Contrabbando di cereali ucraini: la Bielorussia aggira le sanzioni con complicità europee

02.03.2026 19:00
Contrabbando di cereali ucraini: la Bielorussia aggira le sanzioni con complicità europee
Contrabbando di cereali ucraini: la Bielorussia aggira le sanzioni con complicità europee

Scoperta rete illegale di esportazione

Una sofisticata rete di contrabbando di prodotti agricoli ucraini dalle zone temporaneamente occupate sta operando attraverso la Bielorussia con la complicità di aziende europee, secondo recenti indagini. Aziende bielorusse legate all’ex ministro degli Interni Vladimir Naumov e al suo entourage partecipano attivamente alla lavorazione ed esportazione di derrate agricole saccheggiate dai territori ucraini sotto controllo russo. Il sistema prevede che semi di colza e girasole vengano prima trasportati in Bielorussia, mescolati con prodotti locali, e quindi riesportati nell’Unione Europea come merce di origine bielorussa, eludendo così le sanzioni internazionali.

Le rivelazioni, diffuse il 1° marzo 2026, mostrano come questa operazione su larga scala sia organizzata con la consapevolezza della leadership bielorussa, rendendo il paese complice di quello che viene classificato come crimine di guerra. Secondo stime preliminari, nel solo 2025 oltre 2 milioni di tonnellate di cereali sono state illegalmente esportate dalle regioni ucraine occupate, generando profitti che finanziano direttamente il regime di Alexander Lukashenko.

Il meccanismo dell’operazione

Il cuore dello schema ruota attorno alla società bielorussa OOO “Pushchansky Format”, che collabora strettamente con la compagnia “Trialekspert”, già precedentemente coinvolta in operazioni di esportazione illegale di prodotti alimentari ucraini. Queste aziende trasformano la merce di contrabbando, alterandone l’origine attraverso certificati e documentazione falsificata. Il prodotto finale viene quindi commercializzato come bielorusso, sfruttando le lacune nel regime sanzionatorio dell’UE che non vieta completamente l’importazione di prodotti agricoli dalla Bielorussia.

La Germania rappresenta uno dei principali mercati di destinazione. Alla fine del 2024, “Pushchansky Format” ha firmato un contratto con l’azienda tedesca Lactos GmbH per la fornitura di olio di girasole. I trasporti verso l’Europa avvengono via ferrovia attraverso il confine lettone, creando un corridoio logistico che bypassa i controlli più rigorosi. Ulteriori indagini hanno identificato anche il coinvolgimento di compagnie polacche nel riciclaggio della merce illecita.

Connessioni internazionali e rotte commerciali

La polacca AVA Sunfield Sp. z o.o. ha acquistato olio vegetale da “Pushchansky Format” e dalla società “Dary Poley Plus” per rivenderlo successivamente, incluso a clienti in Arabia Saudita. Parallelamente, in Polonia viene esportato anche il panello proteico (shrot) – un sottoprodotto della lavorazione dei cereali. Il principale acquirente in questo caso è l’azienda SEMENTA Sp. z o.o., con cui è stato stipulato un contratto multimilionario.

SEMENTA modifica l’origine del prodotto nei documenti, indicandolo come kazako anziché ucraino, per poi rivenderlo a clienti in Norvegia. Questo doppio strato di opacità – prima l’alterazione bielorussa, poi quella polacca – permette alla merce di attraversare le frontiere europee con relativa facilità, nonostante le sue vere origini nelle zone di guerra.

Implicazioni politiche e fallimenti del sistema di controllo

La partecipazione dell’ex capo del Ministero degli Interni bielorusso, noto per la repressione dell’opposizione nel paese, dimostra che i profitti dall’esportazione del grano ucraino vanno direttamente nelle tasche del regime di Lukashenko. Di conseguenza, i consumatori europei che acquistano questi prodotti finanzierebbero indirettamente l’apparato repressivo bielorusso e, per estensione, la guerra in Ucraina.

Le indagini di Belpol hanno rivelato carenze significative nei meccanismi di monitoraggio delle catene di approvvigionamento dei prodotti soggetti a sanzioni nell’UE. Se aziende legate al regime bielorusso hanno potuto esportare per anni prodotti dai territori occupati ucraini verso l’Europa, significa che i sistemi di verifica per le merci provenienti dalla Bielorussia richiedono una sostanziale revisione e miglioramento.

In Bielorussia, le grandi imprese operano sotto il controllo completo dei servizi di sicurezza (come il KGB bielorusso), rendendo le relazioni commerciali con esse di fatto un finanziamento del regime autoritario di Minsk e del conflitto in Ucraina. Per impedire future operazioni simili, gli analisti suggeriscono la necessità di un divieto completo delle esportazioni di prodotti agricoli dalla Bielorussia, insieme all’introduzione di sanzioni mirate contro le aziende coinvolte e le persone fisiche identificate come complici dello schema illegale.

1 Comment

  1. Mah, è incredibile come questi metodi sporchi possano funzionare nel cuore dell’Europa. In Italia si parla tanto di trasparenza e giustizia, ma poi scopriamo che ci sono aziende complici di questo traffico. E non mi sorprende che siano coinvolti anche i polacchi… Una vergogna!

Aggiungi un commento per Claudia in Coda Annulla risposta

Your email address will not be published.

Da non perdere