Le elezioni legislative in Russia: un processo senza democrazia
Domenica si concluderanno le elezioni in Russia per rinnovare i 450 seggi della Duma, la camera bassa del parlamento. Queste rappresentano le prime elezioni legislative dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina nel 2022, e i pochi sondaggi indipendenti indicano che il sostegno al partito del presidente Vladimir Putin, Russia Unita, è ai livelli più bassi di sempre. Nonostante ciò, Russia Unita vincerà agilmente, grazie ai numerosi espedienti messi in atto dal regime per mantenere il potere, riporta Attuale.
Le elezioni in Russia non sono più democratiche da tempo e i metodi utilizzati da Putin e Russia Unita per garantirsi la vittoria comprendono coercizione, eliminazione sistematica dei partiti di opposizione e brogli elettorali. In un contesto di crescente repressione, il regime ha ucciso, incarcerato o costretto all’esilio molti oppositori, tra cui Alexei Navalny, principale detrattore di Putin, ucciso nel 2024 in una prigione di massima sicurezza in Siberia.
Negli ultimi dieci anni, il numero di partiti registrati in Russia è diminuito drasticamente, da 75 a 17. L’opposizione è soffocata e la possibilità di candidarsi è diventata sempre più difficile per chiunque esprima anche solo posizioni critiche nei confronti del regime. Il controllo sui media consente di silenziare il dissenso e diffondere propaganda filogovernativa. A queste elezioni, il partito Yabloko, il più antico partito liberale e filo-occidentale del paese e l’unico a dichiararsi contrario alla guerra in Ucraina, è stato escluso dalle liste subito dopo l’inizio della campagna elettorale, con motivi pretestuosi legati a presunte violazioni del copyright.
Per evitare di mostrare il relativo successo di Yabloko tra gli elettori insoddisfatti, il regime ha escluso il partito dopo cinque giorni di campagna. Aumentano le pressioni sui candidati validi, mentre il vicepresidente di Yabloko è stato condannato a 11 anni di prigione con l’accusa di aver diffuso false informazioni e screditato le forze armate russe.
Nei seggi elettorali, i candidati di Russia Unita sono affiancati da candidati di partiti dell’opposizione sistemica, che non mettono mai in discussione realmente le decisioni del regime, ma servono a dare una parvenza di pluralità al voto. Inoltre, gran parte dell’elettorato è composto da dipendenti pubblici, che partecipano alla “mobilitazione amministrativa”, votando per Russia Unita, spesso sotto minaccia di licenziamento. Alcuni elettori sono costretti a fotografare le schede come prova di aver votato.
La manipolazione del voto avviene anche in altri modi. Documenti e testimonianze rivelano brogli di ogni tipo, con schede elettorali aggiunte o rimosse durante la notte e risultati alterati. Dal 2019, l’introduzione del voto online ha creato nuove possibilità di manipolazione. Le elezioni attualmente in corso si svolgono su tre giorni, rendendo difficile il monitoraggio da parte di osservatori indipendenti, che sono stati progressivamente esclusi. Organizzazioni come Golos sono state chiuse, mentre rimangono attive solo quelle filogovernative.
In un tentativo di gonfiare il consenso, il voto è stato esteso anche alla Crimea, occupata e annessa illegalmente nel 2014, e alle province ucraine di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson, anch’esse occupate. In queste regioni, i funzionari accompagnati da soldati armati visitano le case per assicurarsi che i residenti votino per Russia Unita, approfittando della loro ignoranza riguardo ai candidati, in gran parte provenienti dalla Russia.