Annulamento del concerto di Gergiev alla Reggia di Caserta
Il direttore d’orchestra russo Valery Gergiev è al centro di una controversia che ha portato all’annullamento del suo atteso concerto, programmato per il 27 luglio presso la Reggia di Caserta. L’artista di 72 anni, noto per il suo sostegno al regime di Vladimir Putin, subisce le conseguenze del risvolto politico della situazione attuale, in particolare alla luce dell’invasione dell’Ucraina. Questa decisione è stata interpretata da molti come un tentativo di affrontare l’immagine della Russia, riducendo l’isolamento internazionale che ne deriva, riporta Attuale.
Le polemiche legate alla presenza di Gergiev sono state sollevate da vari enti e personalità politiche. La direttrice della Reggia, Tiziana Maffei, ha finalmente deciso di procedere con l’annullamento, una mossa supportata da molte forze politiche sia di maggioranza che di opposizione. A confermare tale decisione è stata Scabec, la compagnia della Regione Campania incaricata dell’organizzazione dell’evento. In risposta a questi sviluppi, Gergiev ha dichiarato di non essere stato informato sull’accaduto, secondo un’intervista rilasciata all’agenzia Tass. Tuttavia, l’ambasciata russa in Italia ha enfatizzato l’importanza della questione, affermando che il danno ricade sull’Italia e non sulla Russia, in quanto ogni chiusura artistica limita l’interscambio culturale.
Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha dichiarato di sostenere completamente la decisione di Maffei, sottolineando che, mentre si riconosce il valore artistico dell’evento, l’annullamento è un atto di buon senso e di responsabilità morale volto a proteggere i principi di un mondo libero. Questa affermazione è avallata anche da Oles Horodetskyy, leader dei Cristiani ucraini in Italia, il quale ha commentato il provvedimento come una “vittoria”.
Uno dei momenti chiave di questa presa di posizione è stata la denuncia pubblica dell’arrivo di Gergiev a Caserta da parte di Yulia Navalnaya, vedova del dissidente Alexei Navalny, deceduto in carcere nel 2024. Navalnaya ha espresso la propria soddisfazione per l’annullamento del concerto, chiarendo che l’iniziativa non è rivolta alla popolazione russa, ma a un individuo specifico ritenuto complice del regime. Questa versione della storia è stata avvalorata da una lettera firmata da 16.000 cittadini, inclusi diversi premi Nobel, indirizzata alla commissaria europea Ursula von der Leyen e al governatore della Campania Vincenzo De Luca.
Il governatore De Luca, che fino ad ora si era mantenuto in silenzio, ha visto svanire la propria posizione, riassumibile in una logica di dialogo che esclude le preclusioni. Ha recentemente attirato critiche, definendo incoerenti coloro che si preoccupano per un concerto mentre trascurano le atrocità in altre parti del mondo. Gli esponenti del Movimento 5 Stelle hanno espresso la loro visione, sostenendo che l’arte non deve essere considerata propaganda e definendo questo un periodo difficile per l’Occidente. Al contrario, sono stati accolti con favore i commenti da parte della vice presidente del Parlamento europeo Pina Picierno e dal segretario di Azione Carlo Calenda, che hanno criticato il Movimento 5 Stelle per non prendere una posizione chiara contro la Russia.
A Bologna, la scia delle polemiche ha portato all’annullamento del concerto del 5 agosto del pianista ucraino naturalizzato italiano Alexander Romanovsky, il quale è stato etichettato come filorusso per una sua esibizione nel 2022 a Mariupol.
Inoltre, la situazione diplomatica si complica ulteriormente con la decisione di Kiev di richiamare Yaroslav Melnik, ex ambasciatore in Italia, San Marino, Malta e Fao, riflettendo le tensioni esistenti nella regione e la sua risposta alle recenti azioni politiche.