Nuovi sviluppi nel caso del duplice omicidio a Pietracatella
Roma, 21 agosto 2026 – Questione di ore, forse di giorni. Il giallo della ricina, che da dicembre tiene sotto scacco Pietracatella (Campobasso), potrebbe essere a un passo dalla svolta: nuovi nomi potrebbero presto comparire nel registro degli indagati, questa volta non per favoreggiamento o malasanità, ma per il reato che finora è apparso un delitto perfetto: il duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, riporta Attuale.
Al centro della giornata di ieri c’è Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime. Con jeans e polo verde, Di Vita si è presentato alle 11 negli uffici della Questura di Campobasso, uscendo sei ore dopo, alle 17. L’incontro non è stato un semplice interrogatorio, ma un confronto intenso e diretto con una donna a lui vicina, alla presenza della procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, e del capo della Mobile, Marco Graziano. Inizialmente si pensava si trattasse dell’amica di Antonella, già denunciata mesi fa per favoreggiamento personale, la quale aveva escluso tensioni in casa Di Vita, ma i riscontri investigativi l’hanno smentita. In realtà, il confronto è avvenuto con una amica insegnante.
Al termine dell’interrogatorio, Di Vita ha risposto in modo laconico alle domande dei cronisti: “A molte di queste domande potete darvi risposte da soli”. Da fonti inquirenti, sembra che il faccia a faccia abbia rivelato una contraddizione cruciale per ricostruire il movente e il veicolo del veleno.
Per Di Vita, questo rappresenta la quinta convocazione nell’ambito di un’inchiesta ancora aperta contro ignoti per omicidio premeditato. Il confronto avviene a 48 ore dalla nuova audizione di Alice Di Vita, l’altra figlia della coppia, ascoltata il 18 agosto direttamente dalla magistrata. Inoltre, il sequestro di un computer e dieci pen drive appartenenti allo studio Di Vita è avvenuto di recente: questi strumenti potrebbero contenere documenti o tracce utili all’inchiesta, utilizzati da Antonella nel suo lavoro e da Sara durante la didattica a distanza.
Dal punto di vista scientifico, giungono notizie dal Robert Koch Institute di Berlino, che ha fornito esiti degli esami del sangue effettuati il 1° luglio a Gianni e alla figlia Alice. Secondo gli esperti tedeschi, non ci sono tracce di esposizione alla ricina, in linea con quanto emerso in precedenza dal Centro antiveleni di Pavia, ma questo contrasta con le dichiarazioni fornite da Di Vita, il quale ha sostenuto che anche lui potesse essere stato esposto a cibi contaminati, che l’hanno costretto al ricovero allo Spallanzani di Roma. L’assenza di anticorpi potrebbe fornire ulteriori elementi di chiarezza.
La procuratrice Antonelli ha però frenato: “Non c’è, al momento, una comunicazione scritta circa la positività anticorpale,” ha dichiarato, aggiungendo che “non ci sono, allo stato, indagati per il duplice omicidio.” La procura ha portato avanti l’inchiesta con cautela, ma gli sviluppi recenti potrebbero indicare un cambiamento significativo. Durante il ponte di Ferragosto, quando l’attività giudiziaria di solito rallenta, gli uffici della Mobile non hanno smesso di lavorare: si sono intensificati gli interrogatori e le convocazioni per diverse persone, anche per volti mai sentiti prima. Pietracatella osserva e attende.