Erika Conficconi uccisa da un’auto in una gara clandestina: il padre denuncia l’assenza di cambiamenti dopo 25 anni

26.10.2025 02:25
Erika Conficconi uccisa da un'auto in una gara clandestina: il padre denuncia l'assenza di cambiamenti dopo 25 anni

La tragica morte di Beatrice Bellucci riapre il dibattito sulle corse clandestine a Roma

Lavezzola (Ravenna), 26 ottobre 2025 – La morte recente di Beatrice Bellucci, ventenne di Roma, ha riacceso l’attenzione sulle corse clandestine, una verità che il padre di Erika Conficconi, vittima di un incidente simile nel 2000, non riesce a contemplare. “Non è cambiato niente”, afferma Lino Conficconi, 71 anni, durante una commemorazione al centro sportivo intitolato alla figlia. Erika, a sua volta, fu travolta e uccisa da una BMW che sfrecciava in una gara clandestina a Bologna. “Una bomba sulla folla”, titolarono i giornali all’epoca, e quattordici persone rimasero ferite, riporta Attuale.

La domanda su se la morte di Bellucci sia legata anche a comportamenti simili è ora sotto esame, creando veicoli di discussione per la sicurezza stradale in Italia. “Non sopporto più che debbano rimanere uccise delle persone, delle ragazzine. Ma sembra non ci sia niente da fare, loro continuano”, aggiunge Lino, esprimendo la sua frustrazione per la continua piaga delle corse clandestine.

Sono emerse nuove testimonianze che evidenziano come la distrazione al telefono, la guida spericolata e le sfide sui social media contribuiscano a questa crisi. “Quando un ragazzo fa quelle cose, vuol dimostrare che è bravo. Si fa fatica a toglierglielo dalla testa”, sottolinea Conficconi.

Riportando alla mente la tragica notte del 5 maggio, quando sua figlia era andata a vedere le gare, Lino racconta: “Era appena arrivata con il suo fidanzato. Un ferito è rimasto in coma per mesi, lei invece è morta il giorno dopo, non c’è stato niente da fare”. Con profondo dolore, lenisce la sua anima visitando frequentemente il luogo dell’incidente.

La ricostruzione dell’incidente è agghiacciante: Erika è stata travolta da un’auto rubata, causando altre vittime. “La BMW era stata rubata per fare le gare clandestine. Mia figlia è stata trascinata via per cento metri, e scaricata sotto un pilone della rotonda”.

Il padre esprime la sua delusione per il fallimento delle misure di sicurezza: “All’inizio mi sono impegnato molto. Abbiamo donato gli organi di Erika e mi chiamavano al Sant’Orsola per parlare. Ma la gente continua a correre, anche qui in Emilia Romagna. Mi chiedo: cos’hanno in testa?”.

La sua risposta alla domanda su come fermare questa strage è diretta: “Bisogna spiegare cosa vuol dire avere un incidente, cosa vuol dire la morte di un ragazzo. Ma loro non ci pensano”. Con un tono accorato, Lino conclude: “Nessuno spazzerà via il ricordo di te, ci manchi ogni giorno di più”.

All’udienza del processo, Conficconi non ha incontrato personalmente l’uomo alla guida della BMW, ma la tensione era palpabile. “Mi sono avvicinato agli agenti e ho detto, toglietemelo da qui perché non so se riesco a stare fermo”, racconta, evidenziando il peso del dolore che porta con sé.

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