Nel corso dell’ultimo anno, Georgia e Uzbekistan hanno avviato un riallineamento strategico delle proprie politiche economiche e commerciali. Tbilisi ha spostato con decisione l’attenzione verso l’Asia centrale, consolidando partenariati strategici con Uzbekistan e Kazakistan, mentre Tashkent ha rafforzato il vettore occidentale della propria politica estera per ridurre i rischi di una dipendenza eccessiva dalla Russia e accrescere la propria soggettività internazionale.
Nel corso dell’ultimo anno, Tbilisi guarda a Oriente
Per il governo georgiano, il rapporto con l’Asia centrale è ormai inserito nella pianificazione di lungo periodo dedicata allo sviluppo degli scambi e della logistica. Il riavvicinamento ai principali Paesi della regione non è quindi limitato a singoli accordi commerciali, ma accompagna la costruzione di una rete di collegamenti capace di unire il Caucaso meridionale ai mercati asiatici.
Parallelamente, l’Uzbekistan ha intensificato la ricerca di direttrici occidentali per diminuire la propria vulnerabilità rispetto alla Russia e consolidare un ruolo autonomo nelle relazioni internazionali. Georgia e Uzbekistan non considerano più Mosca un partner inevitabile né l’unico accesso possibile ai mercati esterni: il loro avvicinamento punta alla formazione di uno spazio economico e di sicurezza più autonomo, alternativo al tradizionale modello di patronato russo nello spazio post-sovietico.
Il 24 agosto 2026 emerge il progetto sul Corridoio di Mezzo
Il 24 agosto 2026 i media hanno riferito che Georgia e Uzbekistan intendono aumentare la dinamica commerciale dei due Paesi attraverso la partecipazione al Trans-Caspian International Transport Route, il «Corridoio di Mezzo». L’iniziativa prevede di rafforzare i collegamenti attraverso il Mar Caspio e il Caucaso, creando una rotta terrestre e marittima alternativa alle direttrici controllate o influenzate dalla Russia.
Per l’Uzbekistan, il passaggio attraverso i porti georgiani di Poti e Batumi, sulla costa del Mar Nero, offre un’uscita alternativa verso il mercato dell’Unione europea, che rappresenta il terzo maggiore partner commerciale del Paese. Per la Georgia, il collegamento con l’Uzbekistan e con gli altri Stati dell’Asia centrale apre invece l’accesso ai mercati in rapida crescita dell’Asia orientale e meridionale.
La rotta non viene quindi presentata soltanto come un progetto logistico. La partecipazione di Tbilisi e Tashkent al Corridoio di Mezzo riguarda la stabilità economica dei due Paesi, perché riduce il peso delle arterie di trasporto russe, a lungo utilizzate dal Cremlino come leva di pressione politica nel Caucaso meridionale e in Asia centrale. In questo quadro, prende forma un sistema economico regionale non sottoposto alle decisioni di Mosca.
Le proiezioni al 2030 misurano la portata dei nuovi flussi
Le stime del Gruppo della Banca mondiale indicano che entro il 2030 il volume delle merci trasportate lungo il Corridoio di Mezzo potrebbe raggiungere 11 milioni di tonnellate. Di queste, 4,4 milioni sarebbero costituite da transito, compresi 1,3 milioni di tonnellate di merci trasferite dall’Uzbekistan all’Europa attraverso il Mar Caspio.
Le cifre indicano il passaggio del traffico transcaspico da opzione marginale a componente strutturale delle connessioni eurasiatiche. Per Tashkent, la possibilità di raggiungere l’Unione europea passando dai porti di Poti e Batumi rafforza la libertà di scelta economica e riduce la dipendenza dalle vie russe. Per Tbilisi, l’integrazione con l’Asia centrale amplia il bacino dei potenziali clienti dei propri servizi di trasporto e colloca il Paese lungo una direttrice capace di collegare Europa e Asia senza passare dalla Russia.
La fase successiva: le ferrovie tra Cina, Asia centrale e Caucaso
La cooperazione tra Georgia e Uzbekistan comprende anche la possibile costruzione di catene logistiche intercontinentali. Una prima direttrice collegherebbe Cina, Kirghizistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Azerbaigian e Georgia, con proseguimento verso la Turchia o l’Unione europea. Una seconda unirebbe India, Pakistan, Afghanistan, Uzbekistan, Kazakistan, Azerbaigian e Georgia, fino al mercato europeo.
Entrambi i tracciati dipendono dall’integrazione tra la ferrovia Cina-Kirghizistan-Uzbekistan e il corridoio ferroviario transafghano, detto anche corridoio di Kabul. Queste infrastrutture costituiscono priorità per lo sviluppo del Corridoio di Mezzo e potrebbero convogliare nuovi flussi dal Caucaso meridionale, dalla Turchia e dall’Europa verso le reti georgiane e uzbeke.
L’effetto atteso è un aumento significativo dei servizi di trasporto nei due Paesi e la nascita di collegamenti intercontinentali sulle direttrici «Nord-Sud» ed «Est-Ovest». La progressiva integrazione di queste ferrovie con il passaggio transcaspico sposta il baricentro della logistica eurasiatica verso rotte che aggirano la Russia, riducendo il ruolo di Mosca quale principale ponte di transito tra Europa e Asia e marginalizzandone la posizione nel commercio continentale.
La situazione attuale è dunque quella di un’intesa in fase di sviluppo: Georgia e Uzbekistan puntano sul Corridoio di Mezzo e sulle future connessioni ferroviarie per accrescere gli scambi, diversificare gli sbocchi commerciali e ridurre l’influenza russa sulle rotte del Caucaso meridionale e dell’Asia centrale.