Gaza, Israele avvia l’invasione con raid intensivi: attacco su Gaza City in corso

16.09.2025 00:25
Gaza, Israele avvia l'invasione con raid intensivi: attacco su Gaza City in corso

Gaza, parte l’invasione: l’attacco finale sulla città

(dal nostro inviato a Tel Aviv, Francesco Battistini) Aerei, colpi d’artiglieria, droni, elicotteri Apache. «Anche i tank». Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, stringe la mano a un sorridente Bibi Netanyahu e si prepara ad lasciare Israele. Pochi istanti, e la mezzanotte di Gaza City esplode in un attacco senza precedenti. Oltre venti raid in meno di 40 minuti, uno ogni cento secondi. «L’operazione in corso è solo l’inizio — affermano i vertici militari — ci sono numerosi obiettivi da perseguire», riporta Attuale.

I corpi speciali israeliani entrano ad Al Jalaa, nel cuore della città, dove si sospetta siano detenuti diversi ostaggi, mentre continuano i bombardamenti a Sheikh Radwan, ad Al Karama e lungo la costa di Tel Al Hawa. Anche a Nuseirat, il campo profughi nel centro della Striscia. «L’IDF è pronto a fare irruzione», titolava ieri mattina il quotidiano Ma’ariv, dando inizio alla «settimana decisiva» annunciata dal capo di stato maggiore, Eyal Zamir. La pressione finale sui palestinesi che non possono o non vogliono lasciare la città continua: trecentomila sono già fuggiti, altri 650mila rimangono. «Cercare sicurezza a Gaza in questo momento è impossibile», aveva avvertito la portavoce dell’Onu, Stéphane Dujarric, giusto prima dell’attacco — la maggior parte della popolazione non ha la possibilità di scappare, sia per i costi sia per esperienze precedenti di sfollamento.

È un’invasione di terra, la più pesante in due anni di conflitto. I palestinesi parlano di rimbombi inauditi: le cosiddette «bombe robot» sembrano cercare autonomamente il bersaglio. Una fonte dell’Israel Defense Forces comunica che «la prima preoccupazione è per i 22 ostaggi ancora vivi», posizionati da Hamas in varie aree di superficie come scudi umani. Il presidente americano Donald Trump ammonisce: «Se decidono di compiere atroci atti, spero si rendano conto delle conseguenze», chiedendo a gran voce che non si verifichino atrocità mai viste prima. Nel frattempo, le famiglie degli ostaggi hanno organizzato una marcia verso la residenza del premier a Gerusalemme, esprimendo il loro disperato appello: «Questa 710ma notte a Gaza potrebbe essere l’ultima per chi sopravvive».

È servito un intero quarto di tempo per schierare le truppe di fronte alla Striscia. Il piano di attacco prevedeva l’entrata a Gaza City da ovest, e testimonianze iniziali confermano che tale strategia è stata rispettata. «Un’invasione graduale», ha dichiarato il generale Zamir al gabinetto di sicurezza. L’intento principale era che la maggior parte dei civili lasciasse la città solo in extrema ratio, costringendo così l’IDF a pianificare meticolosamente il dispiegamento delle forze a terra. Tale decisione ha sollevato critiche tra gli strateghi militari: «È giunto il momento di una svolta — scriveva ieri Yedioth Ahronot —. Hamas non desidera conquistare Gaza City, e nemmeno Israele». Chiunque creda che questa operazione possa portare alla vittoria su Hamas deve riconsiderare la situazione. Israele desidera che la popolazione abbandoni Gaza City senza ostacoli, anche in auto; se Hamas decide di partire, non troverà difficoltà a farlo.

Nonostante le incertezze, il premier e i ministri sembrano determinati: «Voglio che questa operazione cominci nei tempi previsti», aveva affermato Netanyahu domenica sera, con una tempistica che non lasciava spazio a ipotetici ritardi. Comunque, sull’operazione non sono mancati momenti di tensione: «Il premier non ci ha informato riguardo il futuro procedere — ha riferito Zamir —. Non abbiamo saputo come prepararci». Il generale ha anche tenuto a sottolineare: «Siamo determinati a raggiungere gli obiettivi stabiliti, ma non illudiamoci: Hamas non sarà militarmente sconfitta, nemmeno dopo questa operazione».

Zamir ha criticato anche l’intenzione di ampliare il numero di centri di distribuzione degli aiuti, definendo tale iniziativa un «fallimento» e domandandosi: «Perché spendere soldi per questo se il piano ha già mostrato i suoi limiti?» Ha inoltre richiesto che gli aiuti umanitari arrivassero a Gaza City, nonostante l’esodo, rispettando il diritto internazionale, fintantoché ci fosse una popolazione civile. Un’ultima speranza. Resta da vedere se tale richiesta sarà accolta.

1 Comment

  1. Mah, è davvero pazzesco vedere come la situazione a Gaza stia degenerando in questo modo… Ci sono già troppe vite in gioco!!! Non riesco a capire come sia possibile che i leader continuino a giocare con il destino delle persone così. Non c’è pace in vista, solo distruzione e sofferenza.

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