Dispetti e tensioni: le dinamiche nascoste del vertice tra Cina e Stati Uniti

12.05.2026 11:35
Dispetti e tensioni: le dinamiche nascoste del vertice tra Cina e Stati Uniti

Preparativi complessi per la visita di Donald Trump a Pechino

La visita di Donald Trump a Pechino, programmata per mercoledì sera con un ritorno previsto per venerdì pomeriggio, richiede un dispiegamento meticoloso di centinaia di agenti americani e cinesi incaricati di assicurare che ogni mossa e ogni possibile interazione con la folla siano preparate con precisione. Ogni imprevisto, come una foto inadeguata, rischia di trasmettere un’impressione di debolezza, riporta Attuale.

La sicurezza a Pechino è già molto rigorosa nei normali giorni, con le forze dell’ordine che controllano le armi, in linea con la storicità dell’approccio dei leader cinesi a mantenere il potere lontano da possibili insurrezioni popolari. Tuttavia, la recente sparatoria del mese scorso durante la cena della stampa a Washington ha sicuramente complicato i preparativi del servizio segreto per la trasferta.

Tanteplici limousine Cadillac “Beast”, altamente blindate e equipaggiate per garantire comunicazioni sicure, sono già arrivate da Washington. Di solito, al fine di evitare situazioni problematiche, due o tre veicoli identici vengono inviati, come nel caso dell’incidente accaduto nel 2013, quando il motore della “Beast” di Barack Obama si ingolfò a Gerusalemme a causa di un errore di rifornimento.

Il protocollo cinese richiede che ogni arma da fuoco e dispositivo comunicativo impiegato dagli agenti americani sia approvato in anticipo. Ogni fase del viaggio è pianificata in segmenti di quindici minuti, un metodo denominato “tick-tock”, secondo quanto rivelato da Dennis Wilder, ex funzionario del National Security Council.

Le precedenti visite di dirigenti americani, come quella di George W. Bush nel 2005, mostravano un approccio più aperto da parte della Cina. Durante le preparazioni per le Olimpiadi del 2008, Trump richiese un’uscita in mountain bike, alla quale i cinesi si erano mostrati affabili, allestendo un percorso appositamente per l’occasione. Tuttavia, tre anni dopo, incontrò Xi Jinping, ma espresse disappunto definendolo “noioso”.

Obama invece dovette affrontare un episodio diplomatico imbarazzante durante il vertice del G-20 nel 2016. Atterrato in orario, l’Air Force One rimase bloccato a causa della mancanza della properna scaletta con tappeto rosso, facendo sì che la discesa avvenisse in modo inadeguato, accentuando le pressioni diplomatiche già esistenti tra Stati Uniti e Cina.

All’ultima visita di Trump, nel 2017, i rapporti tra i due paesi rimasero tesi malgrado un’accoglienza elaborata. Durante i colloqui, quasi si scatenò un conflitto fisico tra le guardie di sicurezza delle due potenze. I cinesi, ad un certo punto, decisero di inviare un messaggio paradossale: la Cadillac presidenziale fu parcheggiata con una targa cinese per segnalare la giurisdizione di Pechino, mentre i reporters tentarono di scattare fotografie, creando attriti con il servizio segreto americano.

In occasione della visita di Xi a San Francisco nel 2023, il rigore del protocollo cinese emerse nuovamente, con i “gorilla” mandarini altamente addestrati che rimuovevano ogni traccia di interazione dopo il pranzo del presidente, cancellando qualsiasi possibile prova di contatto.

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