Ergastolo per l’omicidio di Sharon Verzeni: colpevole Moussa Sangare
BERGAMO Il tribunale di Bergamo ha condannato Moussa Sangare, 31 anni, originario del Mali, all’ergastolo per l’omicidio di Sharon Verzeni, avvenuto la notte tra il 29 e il 30 luglio 2024 a Terno d’Isola, in via Castegnate, dove la vittima è stata ferita mortalmente con cinque coltellate. La Corte d’Assise ha riconosciuto le aggravanti della premeditazione, della minorata difesa e dei futili motivi, accogliendo l’impianto accusatorio presentato dal pubblico ministero Emanuele Marchisio. La sentenza è stata letta dopo oltre cinque ore di camera di consiglio, durante le quali la tensione in aula era palpabile. “Ha ucciso per noia e per soddisfare il suo ego”, ha affermato il pm, riporta Attuale.
All’annuncio della sentenza, i familiari di Sharon Verzeni, presenti in aula durate tutte le udienze, hanno reagito con commozione, abbracciandosi tra le lacrime. Il padre Bruno Verzeni ha preso per mano Maria Teresa Previtali, la madre di Sharon, mentre il fidanzato Sergio Ruocco stringeva forte la mano di Maria. La famiglia, riunita in aula, ha visto la sorella Melody prendere la parola all’uscita del tribunale, evidenziando: “Abbiamo confidato fino all’ultimo che l’imputato riconoscesse il suo efferato delitto. Questo purtroppo non è successo e ciò non fa altro che aumentare la sua pericolosità”.
Melody ha continuato, esprimendo gratitudine alla Corte per il “giudizio giusto e obiettivo” emesso, e ha ringraziato il pubblico ministero e le forze dell’ordine per il lavoro svolto nel portare alla luce la verità. “Un’ultima cosa la diciamo a Sharon: sarai sempre viva nei nostri cuori, con noi tutti i giorni”, ha concluso emozionata.
Sergio Ruocco, visibilmente commosso, ha aggiunto: “Il pensiero di lei c’è sempre. Abbiamo almeno avuto la soddisfazione di aver giustizia, altrimenti sarebbe stato ancora peggio”. La Corte ha riconosciuto delle provvisionali per un totale di 209mila euro ai genitori di Sharon, 88mila euro ai fratelli e 305mila euro a Ruocco. Il procuratore aggiunto Maria Cristina Rota ha ringraziato i carabinieri per il loro impegno.
Moussa Sangare, che ha assistito alla lettura della sentenza con il suo avvocato Tiziana Bacicca, è rimasto impassibile. Durante il processo, il pubblico ministero ha definito il delitto “orripilante” e ha descritto l’imputato come “un narciso impenitente, che decide di sacrificare una vita umana per soddisfare il proprio ego”. La difesa ha contestato vari aspetti della ricostruzione, compresi i dettagli della dinamica dell’aggressione e le evidenze biologiche. Tuttavia, il pm ha sostenuto che l’assalto è stato “rapidissimo”, citando la testimonianza dello stesso imputato riguardante la prima coltellata avvenuta mentre era in bicicletta.
Inoltre, il pm ha escluso eventuali contaminazioni sul DNA trovato sulla bicicletta di Sangare, come sostenuto dalla difesa. L’avvocato Luigi Scudieri, rappresentante della famiglia Verzeni, ha affermato che Moussa “ha scelto volontariamente di essere un assassino e un uomo pericoloso” e ha sottolineato che “non si può spezzare la vita di una giovane donna solo per dare sfogo ai propri istinti antisociali”. La difesa di Sangare ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso in appello.