Biden ha davvero fermato la consegna di bombe a Israele? Come stanno le cose

09.05.2024
Biden ha davvero fermato la consegna di bombe a Israele? Come stanno le cose
Biden ha davvero fermato la consegna di bombe a Israele? Come stanno le cose

Per la prima volta dal 7 ottobre gli Stati Uniti hanno bloccato la consegna di un carico di bombe all’alleato per le “preoccupazioni” sull’offensiva a Rafah, dove sono rifugiati più di un milione di civili. Ma un accordo decennale impegna gli Usa ad assicurare a Israele un “vantaggio militare qualitativo” sui Paesi vicini. Nel 2016 Obama ha firmato un memorandum per l’erogazione di 3,8 miliardi di dollari annui fino al 2026

L’amministrazione Biden conferma le notizie secondo cui la scorsa settimana è stata bloccata la consegna di un carico di bombe a Israele per le preoccupazioni in merito all’offensiva su Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, ormai iniziata.

Ai civili – più di un milione – che si rifugiano nella città è stata imposta l’evacuazione e l’esercito di Tel Aviv ha preso il controllo del valico di frontiera che collega Gaza e l’Egitto, lasciando la Striscia totalmente isolata. 

Prima una serie di attacchi aerei, poi l’entrata dei carri armati hanno sancito la temuta “operazione” di terra nell’enclave palestinese annunciata a più riprese e con forza dal governo Netanyahu nonostante gli appelli della comunità internazionale. 

“L’offensiva di Rafah è ricominciata, nonostante tutte le richieste della comunità internazionale, degli Stati Uniti, degli Stati membri dell’Ue, di tutti coloro che chiedono al premier israeliano Benjamin Netanyahu di non attaccare”, ha lamentato Josep Borrell, che ha detto di temere che “questo causerà ancora molte vittime, vittime civili”, perché “non ci sono zone sicure a Gaza”. L’offensiva israeliana ha avuto luogo dopo che Hamas aveva dichiarato di accettare una proposta di cessate il fuoco messa sul tavolo dai mediatori egiziani e del Qatar, rigettata però da Israele che ha ritenuto insoddisfacenti i termini dell’accordo.

Gli Stati Uniti continuano ad opporsi fermamente all’offensiva a Rafah, nella convinzione che non esista un modo in cui Israele possa garantire la sicurezza degli oltre un milione di palestinesi che vi si rifugiano in campi e tende di fortuna. Dopo l’ordine di evacuazione molti stanno cercando di andarsene, ma non sanno dove. 

L’Onu continua a lanciare allarmi sul rischio di un disastro umanitario e afferma che Tel Aviv ha negato anche alle Nazioni Unite l’accesso al valico di Rafah. “Al momento non abbiamo alcuna presenza fisica al valico di Rafah perché il Cogat – l’ente israeliano di governo dei trerritori palestinesi – ci ha rifiutato l’accesso a quest’area“, che rappresenta il principale punto di passaggio per gli aiuti umanitari. La chiusura dei valichi di frontiera con Gaza da parte di Israele è “inaccettabile”, ribadisce la portavoce della Casa Bianca Karine Jean-Pierre.

Gli Stati Uniti fermano l’invio di bombe per la prima volta dall’inizio della guerra

“Abbiamo sospeso la consegna di una spedizione di armi” a Israele “la scorsa settimana: si tratta di 1.800 bombe da 910 chili e 1.700 bombe da 225 chili”, ha fatto sapere una fonte dell’amministrazione Biden coperta da anonimato. È la prima volta dallo scoppio della guerra tra Israele e Hamas che gli Stati Uniti bloccato un carico di armi per le Forzi di difesa israeliane (Idf), che hanno fornito su base quasi costante dal 7 ottobre.

“Non abbiamo preso una decisione definitiva su come procedere con questa spedizione”, ha aggiunto.  Alti funzionari israeliani e statunitensi hanno discusso delle alternative, ma “quelle discussioni sono ancora in corso e non hanno affrontato pienamente le nostre preoccupazioni”, ha aggiunto il funzionario Usa.

 “Mentre i leader israeliani sembravano avvicinarsi a una decisione su un’operazione del genere, abbiamo iniziato a considerare attentamente le proposte per trasferire a Israele armi specifiche che potrebbero essere utilizzate a Rafah. Ciò è iniziato in aprile”, ha spiegato la fonte aggiungendo che la Casa Bianca è “particolarmente concentrata” sull’uso delle bombe più pesanti “e sull’impatto che potrebbero avere in ambienti urbani densi come abbiamo visto in altre parti” della Striscia di Gaza. Il Dipartimento di Stato americano sta anche esaminando altri trasferimenti di armi e l’uso di bombe di precisione note come Jdam. Altre fonti statunitensi citate da Reuters hanno detto che le consegne – che sono state ritardate di almeno due settimane – riguardavano munizioni Joint Direct Attack di fabbricazione Boeing, in grado di convertire bombe semplici a bombe a guida di precisione, così come bombe di piccolo diametro.

Quante armi forniscono gli Usa a Israele

Secondo l’Istituto Internazionale di Ricerca sulla Pace di Stoccolma (Sipri), che fornisce la banca dati più completa di informazioni pubblicamente disponibili sui trasferimenti internazionali di armi, gli Stati Uniti coprono il 69% delle importazioni di armi da Israele tra il 2019 e il 2023. Gli Usa forniscono aiuti militari pari a 3,8 miliardi di dollari, in base all’ultimo accordo decennale firmato nel 2016 dall’amministrazione Obama con il governo Netanyahu.

Una parte degli aiuti – 500 milioni di dollari all’anno – è destinata a finanziare i programmi di difesa missilistica, tra cui i sistemi Iron Dome, Arrow e David’s Sling, sviluppati congiuntamente. Israele utilizza attualmente tali sistemi per difendersi dagli attacchi di razzi, missili e droni lanciati da Hamas e dal gruppo degli Hezbollah. 

Dall’inizio del conflitto del 7 ottobre, solo due forniture militari sono state rese pubbliche dopo aver ricevuto il via libera per motivi d’emergenza: una per 14 mila munizioni per carri armati da circa 105 milioni di dollari e l’altra per componenti per la produzione di proiettili d’artiglieria da 147 milioni di dollari. Secondo il Washington Post, gli Usa avrebbero venduto migliaia di armi e bombe a Israele in 100 diverse transazioni dal valore di oltre mezzo miliardo di dollari, sfruttando però il minimale dell’importo che richiede l’approvazione per sfuggire alla supervisione del Congresso. Tra l’altro, gli armamenti oggetto delle transazioni non sono certi: proprio perché i pagamenti sono inferiori alla soglia oltre cui il governo è tenuto a riportare i dettagli delle vendite, il loro contenuto è rimasto riservato. Il Washington Post parla di munizioni di precisione guidata, bombe di piccolo diametro e bunker buster, un tipo di bombe utilizzate per penetrare bersagli sepolti in profondità nel sottosuolo, come i bunker militari (i famosi tunnel utilizzati da Hamas). 

Ad inizio aprile, in discussione di un accordo che richiederebbe la notifica del Congresso per una fornitura di 50 jet da combattimento F-15 da 18 miliardi di dollari, la senatrice Elizabeth Warren si è detta pronta a bloccare l’accordo e ha accusato Israele di “bombardamenti indiscriminati” a Gaza. Attraverso il concetto di Qualitative military edge israeliano (Qme) – emerso a partire dalla guerra dei sei giorni del 1967, confermato con la guerra dello Yom Kippur e poi ulteriormente rafforzato negli anni ’80 Reagan – gli Stati Uniti si impegnano a consentire all’alleato israeliano un “vantaggio militare qualitativo” rispetto ai Paesi vicini.

Fonte: Today

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