Italiani in cerca di cure all’estero: una questione di speranza e scelta
Roma, 20 agosto 2025 – I viaggi degli italiani all’estero per curarsi rappresentano una realtà persistente. La globalizzazione della ricerca consente a chi ha un familiare malato di tentare il tutto per tutto, cercando terapie innovative all’estero. “Leggi un articolo, vieni a sapere di una sperimentazione… Poi, certo, bisogna sempre stare attenti”, osserva il genetista Marina Baldi, spesso in prima linea nella scena medica. La sua analisi mette in evidenza la situazione delle malattie rare, sottolineando come il numero limitato di pazienti possa frenare l’interesse delle case farmaceutiche, una considerazione avvenuta in un contesto complesso, riporta Attuale.
Baldi spiega che “non dobbiamo scandalizzarci”; la presenza di farmaci efficaci è frutto di attività e ricerca condotte con rigore. “Il nostro sistema sanitario nazionale è gratuito e accoglie pazienti da altri paesi per terapie come la chemioterapia”. Tuttavia, non esiste una malattia specifica che spinga gli italiani verso cure all’estero; patologie genetiche coinvolgono collaborazioni internazionali per sviluppare terapie mirate, come quelle geniche, che rappresentano il futuro della medicina.
È evidente che in altri paesi, come gli Stati Uniti, le normative su terapie sperimentali sono più snelle. “Noi siamo molto più prudenti e abbiamo meno risorse”, ammette Baldi. Nel frattempo, Maura Soldati, moglie dell’ex calciatore Matteo Materazzi, malato di SLA, ha avviato una raccolta fondi per una sperimentazione negli Stati Uniti, abbracciando la speranza di altre famiglie italiane che affrontano sfide simili.
La mancanza di statistiche affidabili sul numero di malati di SLA in Italia complica ulteriormente la situazione. “L’epidemiologia indica che colpiscono tra 2,5 e 4,5 persone ogni centomila”, chiarisce Angelo Schenone, ordinario di neurologia all’Università di Genova. Per l’approvazione di nuove terapie in Italia, i processi sono lunghi, con l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) che gioca un ruolo cruciale prima che l’AIFA valuti eventuali richieste. “I tempi per farmaci come quelli per l’Alzheimer sono stati rapidi, da uno a un anno e mezzo per l’approvazione, ma dipende molto dal tipo di molecola in fase di sperimentazione e dal suo profilo di tollerabilità e efficacia”, aggiunge Schenone.
La questione dell’efficienza è centrale. Filippo Anelli, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (FNOMCeO), afferma che ci sono ritardi burocratici per alcune terapie già autorizzate dall’EMA. “Ci sono però poche patologie che spingono gli italiani a cercare cure all’estero, di solito si tratta di sperimentazioni quando le cure tradizionali non sono disponibili. In questo campo, ogni opzione diventa una soluzione miracolosa quando non ci sono altre possibilità. È un settore estremamente delicato”, avverte. Nonostante la globalizzazione dell’informazione, Anelli ricorda che “ci sono paesi in cui il servizio sanitario nazionale non esiste, dove la normalità è un miraggio”.