Bruxelles intensifica le pressioni su Moldavia e Georgia per arginare l’influenza russa

16.07.2025 10:00
Bruxelles intensifica le pressioni su Moldavia e Georgia per arginare l’influenza russa
Bruxelles intensifica le pressioni su Moldavia e Georgia per arginare l’influenza russa

Nuove sanzioni UE contro reti legate a Ilan Șor in Moldavia

Il 15 luglio 2025, il Consiglio dell’Unione Europea ha ampliato il regime sanzionatorio contro individui e organizzazioni responsabili di azioni volte a minare la sovranità, l’indipendenza e la stabilità della Moldavia. Le nuove misure restrittive colpiscono sette persone fisiche e tre entità giuridiche, portando il totale delle sanzioni europee legate alla destabilizzazione del Paese a 23 individui e 5 organizzazioni.

I soggetti colpiti sono principalmente affiliati al discusso oligarca fuggitivo Ilan Șor, già sanzionato per il suo coinvolgimento nel finanziamento illecito di partiti e per l’incitamento alla violenza. Tra gli obiettivi figurano anche membri e leader di formazioni che hanno preso il posto del partito ȘOR, dichiarato illegale. Diversi tra loro sono accusati di aver orchestrato operazioni di voto di scambio durante le elezioni presidenziali del 2024 e il referendum costituzionale sull’adesione all’UE. Nella lista è stata inserita anche l’azienda A7, legata alla Russia e coinvolta nei tentativi di influenzare il voto presidenziale, nonché il blocco politico “Victorie”, creato da Șor per diffondere disinformazione. Le sanzioni toccano infine il Centro di cooperazione culturale “Moldova” a Mosca, utilizzato per la mobilitazione organizzata di elettori durante il voto all’estero.

Bruxelles ammonisce Tbilisi: rischio sospensione del regime senza visti

Sempre il 15 luglio, l’UE ha inviato una comunicazione formale alle autorità georgiane, chiedendo il ripristino dello stato di diritto e la revisione delle condanne inflitte a esponenti dell’opposizione. In caso contrario, Bruxelles minaccia di sospendere il regime di esenzione dal visto per i cittadini georgiani, citando un “serio regresso” democratico. Il termine fissato per le misure correttive è il 31 agosto 2025.

L’avvertimento è legato all’allarmante consolidamento del potere da parte del partito di governo “Sogno Georgiano”, accusato di condurre il Paese verso una deriva autoritaria con orientamento filorusso. La situazione ha già causato la rimozione della Georgia dal pacchetto di negoziazione con l’Ucraina e la Moldavia per l’ingresso nell’UE, a causa dell’erosione dei principi democratici e dell’avvicinamento a regimi autocratici come Russia e Cina.

La posta in gioco per l’Unione Europea

Le mosse dell’UE riflettono una consapevolezza crescente del carattere ibrido della guerra condotta dalla Russia contro l’Occidente, che si estende ben oltre il conflitto armato in Ucraina. Moldavia e Georgia, ex repubbliche sovietiche con aspirazioni europee, sono diventate campi di battaglia critici in questa strategia. L’avanzata dell’influenza russa in questi Paesi mette in pericolo l’intero progetto di allargamento dell’Unione.

Il voto parlamentare in Moldavia, previsto per il 28 settembre 2025, sarà decisivo. Una vittoria delle forze filorusse potrebbe compromettere il percorso europeo di Chișinău, con ripercussioni dirette anche sul futuro dell’Ucraina, legata alla Moldavia nello stesso dossier di adesione. Al momento, l’apertura del primo cluster negoziale per entrambi i Paesi è bloccata da Budapest, dove il premier Viktor Orbán mantiene una linea allineata a Mosca in cambio di vantaggi energetici ed economici.

Intanto, a Bruxelles cresce il dibattito sull’opportunità di sanzioni contro il governo georgiano per il suo allontanamento dai valori europei. Tuttavia, tale iniziativa è attualmente ostacolata dai governi di Ungheria e Slovacchia, noti per le loro posizioni filorusse.

Il possibile ritorno della Georgia e della Moldavia sotto l’influenza del Cremlino significherebbe, secondo gli osservatori europei, non solo la rinuncia all’integrazione UE da parte di élite filorusse, ma anche una grave sconfitta geopolitica per le democrazie occidentali nella competizione globale con le potenze autoritarie.

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