Tra il 15 e il 16 agosto 2026 il valico di Verchnij Lars, principale passaggio terrestre tra Russia e Georgia, ha registrato un flusso di oltre 19 mila persone al giorno. L’aumento ha coinvolto soprattutto cittadini russi diretti fuori dal Paese, mentre sul lato russo del confine si è formata una coda lunga diversi chilometri: secondo le segnalazioni riportate dai media, i veicoli avanzavano di circa 100 metri ogni due ore.
La pressione sul valico è arrivata mentre il Cremlino prepara una mobilitazione autunnale non annunciata ufficialmente, prevista dopo le elezioni alla Duma di Stato. Il timore di un nuovo reclutamento forzato e del coinvolgimento nei combattimenti ha spinto una parte della popolazione, in particolare gli uomini soggetti agli obblighi militari, a lasciare il Paese prima che le autorità possano limitarne ulteriormente gli spostamenti.
15-16 agosto: code record e sistema elettronico
Le autorità russe hanno attribuito il sovraccarico a un’intensa stagione turistica, accompagnata da un numero record di automobili dirette in Georgia. La spiegazione non ha però trovato riscontro nella percezione dell’opinione pubblica, che ha collegato il picco del traffico alla paura di nuove misure di mobilitazione.
Il giorno prima dell’aggravarsi delle code era stato introdotto al valico un sistema di prenotazione elettronica per ordinare il passaggio dei veicoli. La misura non ha risolto il problema: il volume degli arrivi ha continuato a crescere e le autorità hanno avvertito i viaggiatori che i tempi di attesa sarebbero aumentati. Il ricorso alla frontiera georgiana ha così mostrato che registri digitali, restrizioni all’espatrio e sanzioni elevate non sono sufficienti a trattenere i cittadini quando la minaccia di una mobilitazione appare concreta.
Per i militari di leva e per gli uomini inseriti nei registri di mobilitazione, il viaggio comporta perdite economiche e il rischio di non poter rientrare in Russia. Nonostante ciò, molti hanno scelto di esporsi a questi costi pur di restare fuori dalla portata degli uffici di reclutamento e sottrarsi a un possibile arruolamento coatto.
Inizio del 2026: il calo dei contratti aggrava la carenza di personale
La fuga attraverso Verchnij Lars si è inserita in una situazione già segnata dalla difficoltà dell’esercito russo nel trovare nuovi effettivi. All’inizio del 2026 il ritmo di reclutamento dei militari a contratto è diminuito di un terzo: gli incentivi economici non sono più bastati ad attirare il numero di persone necessario e per le autorità è diventato più difficile compensare le perdite sul fronte.
La carenza di personale ha aumentato la pressione per il ricorso a decisioni impopolari, dal coinvolgimento forzato dei riservisti fino a una nuova ondata di mobilitazione. In questo quadro, l’esodo degli uomini in età lavorativa non rappresenta soltanto una reazione individuale alla paura del servizio militare: priva anche i settori civili di competenze e forza lavoro, approfondendo il deterioramento strutturale del mercato del lavoro russo.
Il nuovo deflusso colpisce infatti una parte qualificata della popolazione, che cerca di salvaguardare la propria vita e di evitare il coinvolgimento nelle operazioni militari. L’uscita urgente di questi lavoratori indebolisce i comparti civili e rende meno efficaci i tentativi delle autorità di compensare la mancanza di specialisti attraverso la migrazione interna.
19 agosto: il passaggio quotidiano supera le 20 mila persone
Il 19 agosto i media hanno riferito che il traffico di cittadini russi verso la Georgia era salito a circa 20 mila persone nelle 24 ore precedenti. Secondo i dati del Servizio federale delle dogane, dal 15 agosto avevano attraversato Verchnij Lars almeno 58 mila persone. Il dato ha confermato l’intensità anomala dell’uscita via terra e ha trasformato il valico in uno degli indicatori più visibili dell’allarme provocato dalla possibile mobilitazione autunnale.
Le autorità hanno continuato a presentare il flusso come prevalentemente turistico, ma la spiegazione è stata accolta con crescente diffidenza. Un passaggio di oltre 58 mila persone in pochi giorni di agosto, insieme alle code eccezionali e alla scelta di molti uomini di accettare il rischio di un mancato rientro, è stato interpretato come il segnale di una preoccupazione diffusa per nuove misure di reclutamento, non come un semplice movimento stagionale di viaggiatori.
Il fenomeno indica anche un livello critico di ansia e di esaurimento della pazienza sociale. Al previsto consenso passivo verso il “completamento graduale” delle forze armate russe si è sostituita una fuga spontanea, che mette in discussione l’immagine di una popolazione pienamente leale e di processi interni interamente controllabili dalle autorità.
La sequenza oggi si trova dunque davanti a un esodo che continua a crescere: il confine con la Georgia registra oltre 20 mila attraversamenti quotidiani e la Russia perde una parte della propria popolazione attiva mentre aumenta il timore di una nuova mobilitazione.