta, con i recenti sforzi diplomatici per formare un governo di transizione a Gaza ostacolati dalle divisioni interne e dalla resistenza di Hamas, che gode ancora di un significativo sostegno locale.