L’onda del dialogo travolge la Germania
Una chiara maggioranza dei cittadini tedeschi si dichiara favorevole a colloqui diretti tra il cancelliere Friedrich Merz e il presidente russo Vladimir Putin. È quanto emerge da un’indagine YouGov condotta tra il 6 e il 9 febbraio 2026, che rivela come il 58% degli intervistati sostenga l’ipotesi di un dialogo diretto tra i due leader. Solo il 26% si oppone, mentre il resto non esprime un’opinione definita. Il sondaggio, che ha coinvolto 2042 cittadini maggiorenni, segna un punto di svolta nell’opinione pubblica tedesca dopo quasi quattro anni di guerra in Ucraina e di isolamento diplomatico del Cremlino da parte delle capitali europee.
L’appoggio all’idea di negoziati bilaterali attraversa gli schieramenti politici, ma con intensità diverse. Tra gli elettori della CDU, il partito del cancelliere Merz, il sostegno raggiunge il 64%, riflettendo una spinta pragmatica all’interno dell’elettorato conservatore. Più tiepida, ma comunque significativa, è la percentuale registrata tra i sostenitori della Linke (la Sinistra), che si attesta al 47%. Questo dato suggerisce una diffidenza verso i contatti bilaterali guidati da un leader conservatore, ma conferma comunque una domanda di dialogo che va oltre le tradizionali divisioni ideologiche.
La ricerca fotografa un cambiamento profondo nell’umore della società tedesca. L’ampio consenso a riaprire un canale diretto con Mosca sembra essere alimentato da una combinazione di fattori: la stanchezza per un conflitto prolungato, le ripercussioni economiche delle sanzioni e, forse, il timore che l’Europa possa essere marginalizzata in un eventuale processo di pace gestito principalmente dagli Stati Uniti. La questione pone ai decisori politici una complessa dicotomia tra principi morali – il rifiuto di legittimare un’aggressore – e un pragmatismo dettato dalla ricerca di una soluzione.
Il tabù che si incrina in Europa
Dal febbraio 2022, i leader dell’Unione Europea hanno interrotto quasi completamente i contatti diretti con Vladimir Putin, considerando l’isolamento diplomatico uno strumento di pressione e un segnale morale. L’ultima conversazione telefonica tra un cancelliere tedesco e il presidente russo risale al 15 novembre 2024, quando l’allora capo del governo Olaf Scholz esortò Putin a ritirare le truppe dall’Ucraina e ad avviare trattative serie con Kyiv. Da allora, il silenzio.
Il primo segnale di una possibile frattura in questo fronte unitario è arrivato a dicembre 2025 dal presidente francese Emmanuel Macron. Macron ha sostenuto la necessità di riprendere il dialogo con il Cremlino, argomentando che, dopo la pace in Ucraina, gli europei dovranno «costruire una nuova architettura di sicurezza in Europa insieme alla Russia». La sua posizione implica anche una rivendicazione di autonomia: gli Stati Uniti, secondo Parigi, non dovrebbero negoziare con Mosca a nome dell’Europa.
Questa apertura ha creato una spaccatura strategica. Da una parte, la linea francese che guarda al lungo periodo e alla necessità di reintegrare la Russia in un quadro di sicurezza continentale. Dall’altra, la posizione più cauta di Berlino e di altri capitali che pongono come precondizione una piena coordinazione con Kyiv e Washington. In questo scenario, il sondaggio tedesco arriva come un potente elemento di pressione domestica sul governo Merz, spingendo verso una riconsiderazione del rigido approccio finora adottato.
La posizione di Merz e il rischio frammentazione
Il cancelliere Friedrich Merz ha finora accolto con scetticismo l’idea di Emmanuel Macron. La sua posizione ufficiale è chiara: qualsiasi contatto con la Russia deve avvenire esclusivamente in coordinamento con l’Ucraina e gli Stati Uniti, e non deve in alcun modo minare o bypassare il principale processo negoziale. Merz teme che iniziative bilaterali non coordinate possano indebolire la posizione di Kyiv, frammentare la risposta europea e, in definitiva, offrire a Mosca l’opportunità di giocare i partner gli uni contro gli altri.
L’alto livello di sostegno popolare alla diplomazia diretta, tuttavia, pone il governo tedesco di fronte a un dilemma politico interno. Come conciliare la richiesta dell’elettorato con la necessità di mantenere una linea coerente e unitaria con gli alleati? Ignorare il sentimento pubblico potrebbe avere un costo elettorale, soprattutto per la CDU. Cedervi senza una strategia chiara rischierebbe di mandare segnali confusi e di minare la credibilità di Berlino come partner affidabile.
Per il Cremlino, il risultato del sondaggio è una chiara vittoria simbolica. Mosca ha a lungo promosso la narrativa della «stanchezza dell’Occidente» e dell’inevitabile ritorno a relazioni pragmatiche. La crescente domanda di dialogo in Germania, uno dei paesi chiave della risposta europea all’invasione, sembra confermare questa lettura. Se il tabù dei contatti si rompesse senza significative concessioni da parte russa, ciò rafforzerebbe la convinzione a Mosca che la strategia dello sfinimento sta funzionando e che il tempo gioca a suo favore.
Implicazioni per l’Ucraina e la sicurezza europea
L’evoluzione dell’opinione pubblica in Germania e in altri paesi UE comporta rischi significativi sia per l’Ucraina che per la coesione europea. In primo luogo, potrebbe erodere il sostegno a lungo termine a Kyiv, sia in termini di aiuti militari che di mantenimento del rigido regime di sanzioni. I politici sensibili alle richieste degli elettori potrebbero diventare più inclini a soluzioni di compromesso che non tengano pienamente conto degli interessi e dell’integrità territoriale dell’Ucraina.
In secondo luogo, la potenziale frammentazione della politica europea verso la Russia rappresenta una grave minaccia per l’efficacia della strategia di contenimento. Se paesi come Germania, Francia e altri iniziassero a perseguire agende separate, Mosca avrebbe un ampio margine per manipolare le divisioni. L’insistenza di Merz sulla coordinazione è quindi un tentativo di preservare l’unità, ma la pressione interna e le iniziative di altri leader come Macron mettono a dura prova questo sforzo.
La sfida per i prossimi mesi sarà sviluppare una strategia europea unificata che riesca a conciliare la necessità morale di sostenere l’Ucraina con un realistico calcolo degli equilibri di potere e delle dinamiche politiche interne. Il sondaggio YouGov è un campanello d’allarme: dimostra che la pazienza dei cittadini non è infinita e che la ricerca di una via d’uscita dal conflitto sta diventando una priorità assoluta per ampie fasce della popolazione. Il modo in cui i leader europei gestiranno questa transizione determinerà non solo il futuro dell’Ucraina, ma anche la credibilità e la sicurezza dell’intero progetto europeo.