Le elezioni israeliane si avvicinano alla conclusione, nessun vincitore chiaro
Il conteggio dei voti delle elezioni israeliane è giunto alle fasi finali, senza che nessuno dei due principali schieramenti sembri in grado di ottenere la maggioranza. Né l’estrema destra del primo ministro uscente Benjamin Netanyahu, pur avendo conquistato più seggi, né l’opposizione, il cui risultato finale è ancora in attesa di conferma a causa del conteggio delle circa 600mila schede di chi non ha votato nel proprio seggio. I partiti arabi, che hanno ottenuto il loro miglior risultato di sempre, potrebbero rivelarsi decisivi per la formazione del prossimo governo e hanno già proposto un’alleanza all’opposizione contro Netanyahu, riporta Attuale.
La situazione attuale non presenta un vincitore chiaro e la possibilità di un accordo tra l’opposizione e i partiti arabi rimane incerta, considerando l’ostracismo storico riservato a questi ultimi. Da questo punto in avanti, molto dipenderà dalle decisioni del presidente Isaac Herzog, le cui funzioni, sebbene principalmente cerimoniali, ora includono l’incarico di nominare un primo ministro.
Herzog avvierà consultazioni con i vari partiti e ha due principali opzioni: nominare il leader del partito più votato, il Likud, ossia di nuovo Netanyahu, oppure scegliere un leader che possa ottenere la fiducia in parlamento, come Gadi Eisenkot, principale avversario di Netanyahu, o un altro rappresentante dell’opposizione, se quest’ultimo riuscisse a raggiungere un accordo con i partiti arabi.
La questione dei numeri si rivela cruciale. Nel 2009, ad esempio, l’allora presidente Shimon Peres nominò Netanyahu nonostante il partito più votato fosse il Kadima di centro. Il presidente deve interpretare i risultati delle elezioni come un segnale fra continuità e cambiamento. Attualmente, la coalizione di Netanyahu, con 53 seggi, sembra battuta rispetto ai 67 seggi dell’opposizione e dei partiti arabi.
Il primo ministro nominato avrà 28 giorni per formare un governo sostenuto dal parlamento, con la possibilità di richiedere un’estensione di 14 giorni. Se non riuscisse, il presidente potrebbe incaricare un secondo candidato, anch’esso con 28 giorni non prorogabili. Se anche questo tentativo fallisse, il presidente ha la facoltà di concedere ulteriori 21 giorni per un ultimo tentativo prima di sciogliere il parlamento e ripetere le elezioni. Mercoledì, Herzog ha esortato i partiti a presentarsi alle consultazioni con una «mente aperta», sottolineando la priorità di evitare un nuovo voto.
Un’eventualità estrema potrebbe comportare una richiesta a Netanyahu ed Eisenkot di formare un governo di unità nazionale.
La prima sessione della Knesset, il parlamento unicamerale di 120 seggi, è prevista per il 10 novembre, rappresentando un’importante occasione per valutare gli equilibri e le alleanze, anche in vista della rielezione del presidente del parlamento, attualmente espressione del Likud. Nel frattempo, Netanyahu continuerà a esercitare le sue funzioni come primo ministro ad interim.
Tra le incertezze da considerare, la possibilità di un’imminente ripresa dei combattimenti con l’Iran, che potrebbe fornire a Netanyahu un pretesto per ritardare una transizione. Secondo fonti, Netanyahu avrebbe chiesto al presidente statunitense Donald Trump di riprendere gli attacchi, ricevendo un diniego prima delle elezioni di metà mandato del 3 novembre negli Stati Uniti. Tuttavia, Netanyahu ha ricevuto l’endorsement di Trump, il quale in passato aveva esercitato pressione su Herzog affinché concedesse a Netanyahu la grazia per il processo di corruzione, richiesta a cui Herzog si era opposto.