Il successo dei partiti arabi in Israele potrebbe non bastare per influenzare il governo

28.10.2026 12:45
Il successo dei partiti arabi in Israele potrebbe non bastare per influenzare il governo

Le elezioni in Israele e il trionfo dei partiti arabi

Il risultato delle elezioni di martedì in Israele segna una storica affermazione dei partiti arabi, con Ra’am e la Lista Comune che si prevede ottengano 17 seggi, quasi il doppio dei 10 della legislatura precedente, un vero e proprio record. Poiché le coalizioni ebraiche, sia quella di estrema destra guidata da Benjamin Netanyahu che quella di centro di Gadi Eisenkot, non sembrano raggiungere la maggioranza, i partiti arabi potrebbero diventare determinanti nella formazione del prossimo governo, riporta Attuale.

L’aumento significativo dei seggi per i partiti arabi è legato a un notevole incremento nell’affluenza degli elettori palestinesi israeliani, che costituiscono circa il 21% della popolazione. Questi cittadini sono discendenti dei palestinesi rimasti nel paese dopo la fondazione di Israele nel 1948, mentre molti furono costretti a fuggire durante la Nakba, “la catastrofe”.

La partecipazione elettorale è risultata alta in tutto il paese, attestandosi poco sotto il 78%, il dato più elevato da quasi tre decenni. Tuttavia, a distinguere questa tornata elettorale è il balzo verso l’alto dell’affluenza tra i cittadini palestinesi israeliani, che è passata da un tradizionale 40-50% a sfiorare l’80% in alcune aree. Un incremento del 23% a Nazareth, 24% a Shefar’am e 37% a Umm al Fahm dimostra chiaramente l’impegno della comunità.

Il successo dei partiti arabi si deve a una strategia elaborata dai loro leader: Ra’am, un partito conservatore islamico sotto la guida di Mansour Abbas, e la Lista Comune, che integra diverse formazioni politiche. Entrambi hanno sottolineato che queste elezioni rappresentano un’opportunità cruciale per porre fine al governo di estrema destra di Netanyahu, accusato di utilizzare politiche brutali e discriminatorie contro i palestinesi israeliani.

Questo desiderio di cambiamento ha mobilitato la comunità palestinese a votare con grande determinazione, come evidenziato dalle lunghe file ai seggi. Tuttavia, la situazione potrebbe complicarsi. Con i seggi vinti, i partiti arabi potrebbero facilmente favorire una delle coalizioni verso una maggioranza, auspicabilmente quella di Eisenkot, il che è desiderato dai loro elettori. Circa il 77% dei palestinesi israeliani, secondo un sondaggio dell’Università di Tel Aviv, esprime il desiderio che i loro rappresentanti partecipino al governo e influenzino la politica israeliana dall’interno.

Tuttavia, i partiti arabi affrontano un ostracismo politico storico. Con l’unica eccezione nel 2021, quando Ra’am si unì per un anno a un governo di coalizione, non hanno mai fatto parte di un esecutivo israeliano. Le attuali coalizioni di Netanyahu e Eisenkot hanno entrambi dichiarato di non voler allearsi con Ra’am o la Lista Comune, temendo ritorsioni dai loro elettori ebrei.

All’interno della coalizione di Eisenkot, però, ci sono forze politiche pronte a considerare una possibile alleanza. Yair Golan, leader del partito dei Democratici, ha affermato subito dopo il voto che «dobbiamo smettere di accettare la divisione razzista di Netanyahu tra i voti degli ebrei e quelli degli arabi». Tuttavia, alcuni membri della coalizione hanno escluso categoricamente qualsiasi alleanza con i partiti arabi, rifiutando persino un governo di minoranza che potesse avvalersi del loro sostegno esterno.

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