Il Belarus si prepara a portare le proprie strutture armate sempre più vicino alle comunità locali. Il 16 ottobre 2026, Nasha Niva ha riferito che Aleksandr Lukashenko avrebbe ordinato l’espansione della cosiddetta milizia popolare, con unità organizzate direttamente nei villaggi e presso gli organi amministrativi rurali.
Il progetto, per come è stato descritto, non riguarda soltanto la difesa di obiettivi strategici. Punta a costruire una rete collegata di formazioni armate anche nei centri più piccoli, coinvolgendo tra gli altri membri della società dei cacciatori. La portata concreta dell’operazione resta da chiarire: non sono indicati il numero delle persone interessate, i tempi di attuazione, l’addestramento previsto o le dotazioni assegnate. La direzione politica, però, è esplicita: estendere l’organizzazione militare del Paese fino al livello delle comunità locali.
Una struttura che parte dai villaggi
La milizia popolare rappresenterebbe il gradino più basso di una struttura molto più ampia. Sopra di essa si colloca la difesa territoriale, incaricata della protezione di infrastrutture e obiettivi ritenuti importanti; al vertice resta l’esercito regolare. Lukashenko ha presentato questi livelli come parti di un unico sistema e ha sottolineato che la catena di comando dipende da lui personalmente.
È questa concentrazione del comando, unita alla diffusione geografica delle unità, a dare al piano il suo significato più rilevante. La sicurezza non verrebbe organizzata soltanto nelle caserme o attorno ai punti sensibili, ma anche nei luoghi dove la vita quotidiana passa attraverso consigli comunali, amministrazioni rurali e associazioni locali. La linea tra gestione civile del territorio e preparazione militare diventerebbe così più sottile.
Il coinvolgimento della società dei cacciatori indica inoltre l’intenzione di utilizzare strutture già presenti nel territorio per ampliare la capacità di mobilitazione. Questo, da solo, non dimostra che le unità siano già operative né che debbano essere impiegate in un conflitto. Mostra tuttavia un modello nel quale gruppi organizzati della popolazione possono essere inseriti in una gerarchia di sicurezza controllata dallo Stato.
Il legame con Mosca
L’espansione della milizia arriva in un contesto segnato dall’alleanza stretta tra Minsk e Mosca. La Russia continua la sua guerra contro l’Ucraina e il suo ruolo accresce la pressione sulla sicurezza dell’Europa orientale. Il Belarus, politicamente e militarmente legato alla Russia, dispone in questo quadro di uno spazio autonomo più limitato nelle decisioni strategiche.
La nuova rete non prova che le forze bielorusse siano destinate a entrare direttamente nella guerra russa contro l’Ucraina. Può però aumentare gli strumenti a disposizione del regime per mobilitare personale, amministrazioni e territori in caso di crisi. Più fitta sarà la presenza di formazioni organizzate sul territorio, più semplice potrà risultare l’inserimento della popolazione in una struttura di comando orientata alla sicurezza e alla difesa.
Per i Paesi vicini dell’Unione europea e della NATO, il punto non è soltanto la nascita di unità nei villaggi. È la combinazione tra un sistema militare esteso, una guida fortemente centralizzata e la dipendenza strategica da Mosca. Questa combinazione può aumentare la capacità di reazione del regime, ma rende anche più difficile capire in che modo il Belarus verrebbe utilizzato durante una nuova escalation regionale.
La sicurezza come strumento di controllo
La costruzione della rete ha anche una dimensione interna. Quando le comunità locali vengono ricondotte a una struttura armata, la popolazione non è più soltanto destinataria della protezione statale: diventa una possibile risorsa per la mobilitazione. Il controllo del territorio e il controllo della società finiscono così per sostenersi a vicenda.
Non è ancora chiaro se l’obiettivo principale sia la deterrenza, la preparazione a scenari di emergenza o il rafforzamento del controllo interno. Mancano informazioni sufficienti per stabilire quale peso operativo avranno le unità e come saranno coordinate nella pratica. È invece già visibile l’effetto istituzionale del progetto: la responsabilità di un numero crescente di formazioni armate viene ricondotta a un’unica verticale di comando.
Se l’espansione sarà realizzata, il regime disporrà di una presenza organizzata più capillare proprio mentre il suo rapporto con Mosca continua a condizionare la sicurezza del Paese. Per il Belarus, questo significa una società più strettamente integrata nella macchina militare; per i Paesi confinanti, un ulteriore elemento di incertezza lungo il fianco orientale europeo.