Due cittadini bielorussi sono stati arrestati in Germania con l’accusa di aver preparato incendi dolosi nel sud del Paese, vicino a una linea ferroviaria e a un elettrodotto, nell’interesse della Russia. I media hanno riferito del caso il 28 ottobre 2026; entrambi gli indagati si trovano in custodia dall’inizio di ottobre e la procura rumena ne chiede l’estradizione.
Gli investigatori tedeschi stanno inoltre verificando un possibile collegamento con l’incendio che nella notte del 14 settembre ha colpito lo stabilimento Carfil, azienda del settore degli armamenti, a Brasov, in Romania. Le accuse sono ancora oggetto di indagine: gli arresti non dimostrano da soli né che i due uomini abbiano eseguito un attacco, né che abbiano agito per conto dei servizi russi o con l’approvazione delle autorità bielorusse.
Il caso porta però in primo piano una modalità operativa che le autorità europee descrivono sempre più spesso: colpire infrastrutture civili e militari attraverso azioni limitate, difficili da attribuire e affidate a persone che non hanno necessariamente la cittadinanza del Paese sospettato di averle organizzate.
Obiettivi ordinari, effetti strategici
Una ferrovia e una linea elettrica non sono soltanto elementi del paesaggio industriale. La prima sostiene il trasporto di passeggeri, merci e attrezzature militari; la seconda alimenta abitazioni, imprese e servizi essenziali. Anche un incendio circoscritto può provocare ispezioni, chiusure temporanee, ritardi e costi aggiuntivi per la sicurezza.
Il possibile valore di un’azione di questo tipo va quindi oltre il danno materiale. Un attacco vicino a un binario consente di misurare quanto rapidamente venga individuata una minaccia, quanto tempo serva per ripristinare la circolazione e quante risorse debbano essere impiegate per proteggere siti analoghi. Un danno a un elettrodotto può costringere i gestori a ridistribuire i flussi di energia e a rafforzare la sorveglianza di una rete estesa e vulnerabile.
Dal febbraio 2022, quando la Russia ha lanciato l’invasione su larga scala dell’Ucraina, diversi Paesi europei hanno segnalato episodi di sabotaggio che, secondo le loro autorità, potrebbero essere collegati ai servizi russi. L’International Institute for Strategic Studies ha stimato che il numero di attacchi sospetti in Europa sia quasi quadruplicato nel 2023 e nel 2024. Tra gli obiettivi indicati figurano infrastrutture dei trasporti e dell’energia, magazzini e imprese coinvolte nella fornitura di aiuti militari all’Ucraina.
Nel 2024 dispositivi incendiari sono stati rinvenuti o sono entrati in funzione in pacchi gestiti da DHL in Germania, Regno Unito e Polonia. Gli investigatori polacchi sono giunti alla conclusione che l’operazione fosse stata organizzata dall’intelligence militare russa, secondo le informazioni disponibili sul caso. Si tratta di una valutazione investigativa, non di una sentenza definitiva riportata in questa ricostruzione.
Nell’agosto 2026, all’aeroporto di Lipsia, è fallito un attacco con droni e materiale esplosivo contro un aereo cargo Antonov An-124 utilizzato per trasportare aiuti militari destinati all’Ucraina. I servizi di intelligence europei hanno attribuito anche quell’operazione all’intelligence militare russa. Le autorità hanno inoltre riferito di incendi contro aziende produttrici di droni e di tentativi di colpire stazioni terrestri legate alle comunicazioni satellitari Starlink.
Una pressione sotto la soglia del conflitto aperto
Azioni di questo genere possono imporre costi ai governi europei senza trasformarsi in un confronto militare diretto con la NATO. Un incendio, un pacco sospetto o un attacco fallito possono rallentare la logistica, aumentare le spese di sicurezza e obbligare le amministrazioni a spostare personale e risorse verso la protezione di obiettivi strategici.
La pressione può essere anche politica. Quando un’infrastruttura dei trasporti o dell’energia viene minacciata, le conseguenze ricadono sulla vita quotidiana di persone che non hanno un rapporto diretto con la guerra in Ucraina. La ripetizione di episodi in Paesi diversi può alimentare l’ansia, accentuare le divisioni sul sostegno a Kiev e spingere i governi a dedicare maggiore attenzione alla sicurezza interna.
Questo non significa che tutti gli incidenti attribuiti ai servizi russi abbiano lo stesso mandante o il medesimo obiettivo. Il quadro descritto dalle autorità indica però una serie di finalità possibili: sondare la protezione dei siti sensibili, creare incertezza su quale possa essere il prossimo bersaglio e aumentare il prezzo politico e finanziario dell’assistenza militare ed economica all’Ucraina.
Il 27 ottobre il servizio rumeno SRI ha dichiarato, secondo quanto riportato dai media, di aver scoperto una rete di sabotaggio coordinata dai servizi russi. Il 20 ottobre il Wall Street Journal aveva scritto che il presidente russo Vladimir Putin avrebbe ordinato personalmente di intensificare le operazioni contro gli Stati membri della NATO. Quest’ultima informazione resta attribuita al quotidiano e non è verificata autonomamente nel materiale disponibile.
Perché la presenza di cittadini bielorussi complica il quadro
L’impiego di persone provenienti da un Paese terzo può rendere più difficile ricostruire la catena di comando. Gli investigatori devono esaminare spostamenti, pagamenti, comunicazioni, contatti e istruzioni, oltre a stabilire se gli esecutori conoscessero l’identità dei possibili organizzatori. Per chi dirige un’operazione, l’uso di intermediari stranieri può creare una distanza utile a negare il coinvolgimento, ma la nazionalità degli indagati non dimostra di per sé alcuna regia statale.
La Bielorussia mantiene una relazione politica e di sicurezza strettissima con la Russia. Il governo di Alexander Lukashenko dipende da Mosca e, dopo le contestate elezioni presidenziali del 2020 e la repressione dell’opposizione, tale dipendenza si è ulteriormente consolidata. Minsk ha sostenuto la Russia sul piano politico durante la guerra contro l’Ucraina e le ha garantito importanti possibilità strategiche.
Questi legami spiegano perché gli investigatori possano verificare con particolare attenzione eventuali contatti tra cittadini bielorussi e servizi russi. Non consentono tuttavia di concludere che le autorità bielorusse abbiano approvato i piani ipotizzati in Germania, né che Lukashenko ne fosse personalmente a conoscenza. Anche l’idea che un’operazione non possa essere condotta senza il consenso degli apparati di Minsk sarebbe, in assenza di prove concrete, una valutazione politica e non un fatto accertato.
La questione giudiziaria immediata è più circoscritta: che cosa stavano preparando i due uomini, chi avrebbe impartito loro gli ordini e se esistano elementi sufficienti per collegarli all’incendio di Brasov. Le risposte determineranno se il procedimento resterà un’indagine penale separata o se confluirà in un quadro più ampio di operazioni coordinate.
Per le autorità europee, la conseguenza pratica è già evidente. Ferrovie, reti elettriche, aeroporti, aziende della difesa e sistemi di comunicazione devono essere protetti non solo da attacchi convenzionali, ma anche da operazioni ridotte e difficili da attribuire. La sfida sarà perseguire i responsabili senza trasformare un sospetto in una prova: proprio nello spazio tra l’incertezza investigativa e la necessità di reagire, le reti di sabotaggio possono trovare il loro maggiore vantaggio.
Il rapporto del Der Spiegel sugli arresti
Il servizio di Radio Free Europe/Radio Liberty