Arresti in Senegal: 12 uomini accusati di omosessualità, tra cui due celebrità locali

10.02.2026 18:15
Arresti in Senegal: 12 uomini accusati di omosessualità, tra cui due celebrità locali

Due celebri arresti in Senegal per reati legati all’omosessualità

La scorsa settimana, la polizia senegalese ha arrestato 12 uomini accusati di aver avuto rapporti sessuali tra di loro. Tra i fermati figurano due celebrità note nel paese: Cheikh Ahmadou Tidiane Diallo, conosciuto come Pape Cheikh, un presentatore televisivo con 800mila follower su Instagram e 3 milioni su TikTok; e il musicista e cantante Djiby Dramé. In Senegal, l’omosessualità è un reato punito con il carcere e fortemente stigmatizzata socialmente. Gli arresti sono frequenti e generalmente appoggiati dall’opinione pubblica, ma questo caso ha suscitato maggiore attenzione a causa del coinvolgimento di Diallo e Dramé, e per le accuse relative alla possibile diffusione del virus dell’HIV, riporta Attuale.

Le autorità accusano i 12 uomini di aver commesso “atti innaturali”, il termine giuridico utilizzato per riferirsi alle relazioni omosessuali. La legge, approvata nel 1966, punisce con pene da uno a cinque anni di carcere, accompagnate da multe che variano da 100mila a un milione e mezzo di franchi (circa 150-2.200 euro).

I media senegalesi descrivono gli arrestati come parte di una “rete organizzata”. Questi uomini, di età compresa tra 21 e 44 anni, si conoscevano o avevano interazioni online e usavano WhatsApp e altre piattaforme per organizzare incontri. Diallo e Dramé, entrambi di 44 anni, sono stati citati dai giornali come aventi riconosciuto, dopo l’arresto, di avere relazioni affettive o sessuali tra di loro, con Diallo che ha inoltre ammesso di essere bisessuale. Dramé, per contro, non ha rilasciato commenti.

La polizia ha avviato l’indagine dopo la denuncia di una persona sieropositiva che affermava di aver “consapevolmente” infettato gli altri membri del gruppo. De otto persone su dodici risultate sieropositive, non è chiaro se tutti fossero a conoscenza della condizione degli altri né se avessero avuto rapporti non protetti. In Senegal, è considerato illegale avere rapporti non protetti se si è consapevoli di essere sieropositivi, e il reato sussiste anche se non avviene la trasmissione del virus.

Gli arresti nella comunità LGBTQIA+ non sono insoliti. A dicembre 2025, la polizia svolse due operazioni che portarono all’arresto di 15 persone e successivamente di cinque, accusate di atti omosessuali, con alcune condannate a pene di due anni di carcere. Inoltre, si registrano frequenti aggressioni da parte di gruppi omofobi.

Il parlamento senegalese sta inoltre considerando un disegno di legge che aumenterebbe le pene fino a 15 anni di carcere e multe fino a 5 milioni di franchi (circa 7.600 euro). La nuova legge equiparerebbe l’omosessualità (e la bisessualità) a reati come la necrofilia e la zoofilia. Questo provvedimento, sostenuto dal governo, gode di un ampio consenso nell’opinione pubblica: secondo un sondaggio di Afrobarometer, più del 93% dei senegalesi non vorrebbe un vicino di casa omosessuale.

Negli ultimi anni, si sono tenute numerose manifestazioni in Senegal per richiedere una maggiore repressione dell’omosessualità, promosse soprattutto da gruppi integralisti islamici, in un paese dove l’Islam è la religione predominante. Lo scorso luglio, il ministero degli Esteri critico un evento organizzato dall’ambasciata olandese a Dakar sui diritti LGBTQIA+, evento poi annullato. Secondo alcune analisi, il principale timore riguardo all’approvazione della legge è dato dalla possibilità di compromettere i rapporti internazionali del Senegal, come accaduto in Uganda, che nel 2023 subì la sospensione dei prestiti dalla Banca Mondiale in seguito all’introduzione della pena di morte per atti omosessuali.

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