Etgar Keret: «La guerra, il boicottaggio degli autori e l’importanza della lettura»

22.04.2026 23:35
Etgar Keret: «La guerra, il boicottaggio degli autori e l'importanza della lettura»

Il Dilemma del Boicottaggio Culturale: Riflessioni di Etgar Keret

In un mondo in cui le opere letterarie possono essere oggetto di boicottaggio, l’autore Etgar Keret esprime il suo rifiuto verso tale pratico. Quando un lavoro viene boicottato, non solo si offende l’autore, ma si nega anche il valore del racconto stesso. Questo fenomeno suggerisce che la lettura di un’opera non sia altro che un favore concesso dall’individuo all’autore, e un’azione scorretta dell’autore può innescare la perdita del «privilegio di essere letto». Nella sua riflessione, Keret ridefinisce il valore dell’arte, attribuendole significati che vanno oltre un semplice prodotto commerciale, riporta Attuale.

Keret sottolinea che nella concezione del boicottatore, l’artista è assimilato a un fornitore di beni e servizi. Se un fornitore risulta sgradevole, ci si può facilmente rivolgere a un altro, escludendo opere di autori critici. Questo approccio, secondo Keret, distrugge la «visione romantica dell’arte», riducendola a un mero prodotto da consumare.

In aggiunta, Keret evidenzia la sua personale esperienza con autori controversi come T.S. Eliot e Ezra Pound, la cui influenza è stata significativa nella sua formazione, nonostante le loro posizioni problematiche. Riflessioni simili lo portano a interrogarsi se, nel tentativo di evitare di avvicinarsi a opere di autori moralmente discutibili, non stia necessariamente infliggendo un danno a se stesso piuttosto che all’arte.

Un episodio significativo nella vita di Keret avviene quando lui e suo figlio si cimentano in una sfida, escludendo dalla loro lettura autori bianchi, maschi ed eterosessuali per un anno intero. Mentre Keret cede, suo figlio riesce nell’impresa, dimostrando come l’arte possa essere ritenuta meno importante nella società contemporanea, paragonandola addirittura a un evento insignificante.

Concludendo, l’autore pone una questione cruciale: è realmente possibile rinunciare all’arte, ovvero abbandonare la fruizione di opere di autori non convenzionali, o piuttosto dovremmo riflettere sul nostro approccio verso le opere artistiche e il valore che attribuiamo ad esse nel contesto moderno?

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