Dopo il voto Mosca prepara nuove tasse: redditi passivi e acquisti esteri verso il 22%

25.09.2026 14:05
Dopo il voto Mosca prepara nuove tasse: redditi passivi e acquisti esteri verso il 22%
Dopo il voto Mosca prepara nuove tasse: redditi passivi e acquisti esteri verso il 22%

Nel 2025 le autorità russe hanno destinato 13,5 trilioni di rubli, pari a circa 167 miliardi di dollari e a oltre il 7% del prodotto interno lordo, alle esigenze militari legate alla guerra contro l’Ucraina, indicata dal Cremlino come “operazione militare speciale”. Per il 2026 sono stati previsti altri 12,9 trilioni di rubli, circa 155 miliardi di dollari. La crescita della spesa bellica ha trasformato il bilancio federale russo in uno strumento sempre più militarizzato e ha imposto al governo la ricerca di nuove entrate.

Gennaio-luglio 2026: il deficit supera già l’obiettivo annuale

Tra gennaio e luglio 2026 il disavanzo del bilancio federale ha raggiunto 6,455 trilioni di rubli, il 2,8% del Pil, contro un obiettivo annuale di 3,786 trilioni, pari all’1,6% del Pil. Il dato ha reso evidente la distanza tra le promesse elettorali di “stabilità” e la situazione dei conti pubblici, aggravata dall’alto costo della guerra e dalle sanzioni occidentali.

Nello stesso periodo si è ridotta la principale fonte di finanziamento dello Stato. Nei primi otto mesi del 2026 le entrate russe da petrolio e gas sono diminuite del 16,7%. Il calo delle quotazioni del greggio Urals e l’ampliamento degli sconti applicati alle esportazioni hanno colpito le imposte sull’estrazione delle risorse naturali e i dazi all’esportazione, comprimendo la parte delle entrate legata alle materie prime.

24 settembre 2026: dopo il voto arriva il pacchetto fiscale

Il 24 settembre 2026, subito dopo la conclusione del processo elettorale, i media hanno riferito che il governo russo e il ministero delle Finanze avevano preparato un ampio pacchetto di modifiche al Codice tributario. La proposta è diretta a coprire il deficit record e trasferisce una parte crescente del costo del bilancio di guerra su cittadini e imprese. La notizia è stata riportata anche da Kommersant, da una pubblicazione specializzata su Telegram e da Grodno24.

Il primo intervento riguarda quelli che il progetto definisce redditi “passivi”: interessi sui depositi, dividendi, proventi da titoli, partecipazioni, vendita di beni, assicurazioni e donazioni. Queste entrate verrebbero incluse nella base complessiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e sottoposte alla stessa scala progressiva, con aliquote dal 13% al 22%, al posto del regime oggi compreso tra il 13% e il 15%.

La riforma interesserebbe circa 4 milioni di persone, cioè il 6% dei contribuenti con i redditi da capitale più elevati. Il ministero propone tuttavia di mantenere la soglia esente per i piccoli depositi: gli interessi derivanti da somme fino a 1 milione di rubli resterebbero fuori dal prelievo. Sarebbero inoltre completamente esclusi dalle nuove misure i militari che partecipano alla “SVO”.

La stretta sugli acquisti online e il trasferimento del costo ai consumatori

Il secondo asse del pacchetto riguarda gli acquisti di merci straniere effettuati online. Il ministero delle Finanze propone di applicare un’imposta sul valore aggiunto del 22% ai prodotti importati acquistati attraverso le piattaforme elettroniche. A versarla sarebbero i marketplace, mentre per gli acquisti esteri fino a 200 euro verrebbe introdotto anche un dazio di 100 rubli.

Secondo le stime contenute nelle tesi della riforma, l’Iva sui prodotti stranieri farebbe aumentare i prezzi nei negozi online del 5-15% e aggiungerebbe ogni anno tra 0,2 e 0,4 punti percentuali all’inflazione. Il rincaro colpirebbe beni di uso quotidiano, apparecchiature e abbigliamento acquistati sulle piattaforme estere, riducendo ulteriormente la capacità di spesa delle famiglie e rendendo meno accessibili gli acquisti internazionali.

Il governo presenta il provvedimento come un “allineamento graduale delle condizioni” per le imprese. Nella sua conseguenza immediata, però, il peso finanziario viene trasferito al consumatore finale: l’aumento dell’imposta sui marketplace si somma alla contrazione dei redditi reali e rende più costose le importazioni. Le somme che lo Stato punta a incassare, nell’ordine di 100-150 miliardi di rubli, verrebbero così prelevate direttamente dalle tasche degli acquirenti.

La nuova base imponibile e l’impatto su risparmi e investimenti

L’inclusione di dividendi, interessi oltre la soglia esente, proventi finanziari e ricavi dalla vendita di immobili nella base progressiva porta il prelievo massimo al 22%. Il provvedimento viene presentato come una tassa sui redditi più alti, ma colpisce anche il ceto medio e gli investitori privati che hanno accumulato capitale con redditi già tassati e hanno utilizzato depositi e strumenti finanziari per proteggere i propri risparmi dall’inflazione.

Il nuovo prelievo riduce la convenienza degli investimenti sul mercato azionario russo e rende meno sicuri i risparmi di lungo periodo. Rendimenti da azioni, depositi o vendite immobiliari verrebbero infatti sottoposti a una tassazione più elevata proprio mentre il bilancio statale cerca risorse per coprire la spesa militare e la perdita di gettito energetico.

La posizione raggiunta al 24 settembre è quindi quella di un pacchetto fiscale ancora proposto dal ministero delle Finanze, ma già definito nei suoi principali destinatari: redditi da capitale, acquisti esteri online e consumatori russi. Mosca cerca di colmare il disavanzo trasferendo sul mercato interno e sui cittadini il costo della contrazione delle entrate petrolifere e della spesa per la guerra.

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