Roma, 22 giugno 2025 – L’ultimo caso di cronaca ci porta in Toscana, nel giardino degli orrori di Vasile Frumuzache. Ma chi è un serial killer, oggi?
“Chi uccide due o più persone, a intervalli temporali, da giorni a mesi. Questo stabilisce la nuova definizione internazionale, che non fa riferimento al movente. E quando mi dicono che il serial killer è un’anomalia, rispondo: è più comune di quanto si pensi. L’uomo, per gran parte della sua storia, ha risolto le controversie con la violenza. La serialità è un altro elemento che ci caratterizza”, riporta Attuale.
Ruben De Luca, psicologo e criminologo, ha approfondito il tema attraverso il suo lavoro intitolato “Serial killer, una lunga linea di sangue attraversa l’Europa”. Da quando ha creato nel 2001 la banca dati Eskidab — un archivio costantemente aggiornato sui serial killer dal 1801 in poi — ha continuato a studiare questa realtà complessa e inquietante.
Per il killer delle escort a Prato, è emersa l’ipotesi di un legame con la criminalità organizzata.
“Ma questo non esclude la definizione di assassino seriale. Li definisco ‘serial killer nascosti’”, spiega De Luca.
Ma cosa significa veramente questo termine?
“Descrive personalità psicopatiche e violente. Organizzazioni possono utilizzare tali soggetti senza scrupoli per atti cruenti”, chiarisce.
Le due piste si escludono vicendevolmente?
“Proprio così. Anche se un killer può avere legami con la criminalità organizzata, la sua azione può trovare motivazioni in un feticismo che porta a conservare segreti, come nel caso di alcuni omicidi e nel convincimento di nascondere tracce”, continua De Luca. “È chiaro che il soggetto ha alle spalle un comportamento seriale e ha già compiuto due omicidi”.
Quanti serial killer esistono globalmente?
“Non esiste una cifra precisa. Ciò dipende dalla scarsità di fonti affidabili”, aggiunge.
In Italia, la situazione è simile?
“Ho catalogato 233 assassini seriali dal 1801 al 2021, mentre in tutta Europa il numero arriva a 2.300. C’è una serie di superficialità riguardo questo argomento, spesso vincolata alla vecchia definizione adottata dall’FBI negli anni Ottanta”, afferma con decisione De Luca.
Perché la modifica da tre a due omicidi?
“Un simposio internazionale nel 2005, con 135 esperti di 10 paesi, ha deciso di estendere la definizione per non escludere casi emblematici, come quello di Luigi Chiatti”, dice. “In alcuni paesi, come in Germania, anche un tentato omicidio può essere considerato alla stregua di un omicidio seriale”.
Esistono serial killer mai scoperti?
“Sì, è un problema complesso, e questo spiega l’assenza di statistiche complete. La mia banca dati è considerata la più aggiornata in Europa, ma conosciamo tutti l’esistenza di un numero oscuro di crimini”, afferma De Luca.
Le atrocità della guerra in Ucraina vi ricordano qualcosa?
“Certamente. Ci sono documenti che attestano come Putin abbia rilasciato serial killer dai carceri per rinforzare le file della sua armata, e questo sarà un tema di approfondimento nella nuova edizione del mio libro”, rivela.
Qual è il primo impulso di un assassino seriale?
“Il bisogno di potere e di controllo prevale su altre motivazioni, inclusa quella sessuale. Ciò è vero sia per uomini che per donne. Vediamo anche categorie particolari, come le ‘vedove nere’, che uccidono compagni o amanti, e gli angeli della morte, professionisti medici che esercitano atti omicidi”, spiega De Luca.
Per quale ragione ha creato una mappa dei serial killer in Europa?
“Perché non c’era nulla del genere. Si è sempre parlato degli Stati Uniti e dell’FBI, ignorando i numerosi validi professionisti europei che non traducono i loro studi in inglese. Ho trovato dati preziosi, anche in Ucraina, dove sono stati condotti studi sui serial killer sessuali”, conclude.
Tra i più noti in Italia c’è Donato Bilancia.
“È riconosciuto come il serial killer più famoso per il suo numero di omicidi, tra cui quelli di prostitute e malcapitati”, evidenzia De Luca.
Un altro nome noto è Gianfranco Stevanin.
“Il suo profilo si avvicina a quello dei film. Sceglieva le vittime in situazioni di vulnerabilità, perpetrando omicidi in contesti erotici, con elementi di feticismo significativo”, racconta.
Concludendo, De Luca condivide il suo profondo disincanto: “Dopo 30 anni di studio, ho imparato che l’essere umano nasconde le proprie emozioni in modi straordinari, mutandosi in ‘bravi ragazzi’ che rivelano lati oscuri. Questo vale anche per i femminicidi, dove i perpetratori si presentano inizialmente come principi azzurri”, riflette.