La crisi a Gaza: paura e sfollamento nella città assediata
Mohammed Aiamarin rimane a Gaza City nonostante il rumore assordante delle bombe esplose a pochi metri dalla sua tenda sulla spiaggia. La sua decisione di non abbandonare la città è motivata dalla mancanza di «zone sicure» e dalla sfiducia nell’occupazione israeliana, che continua a colpire indiscriminatamente. Aiamarin esprime la sua preoccupazione per la sicurezza dei suoi quattro figli: «Forse, se trovo il modo, organizzo l’evacuazione della mia famiglia», riporta Attuale.
Parallelamente, Najeeb Kaddoumi, inizialmente determinato a rimanere, ha dovuto abbandonare la sua casa a Deir al-Baiah, dove ha trascorso la notte proteggendo il suo bambino dal rumore delle esplosioni. «Non immaginavo esistesse un simile livello di paura», afferma Kaddoumi, che ha trascorso otto ore per coprire solo 15 chilometri in un viaggio verso la sicurezza, descrivendo il suo popolo come «fantasmi senza meta». Ora, dorme sulla spiaggia in attesa di una sistemazione migliore e si sente sconfitto di fronte a quello che considera un piano di pulizia etnica.
Negli ultimi giorni, l’esercito israeliano ha dichiarato che circa 600.000 persone rimangono a Gaza City, un numero significativamente ridotto rispetto al milione che abitava la città prima del conflitto. Mentre i militari esortano gli abitanti a lasciare la città, molti non hanno la possibilità di farlo. La situazione è particolarmente difficile per Dina Aseel e sua sorella, che vorrebbero evacuarsi ma non trovano un autista disponibile. La loro fuga verso il mare durante i bombardamenti ha reso le trasferte ancor più complicate.
Chi riesce ad allontanarsi da Gaza City si dirige verso il campo profughi di Al Mawasi, dove Sami Abu Omar vive da sei mesi. «Stanno arrivando migliaia di persone. Non ci sarà spazio per tutti», avverte. Purtroppo, la mancanza di risorse rende la fuga un lusso che non tutti i palestinesi possono permettersi. Molti dormono all’aperto in condizioni precarie, mentre attendono aiuti che non arrivano. La vita quotidiana sotto l’assalto senza un destino certo è diventata la nuova norma per i residenti di Gaza, mentre la comunità internazionale continua a monitorare con crescente preoccupazione la situazione in evoluzione.
Che situazione terribile. Non posso credere che nel 2023 ci siano ancora persone costrette a vivere in condizioni così disumane. Cosa deve succedere perché il mondo si fermi a riflettere? La vita fatta di paura e sfollamento è qualcosa che nn dovrebbe esistere…