Chico Forti rimane in carcere, zio denuncia: “Qualcuno vuole vederlo morire in cella”

23.09.2025 17:15
Chico Forti rimane in carcere, zio denuncia: “Qualcuno vuole vederlo morire in cella”

Chico Forti rimane in carcere: respinta la richiesta di libertà condizionale

Roma, 23 settembre 2025 – Chico Forti resterà in carcere. Il Tribunale di sorveglianza di Verona ha respinto la richiesta di libertà condizionale del 66enne trentino, condannato nel 2000 all’ergastolo negli Stati Uniti per l’omicidio dell’imprenditore australiano Dale Pike. Secondo quanto spiegato da uno dei suoi legali, l’avvocato Michele Dalla Vedova, il tribunale “ha ritenuto non sussistenti i requisiti di legge in particolare per mancato ravvedimento e per mancato risarcimento”, riporta Attuale.

Forti, attualmente detenuto nel carcere di Montorio a Verona, ha presentato la sua istanza il 12 agosto 2024 dopo aver trascorso almeno 26 anni in carcere tra Florida e Verona, dove è arrivato nel maggio dello scorso anno. L’udienza si è tenuta mercoledì scorso, e oggi è stata comunicata la decisione.

“Il Tribunale di sorveglianza – spiega Dalla Vedova – ha rigettato la richiesta perché a suo giudizio mancherebbero due requisiti fondamentali: quello del mancato ravvedimento di Forti, che non è una semplice ammissione di colpevolezza, ma qualcosa di più, un cambiamento interiore, e il risarcimento del danno che nell’ordinamento giudiziario della Florida non esiste nemmeno, non essendoci le parti civili. Tanto più che l’unico superstite della famiglia Pike, il fratello della vittima, si è più volte speso pubblicamente a favore dell’innocenza di Forti.”

I legali di Forti stanno ora valutando se ricorrere in Cassazione, anche se la decisione finale spetterà al loro assistito: “Sarà comunque una questione di giorni”, conclude l’avvocato.

La decisione del tribunale di sorveglianza ha suscitato sconcerto in Gianni Forti, zio di Chico: “Purtroppo la richiesta di libertà condizionale di Chico è stata rigettata con una serie di motivazioni assurde e inesistenti. Dobbiamo ricorrere in Cassazione e ci vorrà ancora molto tempo. Non sappiamo più che cosa fare… i tempi massimi sono stati superati da anni… Qualcuno lo odia al punto di volerlo vedere morire in carcere…”.

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