Incontro a Tivat: Politici europei discutono l’allargamento dell’UE ai Balcani
Venerdì, i leader di sei paesi balcanici, Albania, Bosnia Erzegovina, Macedonia del Nord, Kosovo, Serbia e Montenegro, si sono incontrati a Tivat, in Montenegro, con alcuni dei più influenti politici europei per discutere l’accelerazione delle procedure di adesione all’Unione Europea. Questi paesi si trovano in diverse fasi del processo di ingresso, un percorso complesso che può richiedere anni o persino decenni di negoziati per garantire che l’eventuale adesione non porti a problemi politici o economici per la stabilità dell’Unione, riporta Attuale.
Negli ultimi anni, c’è stata una crescente pressione per accelerare tali procedure, in parte a causa dei legami economici già instaurati tra i paesi candidati e l’Unione, e in parte come risposta all’invasione russa dell’Ucraina, che ha rafforzato l’idea di una maggiore integrazione dei Balcani occidentali come deterrente contro l’influenza russa in Europa.
All’incontro erano presenti importanti figure politiche, tra cui il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese Emmanuel Macron e la presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen. La premier italiana Giorgia Meloni avrebbe dovuto partecipare, ma ha annullato la sua presenza per partecipare alla cerimonia di fondazione dell’Arma dei Carabinieri in Calabria.
Lunedì scorso, Antonio Costa, presidente del Consiglio Europeo, ha descritto l’allargamento della regione come «un investimento di pace, stabilità e sicurezza», ribadendo una posizione già espressa ufficialmente dall’Unione durante un incontro simile alla fine dell’anno scorso.
Il processo di adesione all’UE è notoriamente complicato: ogni paese candidato deve soddisfare determinati standard riguardanti democrazia, politiche ambientali ed economiche, e relazioni esterne, tra gli altri criteri. Ci sono attualmente 35 “capitoli” da affrontare, divisi in sei aree generali, e ogni capitolo può essere chiuso solo quando entrambe le parti concordano.
Attualmente, il Montenegro è il paese che ha fatto i maggiori progressi, avendo avviato la fase di redazione del trattato di adesione. È candidato dal 2010 con l’obiettivo di formalizzare l’entrata entro il prossimo anno. Ha adottato unilateralmente l’euro dal 2002 e, dal 2017, è anche membro della NATO.
Segue l’Albania, che è candidata dal 2014 e ha già aperto le trattative su tutti e sei gli ambiti. Il governo di Edi Rama punta a entrare nell’UE entro il 2030. La Bosnia Erzegovina, invece, ha ricevuto lo status di candidato solo nel 2022 e non ha ancora avviato i negoziati. Gli altri paesi affrontano vari problemi politici che stanno rallentando il processo.
Per la Serbia, i principali ostacoli sono la posizione ambigua del presidente Aleksandar Vučić nei confronti della Russia e le garanzie sullo stato di diritto. Vučić ha governato in modo sempre più autoritario dal 2012, rifiutandosi di imporre sanzioni alla Russia e affrontando proteste interne crescenti.
L’adesione della Macedonia del Nord è attualmente bloccata dalla Bulgaria, che richiede il riconoscimento dei diritti della minoranza bulgara. Nonostante un accordo stipulato nel 2022, le modifiche costituzionali necessarie sono state respinte. Il Kosovo, che ha fatto domanda nel 2022, non ha ancora ottenuto lo status di candidato a causa del mancato riconoscimento da parte di cinque stati membri dell’UE.
Per affrontare le sfide legate all’allargamento, l’Unione Europea sta considerando forme di cooperazione intermedia, che potrebbero includere status di osservatori nelle riunioni dell’UE per alcuni di questi paesi, accesso al mercato unico e programmi di scambio come Erasmus. Inoltre, si sta valutando di limitare il diritto di veto dei nuovi membri nei primi anni dopo l’adesione, per prevenire situazioni come quelle vissute con il governo ungherese di Orbán.
Questi colloqui sottolineano l’importanza strategica dei Balcani per l’Unione Europea e la determinazione dei leader sopracitati a trovare un equilibrio tra l’integrazione rapida e la salvaguardia della stabilità della regione.