Tragedia a Crans-Montana: esplosione devastante in un locale provoca diversi feriti e dispersi
Crans-Montana (Svizzera), 2 gennaio 2026 – La zona dell’incendio chiusa al traffico, un’atmosfera surreale a Crans-Montana. “Siamo sconvolti, riferisce Michela Ris, deputata svizzera che si trova a Crans-Montana, intervistata dalla tv elvetica – l’atmosfera è pesantissima”. A pochi passi dal centro di supporto della Farnesina, si svolgono gli incontri tra i testimoni della tragedia di Capodanno nella cittadina delle Alpi elvetiche, riporta Attuale.
Andrea, 18enne di Milano, piange. Era al Constellation la notte precedente. “Non riesco a togliermi di mente l’idea che potevo esserci io là sotto, ma ieri ho preferito fare una festa a casa mia. Ho tanti amici qui, ci vengo da quando sono nato, e di questi mancano all’appello in tre: non so più niente di loro. Altri due sono in Terapia intensiva”, racconta.
Andrea è accorso al Constellation subito dopo la tragedia: “È stato terribile, quel locale si è rivelato una trappola. Abbiamo visto persone che uscivano bruciate, urlando, senza vestiti, stavano morendo di freddo. Servivano coperte e nell’immediato è stato allestito un centro di soccorso nel locale antistante: ora ho paura per la sorte dei miei amici”. Con lui c’era Anna: “È stata un’esperienza traumatizzante, penso agli amici che ieri erano lì, vorrei sapere dove sono”.
Tanti ragazzi hanno scampato la tragedia per caso, per esempio perché non sono riusciti a entrare o perché hanno cambiato idea all’ultimo momento. Davanti al locale la sera del 31 dicembre c’era una lunga fila. Alessandra e Narcis, ventenni, studentesse lombarde, si trovavano in coda all’una quando il buttafuori si è allontanato, probabilmente proprio mentre avveniva la catastrofe. “Noi ne abbiamo approfittato e siamo entrate. Era solo il tempo di mettere piede dentro il locale, prima di scendere dalla scala, che è l’unica via di accesso. Siamo state violentemente urtate da una ragazza che correva, gridando ‘fuoco, fuoco!’ – raccontano – . Subito dopo abbiamo visto una vampata di luce, di fuoco, uscire da sotto e siamo scappate”.
Le due ragazze hanno paura per gli amici che volevano raggiungere al bar e di cui non sanno più nulla. “Negli attimi successivi al boato ho visto una mia amica – ricorda Alessandra – era ustionata, faceva impressione. So che ora è ricoverata in ospedale in coma farmacologico, vorrei sapere di più ma non so dove sia. Non riesco a togliermi il pensiero che potrei essere al suo posto”. A recuperare le due ragazze al centro di supporto è giunto dall’Italia il papà di Alessandra: “Sono sconvolto, posso riabbracciare mia figlia, ma temo che molti genitori non possano più farlo”.
Una donna racconta ai media elvetici cosa è accaduto all’ospedale di Sion dopo la tragedia: “Un’infermiera ha chiesto a tutti di andarsene e di tornare il giorno dopo. Ha annunciato l’arrivo di una trentina di vittime in seguito a un’esplosione a Crans-Montana. Sono uscita velocemente per liberare l’accesso al pronto soccorso, e poi è stato il caos… Arrivavano persone da ogni dove, feriti gravi in auto, c’era odore di bruciato… Erano circa le 2.25 del mattino: ho visto cose che non avrei voluto vedere mai. Alcuni conoscenti mi hanno parlato di ragazzi usciti dal locale insanguinati, alcuni senza vestiti. Una vera carneficina.”