La memoria di Sandro Mazzola: un’icona del calcio italiano
Roma, 20 settembre 2026 – Roberto Boninsegna, ex attaccante di Inter e Nazionale, ricorda Sandro Mazzola, sottolineando il forte legame personale e professionale che li univa. “Sandro per me è stato quasi un fratello. Al tempo stesso, credo fosse consapevole che lui, insieme a personaggi come Rivera, Facchetti e Riva, beh, ha rappresentato la voglia di ottimismo di un’Italia che in noi calciatori non vedeva soltanto i campioni del pallone…”, riporta Attuale.
Un legame indissolubile
Boninsegna chiarisce che la loro relazione non si è mai deteriorata, nonostante un brutto episodio del 1976 che portò al suo trasferimento alla Juventus, per il quale Mazzola si scusò recentemente: “Non doveva sentirsi in colpa, le cose erano andate in un certo modo e niente comunque avrebbe potuto intaccare la memoria della nostra lunga esperienza condivisa”.
Inizio e storia calcistica
Boninsegna ricorda come Mazzola fosse già un fuoriclasse quando lui cercava di farsi strada nei campi di provincia. “Ci eravamo conosciuti nelle formazioni giovanili dell’Inter. Quando finalmente l’Inter mi acquistò dal Cagliari nel 1969, Sandro mi disse che mi aveva aspettato. Ed era sincero”, afferma Boninsegna.
Una generazione di campioni
L’ex attaccante riflette sulla loro generazione: “Credo che abbia incarnato il desiderio di rinascita di un popolo intero. Eravamo figli della guerra, e i nostri coetanei si identificavano nelle nostre imprese calcistiche. È stato un momento irripetibile, da un punto di vista socio-culturale”.
Memorie di un calcio d’altri tempi
Boninsegna racconta di una partita dopo la strage di Piazza Fontana: “Mazzola ci disse: ‘Ragazzi, ricordiamoci di far capire alla città che ci riconosciamo in questo dolore collettivo’.”.
Le qualità di Mazzola
Parlando delle abilità di Mazzola, Boninsegna dice: “Era irresistibile quando giocava a ridosso delle punte, aveva una velocità di esecuzione unica e pochissimi al mondo erano in grado di eguagliarlo”. Tuttavia, riconosce che Mazzola era anche influenzato dalla legacy del padre, Valentino, capitano del Grande Torino, che lo spingeva a desiderare di essere un leader.
Un dualismo storico
Boninsegna menziona il famoso dualismo con Gianni Rivera, che ha danneggiato entrambi i giocatori: “Rinunciammo alla possibilità di battere i brasiliani in finale di Coppa del Mondo del 1970 per una rivalità da cortile”. La finale, finita 4-1 per il Brasile, è nota per i sei minuti concessi a Rivera, momento che Mazzola rifiutò, considerando la staffetta un insulto alla logica.
Lasciando un’eredità
Conclude Boninsegna: “Per me e per chi c’era, resterà la nostalgia. A chi è venuto dopo, auguro di riconoscersi nella storia di uno come Sandro Mazzola. Perché lui è stato un grande italiano”.