Al-Sudani: «No a un’azione militare per riaprire lo stretto di Hormuz, puntiamo sulla diplomazia»

23.03.2026 08:25
Al-Sudani: «No a un'azione militare per riaprire lo stretto di Hormuz, puntiamo sulla diplomazia»

Confitto in Medio Oriente: l’Iraq si astiene da azioni militari nel Golfo

BAGDAD – Il premier iracheno Mohammed Shia al-Sudani ha espresso preoccupazione per le conseguenze del conflitto in corso, che minaccia la stabilità del Paese e un blocco dell’export petrolifero. In una recente intervista, al-Sudani ha negato l’intenzione di unirsi a un’azione militare per riaprire lo stretto di Hormuz, scegliendo invece di privilegiare la diplomazia, riporta Attuale.

Al-Sudani ha commentato l’attacco israelo-americano contro l’Iran, indicando che la questione israelo-palestinese destabilizza la regione e ha portato a conflitti ricorrenti. Ha sottolineato che l’Iran si è presentato come difensore della causa palestinese e ha denunciato l’azione degli Stati Uniti, sottolineando la confusione sugli obiettivi: cambio di regime, distruzione di armamenti nucleari o sconfitta degli alleati iraniani.

Donald Trump ha minacciato di distruggere il sistema energetico iraniano se Teheran non interrompe le sue operazioni nel Golfo, mentre l’Iran avverte di una spirale di violenza che coinvolge le infrastrutture energetiche regionali. Al-Sudani ha condannato gli attacchi contro le milizie sciite irachene, sottolineando che le forze irachene stanno lavoro per prevenire la violenza.

Rispondendo a domande su potenziali conflitti interni, al-Sudani ha escluso il rischio di una guerra civile tra sunniti e sciiti, affermando che l’Iraq ha subito cambiamenti significativi e che la presenza di jihadisti isolati è l’unico problema attuale. Ha inoltre criticato la violazione del proprio spazio aereo da parte di droni iraniani e attacchi americani, sottolineando il desiderio dell’Iraq di mantenere la neutralità.

In merito alla crisi petrolifera, al-Sudani ha rivelato che l’Iraq ha perso il 70% delle sue esportazioni petrolifere, che rappresentano il 90% del bilancio nazionale. Ha condannato la chiusura di Hormuz, che considera una violazione del diritto internazionale. Nonostante le pressioni, ha ribadito che l’Iraq non parteciperà a soluzioni militari, ritenendo che tali azioni aggraverebbero la crisi invece di risolverla.

Infine, ha dichiarato che per affrontare il programma nucleare iraniano è necessario riavvicinarsi agli accordi internazionali contro la proliferazione nucleare, sottolineando che tutti i Paesi, compreso Israele, devono essere inclusi in tali accordi.

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