Il ritrovamento del relitto del volo AF 1611: una svolta nel mistero del 1968
Dopo cinquantasette anni dalla tragedia aerea del volo AF 1611 che si inabissò al largo della Costa Azzurra, il relitto è stato finalmente rinvenuto a 2300 metri di profondità. Le indagini condotte dalla procura di Nizza hanno confermato che l’aereo, con a bordo 95 persone, potrebbe essere stato colpito da un missile lanciato per errore dalla base militare di Hyères, riporta Attuale.
Le ricerche, avvenute in segreto dall’11 al 13 ottobre, hanno portato alla scoperta di diversi resti dell’apparecchio, fra cui potenziali componenti della coda e due reattori. La procura ha ora avviato una verifica per stabilire se sia tecnicamente possibile recuperare questi pezzi senza danneggiarli.
Il volo AF 1611 partì da Ajaccio 20 minuti prima dell’incidente e all’atterraggio, il comandante Michel Salomon segnalò dei problemi, manifestando poi presagi di tragedia con la frase “Ci sono fiamme a bordo”. Le ultime comunicazioni del pilota risalgono alle 9:33, prima che l’aereo precipitasse in mare vicino al Cap d’Antibes, dopo che un testimone segnalò una luce bluastra penetrante nella coda dell’aereo.
Nel 1972, il rapporto finale indicò che “la perdita di controllo è stata provocata da un incendio nella zona della toilette”, senza tuttavia determinare l’origine dell’incendio. Tuttavia, famiglie delle vittime come quella di Jean-François Ceccaldi hanno continuato a sostenere che l’aereo fosse stato colpito da un missile a infrarossi. Queste dichiarazioni hanno alimentato sospetti di un omertoso atteggiamento da parte delle autorità militari, simile a quanto accaduto nel caso del volo Ustica in Italia.
Recentemente, Mathieu Paoli, orfano di due delle vittime, ha ricevuto una lettera da Michel Laty, ex segretario dell’esercito, che ha confermato che l’aereo era stato colpito da un missile disarmato lanciato dall’isola di Levante. Questo missile avrebbe provocato un incendio ma non un’esplosione poiché privo di carica.
Le famiglie delle vittime considerano il ritrovamento del relitto come un “importante passo avanti” e riconoscono il “lavoro straordinario” svolto dalla giustizia nel dare risposta a domande rimaste senza risposta per quasi sei decenni. Tuttavia, Mathieu Paoli avverte che, nonostante i progressi, resta cauta: “È un passo importante verso la verità, ma vedremo a che punto saremo quando i pezzi saranno stati ricomposti”, ha dichiarato a Le Monde.