Bambini ucraini raccontano le loro storie a Roma: richiesta al Vaticano per il rimpatrio dei minori rapiti

20.11.2025 11:25
Bambini ucraini raccontano le loro storie a Roma: richiesta al Vaticano per il rimpatrio dei minori rapiti

Ragazzi ucraini parlano delle atrocità subite e della loro voglia di tornare a casa

Mark Razvozov, un ragazzo di 14 anni, è stato separato dalla madre, Yulia Dvornychenko, all’età di nove anni e ora cerca di reunire la sua famiglia dopo anni di propaganda russa che lo ha allontanato dal suo Paese. In un incontro presso l’ambasciata ucraina a Roma, Mark ha dichiarato: «Voglio andare a combattere per l’Ucraina, il mio Paese», riporta Attuale. La madre e il figlio fanno parte di una delegazione di ucraini guidata dalla vicepremier Iryna Vereshchuk, in visita al Papa.

Il governo ucraino ha formalmente chiesto a Papa Leone XIV di svolgere un ruolo attivo nei negoziati per il ritorno dei bambini e dei civili rapiti durante la guerra. “Oggi Mosca sfrutta una zona grigia per tenere prigionieri circa 20.000 bambini”, ha spiegato Vereshchuk, aggiungendo che finora sono stati riportati a casa solo 1.700 bambini, una situazione che ha spinto a chiedere supporto anche a leader come Giorgia Meloni.

Veronika Vlasova, di 16 anni, ha raccontato la sua esperienza traumatica dopo essere stata portata in Russia dalla zia e finendo in un orfanotrofio. <«Ci costringevano a cantare l’inno russo e volevano che scrivessimo lettere di supporto ai soldati russi», ha riferito, sottolineando le umiliazioni e il bullismo subiti.

Marta Hlazkova, di 18 anni, ha raccontato di come la propaganda russa cercasse di cancellare l’identità ucraina. «Mi sentivo prigioniera nella mia stessa città», ha dichiarato, spiegando che alla fine è riuscita a fuggire da Donetsk appena ha compiuto 18 anni. A differenza di lei, Olena Yuzvak, direttrice di una clinica a Hostomel, ha descritto come la sua famiglia sia stata catturata e deportata durante l’occupazione russa, riprendendo solo recentemente contatto con suo figlio Dymtro, che era rimasto prigioniero fino a poche settimane fa.

Liudmyla Siryk ha intrapreso un difficile viaggio nel Donetsk occupato per salvare suo nipote Oleksandr Radchuk, di 15 anni, ferito durante i bombardamenti. Dopo aver ricevuto aiuto dal governo ucraino, è riuscita a riabbracciarlo: «Quando l’ho abbracciato, il mio cuore ha ripreso a battere», ha raccontato.

Yulia Dvornychenko guarda con orgoglio suo figlio Mark, riflettendo sulle loro esperienze dolorose. «Non posso credere di aver riunito la mia famiglia a Kiev dopo anni di peripezie», ha affermato, aggiungendo che ora il suo obiettivo è far comprendere a Mark la verità su ciò che ha subito, smontando le menzogne propagate dalla Russia.

1 Comment

  1. Ma cosa sta succedendo? È assurdo pensare che ci siano bambini costretti a vivere questa realtà. La forza di questi ragazzi è incredibile, ma non posso non chiedermi come possa l’umanità arrivare a simili atrocità… La storia si deve fermare qui, nn è giusto!

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