Madrid sollecita Roma a revocare i controlli di frontiera: tensioni crescenti in Europa

04.08.2026 22:45
Madrid sollecita Roma a revocare i controlli di frontiera: tensioni crescenti in Europa

Tensioni tra Roma e Madrid: richiesta di revoca dei controlli frontaliere

Roma, 4 agosto 2026 – Continuano le tensioni tra Roma e Madrid. Il governo spagnolo chiede all’Italia di revocare al più presto i controlli aggiuntivi introdotti alle frontiere dopo la crisi di Ceuta, riporta Attuale. Il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska definisce la sospensione “totalmente priva di necessità e proporzionalità” e ricorda che lo spazio Schengen “non è mai stato a rischio”, anche perché dal 1991 chi lascia l’exclave è già sottoposto a controlli di frontiera.

Matteo Piantedosi difende invece la scelta italiana come “cautelare e organizzativa”, adottata per tutelare la sicurezza nazionale e non contro la Spagna o altri partner europei. Il titolare del Viminale ha comunque espresso solidarietà a Madrid, abbassando i toni rispetto alle polemiche dei giorni scorsi. Ma il confronto resta aperto e la videoconferenza straordinaria dei ministri dell’Interno Ue, durata tre ore e mezzo, ha messo in luce divisioni profonde.

Il vertice è iniziato in un clima teso: Madrid ha denunciato la “mancanza di solidarietà” ricevuta nei primi giorni, mentre gli altri governi hanno progressivamente ricomposto il fronte attorno alla necessità di una risposta comune. I Ventisette hanno convenuto che quanto accaduto a Ceuta non sia riconducibile ai normali flussi migratori e richieda più controlli, rimpatri e capacità di prevenire interferenze esterne.

Bruxelles riconosce che la gestione spagnola della crisi è stata rapida ed efficace. Dei circa 72mila irregolari entrati a Ceuta, 70mila sono già rientrati in Marocco. “Nessun migrante si è spostato sulla terraferma spagnola e nessuno è entrato nell’area Schengen”, ha chiarito il commissario Ue agli Affari interni Magnus Brunner, definendo la situazione “sotto controllo”. La Commissione non ha però ancora espresso una valutazione definitiva sulla decisione italiana. Ha inoltre escluso un legame diretto fra gli incidenti e la regolarizzazione di oltre 600mila migranti decisa da Sánchez, pur giudicandola “non un buon segnale per l’Europa”.

Sul tavolo resta il nodo degli hub nei Paesi terzi. Piantedosi ha rilanciato il modello Albania e chiesto all’Unione di usare tutte le leve politiche ed economiche per ottenere la cooperazione degli Stati extra-Ue sui rimpatri: “Se un Paese rifiuta di riammettere i propri cittadini, l’Ue deve poter applicare forti condizionalità in ogni settore”. Ma il progetto dei centri di rimpatrio è stato citato soltanto da cinque o sei governi e non è stato il tema centrale del vertice. Brunner lo considera uno strumento legittimo, eventualmente finanziabile con fondi europei, ma invita a puntare soprattutto sul concetto di “Paese terzo sicuro”, che consentirebbe di svolgere le procedure di asilo fuori dall’Unione. La linea condivisa dai Ventisette prevede invece, nell’immediato, frontiere esterne più forti, maggiore cooperazione con i Paesi partner, accelerazione dei rimpatri, contrasto ai trafficanti e sistemi di allerta precoce contro disinformazione e interferenze sui social.

Proprio dalle piattaforme digitali arriva un nuovo allarme. Diversi media spagnoli riferiscono di messaggi rivolti soprattutto ai giovani marocchini per organizzare un altro ingresso di massa a Ceuta il 15 agosto. Non ci sono conferme ufficiali da Madrid o Rabat, ma le autorità spagnole hanno avviato accertamenti. Intanto in Italia il Consiglio dei ministri esamina una bozza di decreto per l’assunzione di 500 agenti da destinare ai controlli di frontiera.

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