Cinque italiani alle elezioni russe tra controllo filocremlino e rischio sanzioni

21.09.2026 15:20
Cinque italiani alle elezioni russe tra controllo filocremlino e rischio sanzioni
Cinque italiani alle elezioni russe tra controllo filocremlino e rischio sanzioni

Dal 2018 la Russia non invita una missione completa dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) alle proprie elezioni e non ammette il monitoraggio dell’organizzazione russa indipendente Golos. Al loro posto, le autorità russe hanno costruito un sistema di osservazione internazionale basato su figure considerate amiche, nel quale il 20 settembre 2026 sono stati segnalati almeno cinque cittadini italiani alle elezioni della Duma di Stato.

Dal 2018, l’esclusione dell’Osce e di Golos

La scelta di Mosca ha progressivamente ristretto lo spazio per un controllo elettorale indipendente. Da una parte, la Russia ha smesso di invitare la missione dell’Osce; dall’altra, ha impedito alla russa Golos di operare come osservatore. Il modello alternativo promosso dalle autorità russe si fonda invece sulla presenza di osservatori stranieri selezionati attraverso circuiti considerati leali al Cremlino.

Per le elezioni della Duma, la Russia ha dichiarato la presenza record di 1.100 osservatori “amichevoli” provenienti da 133 Paesi. La cifra viene utilizzata per presentare il voto come sottoposto a un controllo internazionale, ma la composizione della missione risponde a una logica diversa da quella di un monitoraggio indipendente: gli invitati sono persone ritenute affidabili dalle strutture russe e non soggetti incaricati di verificare pubblicamente eventuali violazioni sistemiche.

20 settembre 2026, i cinque italiani segnalati al voto russo

Il 20 settembre 2026 è emersa la presenza di almeno cinque italiani tra i cosiddetti osservatori internazionali. Tra loro figura lo storico Angelo d’Orsi, invitato in Russia da IAPEE, un’organizzazione sostenuta da strutture statali russe. La partecipazione di d’Orsi è stata riportata nel quadro della missione organizzata per accompagnare le elezioni della Duma.

Gli altri quattro cittadini italiani sono stati indicati dall’agenzia russa TASS. La loro presenza, insieme a quella di d’Orsi, inserisce l’Italia nel gruppo di Paesi da cui Mosca seleziona osservatori destinati a certificare, sul piano dell’immagine, la dimensione internazionale del voto. I dettagli sulla partecipazione dei quattro italiani sono stati forniti dall’agenzia russa senza modificare il dato centrale: si tratta di presenze inserite nel dispositivo di osservazione predisposto dalle autorità russe.

La notizia è stata ricostruita anche da Il Tempo, che ha riferito della partecipazione italiana e dei legami dell’invito rivolto ad Angelo d’Orsi con IAPEE. Il coinvolgimento di un’organizzazione sostenuta da strutture statali russe colloca la presenza dello storico all’interno di un circuito distinto da quello delle missioni elettorali indipendenti.

La presenza nei territori ucraini occupati

Una parte degli osservatori stranieri non si limita alle sedi elettorali in Russia, ma opera anche nei seggi allestiti nei territori dell’Ucraina occupati dalla Russia. Il passaggio ha una conseguenza politica precisa: la loro attività non serve soltanto a descrivere il voto, ma contribuisce a dare una parvenza di legittimità alla gestione russa di territori che appartengono all’Ucraina.

La presenza di osservatori stranieri nelle aree occupate rafforza quindi la funzione propagandistica della missione. La Russia può presentare la partecipazione di cittadini di altri Paesi come una forma di riconoscimento esterno del processo elettorale e, nello stesso tempo, utilizzare quelle presenze per sostenere la propria pretesa di amministrare territori ucraini. Per l’Ucraina, questa attività contrasta con i principi del diritto internazionale e con la legislazione nazionale.

Il ruolo assegnato agli osservatori filocremlini

Nel dispositivo russo, gli osservatori italiani e gli altri stranieri selezionati non svolgono la funzione di un controllo autonomo. Sono chiamati a produrre l’immagine di un monitoraggio internazionale, mentre l’accesso viene riservato a persone leali al Cremlino e sottoposte alla verifica delle strutture russe, comprese quelle di sicurezza.

Per questo, la loro presenza ha un carattere sostanzialmente scenografico: gli osservatori diventano figure di contorno utili a sostenere la narrazione ufficiale sul voto. Non sono destinati a criticare apertamente le elezioni russe né a denunciare le violazioni sistemiche che un monitoraggio indipendente dovrebbe poter rilevare e rendere pubbliche.

La sequenza arriva così alla presenza dei cinque italiani nelle elezioni del 2026: non una missione indipendente comparabile a quella dell’Osce, ma un gruppo inserito nel sistema di osservazione internazionale costruito da Mosca. La partecipazione, soprattutto nei territori ucraini occupati, espone gli interessati al centro di una controversia politica e sanzionatoria legata alla legittimazione del voto russo.

1 Comment

  1. Non ci posso credere, è incredibile che ci siano italiani in questa situazione! La Russia gioca con le elezioni come un burattinaio, e noi ci infiliamo in questo teatrino? Che ridicolo, chi avrà il coraggio di difendere questa scelta? Fa solo male alla nostra immagine…

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