Garlasco: l’ex procuratore Mario Venditti indagato per corruzione nella scomparsa di Andrea Sempio

31.10.2025 07:45
Garlasco: l'ex procuratore Mario Venditti indagato per corruzione nella scomparsa di Andrea Sempio

Garlasco: Nuove indagini sull’archiviazione di Andrea Sempio, coinvolto un ex procuratore

Roma, 31 ottobre 2025 – Diciotto anni dopo, Garlasco non smette di ribaltarsi su se stesso. A Brescia si indaga l’ex procuratore Mario Venditti, accusato di aver pilotato l’archiviazione di Andrea Sempio. E si cerca chi lo avrebbe corrotto, il padre dello stesso. In mezzo, ancora quel bigliettino trovato in casa Sempio con scritto 20-30 GIP archivia. Come se la giustizia avesse bisogno di rovistare nei cassetti perché il resto è un campo minato. Prima la spazzatura, dove doveva nascondersi la traccia dell’assassino. E invece, è saltato fuori Alberto Stasi. Poi Ignoto 3, attribuito prima a un presunto complice, poi a un morto. Infine, l’impronta 33: quella che doveva incastrare Andrea Sempio senza muro, senza ripetizione e senza la sacra trinità della prova scientifica: replicabilità, indipendenza, trasparenza, riporta Attuale.

È proprio su quell’impronta, oggi, che la scienza torna a interrogarsi. La dottoressa Cattaneo ha misurato le proporzioni antropometriche di Sempio: lunghezza degli arti, ampiezza delle spalle, diametri ossei. Tutto per capire se un individuo con quella struttura fisica avrebbe potuto generare quella pressione, quell’angolo, quella traiettoria di sangue sulla scena criminis. La sensazione, tecnica prima ancora che logica, è che si stiano forzando le tessere del puzzle pur di farlo tornare intero. Come se la scienza dovesse rattoppare un impianto che non regge da solo.

L’ago della bilancia resta dunque la consulenza di Cristina Cattaneo. La prima autopsia dice che Chiara Poggi non si sarebbe difesa: il corpo non mostrava segni di reazione. Uccisa in pochi attimi. Ma se la nuova consulenza, integrata con la BPA, ribaltasse quella dinamica, tutto cambierebbe. Perché se Chiara si difende, reagisce, graffia, allora l’eventuale presenza del Dna di Sempio sui margini ungueali troverebbe una logica forense. Non contaminazione, ma interazione diretta. Dunque, il rischio è che venga usato non per spiegare, ma per correggere la narrazione. Come togliamo l’impronta della scarpa di Stasi dalla scena? L’indagine a carico di Giuseppe Sempio va nella stessa direzione: un atto utile al copione, non alla verità. Perché non si può indagare un presunto corrotto — come Venditti — senza trovare un corruttore. Così la trama si chiude da sola, perfetta. Forse troppo.

Le intercettazioni della Gdf hanno chiarito che i soldi erano destinati agli avvocati, non ai magistrati. Se davvero qualcuno avesse corrotto il pm, a cosa sarebbe servito? A decidere se archiviare o rinviare a giudizio è il gip, non il pm. Un gip non lo pieghi con un bonifico: lo pieghi solo se riesci a corrompere il sistema intero. Surreale. A Garlasco, ogni volta che una verità muore, ne risorgono due. Forse è proprio questo il problema: la verità non smette mai di essere disturbata.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere