Barham Salih è stato ufficialmente nominato Alto Commissario per i Rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr) e ha espresso la sua determinazione a fare la differenza per i rifugiati, sottolineando come la protezione e le opportunità possano cambiare vite. Salih, 65 anni, originario della regione curda dell’Iraq, ha vissuto in prima persona le difficoltà dei rifugiati, avendo lasciato il suo Paese sotto il regime di Saddam Hussein. Assumerà l’incarico a gennaio, subentrando a Filippo Grandi, in un periodo caratterizzato da crescenti conflitti, risorse in diminuzione e un crescente scetticismo nei confronti del diritto d’asilo, riporta Attuale.
Salih, dopo anni di attivismo politico in Iraq, ha ricoperto la carica di presidente del Paese nel 2018 e ora è chiamato ad affrontare la crisi globale dei rifugiati, che ha visto un incremento drammatico negli ultimi dieci anni. «La mia principale responsabilità sarà nei confronti dei rifugiati e di tutti coloro che sono costretti a fuggire: tutelare i loro diritti e la loro dignità è cruciale», ha dichiarato Salih.
La sfida è imponente: attualmente, il numero globale degli sfollati supera i 120 milioni, e il Sudan è al centro della crisi umanitaria più grave. Il Paese, segnato da conflitti prolungati, ha visto milioni di persone fuggire verso i Paesi vicini, spesso fragili economicamente e politicamente. Filippo Grandi, commissario uscente, ha avvertito che le operazioni umanitarie in Sudan sono finanziate solo al 30%, evidenziando un crescente divario tra il bisogno e le risposte economiche.
Gli aiuti umanitari sono stati drasticamente ridotti, non solo dagli Stati Uniti, che hanno quasi dimezzato il loro sostegno all’Unhcr, ma anche da Paesi europei come Germania e Francia, che stanno orientando maggiori risorse verso la difesa. Questa tendenza ha sollevato preoccupazioni all’interno dell’Unhcr, dove si sostiene che il disinvestimento nelle crisi rifugiati sia un errore strategico, contribuendo a destabilizzare ulteriormente le regioni colpite.
Le origini
L’Unhcr è stata creata nel 1950 per fornire assistenza ai rifugiati europei postbellici, ma nel corso degli anni la sua missione si è ampliata per affrontare crisi globali emergenti. Questo organismo è diventato un ente permanente nel 2003, impegnato nel proteggere gli sfollati in tutto il mondo.
Rifugiati raddoppiati in 10 anni
Le crisi in atto, come quella in Ucraina e in Afghanistan, hanno fatto lievitare il numero degli sfollati globalmente. Il Sudan, in particolare, ha visto un aumento massiccio del numero di rifugiati, molti dei quali cercano asilo in Paesi già in difficoltà.
Taglio degli aiuti
La grave situazione in Sudan è stata evidenziata da Filippo Grandi durante il suo ultimo viaggio nella regione. Ha sottolineato che le operazioni umanitarie sono sovvenzionate solo con un terzo dei fondi necessari, lasciando milioni di persone senza aiuti adeguati. Questo contesto preoccupante potrebbe portare a un aumento della migrabilità verso l’Europa.
Le conseguenze
Il contributo statunitense per l’Unhcr è diminuito al di sotto del 40% del totale per il 2024, mentre la previsione dell’agenzia è di raccogliere solo 3,9 miliardi di dollari quest’anno, un quarto in meno rispetto all’anno precedente. Con questi tagli, l’Unhcr non sarà in grado di supportare numerosi sfollati attualmente assistiti.
Diritto d’asilo a rischio
In un contesto segnato da forti critiche al sistema d’asilo, diversi Paesi, dagli Stati Uniti all’Europa, riducono gli aiuti e mettono in discussione i diritti degli sfollati. Tuttavia, l’Unhcr continua a lavorare in 128 Paesi, evidenziando l’importanza di rimanere attivi nonostante i venti contrari.