La provocazione del premier ungherese
Il primo ministro ungherese Viktor Orban ha lanciato un attacco senza precedenti contro Bruxelles e Kiev, affermando che hanno “dichiarato apertamente guerra” a Budapest. La dichiarazione, rilasciata l’11 febbraio 2026, rappresenta un’escalation retorica nel contesto del dibattito sull’allargamento dell’Unione Europea all’Ucraina e arriva a meno di due mesi dalle cruciali elezioni parlamentari del 12 aprile.
Il contesto: il piano di ‘adesione parziale’ e il veto di Budapest
La reazione di Orban fa seguito a una pubblicazione di Politico che descriveva i piani discussi a Bruxelles per garantire all’Ucraina una forma di “adesione parziale” all’UE già durante il conflitto, prima del completamento di tutti i criteri formali. L’articolo delineava anche diversi scenari per superare l’ostruzionismo sistematico dell’Ungheria, incluso il piano A che conta sulla sconfitta elettorale di Orban ad aprile. Il premier ungherese ha definito Politico “l’organo ufficiale dell’élite di Bruxelles” e ha etichettato queste idee come “l’ultimo piano di guerra”.
In un post su X, Orban ha sostenuto che “ignorano la decisione del popolo ungherese e intendono rimuovere il governo ungherese con ogni mezzo”. Ha aggiunto: “Vogliono l’ascesa al potere del partito Tisza, perché allora non ci sarà più veto, non ci sarà più resistenza e non resteremo più fuori dal loro conflitto”.
Le elezioni di aprile e il sorpasso dell’opposizione
I sondaggi mostrano uno scenario inedito dal 2010: il partito di opposizione Tisza, guidato da Péter Márki-Zay, supera il Fidesz di Orban di 8-10 punti percentuali. Per la prima volta in oltre un decennio, il partito al potere rischia di perdere la maggioranza parlamentare e il controllo del governo. Per un leader che ha costruito un sistema di potere personalizzato, questa prospettiva comporta non solo conseguenze politiche, ma potenzialmente anche legali, considerando le numerose accuse di corruzione e uso improprio dei fondi UE rivolte al suo governo negli anni.
Il degrado istituzionale e i rischi personali
La dinamica dell’Indice di Percezione della Corruzione di Transparency International illustra un sistematico deterioramento delle istituzioni e dei meccanismi anticorruzione in Ungheria, nonché un’erosione dello stato di diritto. Nel 2010 il paese si collocava al 54° posto su 180, mentre nel 2024 era all’82° e nel 2025 all’84°, il peggior risultato tra tutti gli Stati membri dell’UE. Un eventuale cambio di governo potrebbe aprire la strada a audit sulle decisioni della precedente amministrazione e a un rafforzamento della lotta alla corruzione, aumentando i rischi personali per Orban e il suo entourage.
La strategia del nemico esterno e il referendum consultivo
La campagna elettorale di Orban si basa sulla costruzione di un nemico esterno: Bruxelles e Kiev. Il premier cerca di convincere gli elettori ungheresi che l’adesione dell’Ucraina all’UE comporterebbe automaticamente tagli ai finanziamenti europei per Budapest. Un ulteriore argomento è la presunta minaccia per gli agricoltori ungheresi dalla concorrenza dei prodotti agroalimentari ucraini.
A giugno 2025, il governo di Orban ha organizzato un referendum consultivo sull’adesione ucraina all’UE, in cui oltre 2 milioni di partecipanti (95%) si sono espressi contro. Tuttavia, questa consultazione non ha valore legale nelle procedure di allargamento dell’Unione e non può determinare le decisioni comunitarie. Inoltre, considerando che gli elettori ungheresi sono circa 8 milioni, solo un quarto dell’elettorato ha partecipato al voto. La formulazione delle domande era costruita per spingere verso risposte negative, sollevando dubbi sulla neutralità del processo.
La retorica bellicosa e la personalizzazione del conflitto
Le dichiarazioni di Orban sull'”aperta dichiarazione di guerra” hanno un carattere chiaramente iperbolico e isterico. Traslano una discussione tecnica sui meccanismi di allargamento in un piano esistenziale di minaccia per l’Ungheria. Questa retorica sembra riflettere più la paura di una sconfitta elettorale e di potenziali indagini che una reale aggressione esterna.
Il collegamento diretto tra l’idea di “adesione parziale” dell’Ucraina e un presunto piano per cambiare il governo a Budapest dimostra una tattica di personalizzazione del conflitto. Orban presenta qualsiasi opzione compromissoria per l’integrazione ucraina come uno strumento di pressione contro l’Ungheria, creando l’impressione che la questione dell’allargamento sia più una questione interna ungherese che geopolitica.
Le posizioni reali dell’opposizione
Contrariamente alla narrativa di Orban, il partito di opposizione Tisza non è una forza filo-ucraina in senso classico. Presentando il programma, la responsabile per la politica estera del partito, Anita Orban, ha dichiarato l’intenzione di rafforzare la posizione dell’Ungheria nell’UE e nella NATO, ma allo stesso tempo di non sostenere il bilancio UE 2027 nella sua forma attuale, il patto sulla migrazione e un’adesione accelerata dell’Ucraina. Ciò indica che anche con un cambio di governo, Budapest non diventerebbe un sostenitore incondizionato di Kiev.
La battaglia per la sopravvivenza politica
La retorica sull'”unica garanzia di sovranità” sottolinea la personalizzazione del potere e crea un’immagine di assenza di alternative. Il Fidesz si posiziona come l’ultima barriera tra l’Ungheria e il “dominio di Bruxelles”, un approccio caratteristico dei modelli di comunicazione politica autoritari. Il nemico esterno viene utilizzato per delegittimare gli avversari interni, in particolare il partito Tisza. Alla fine, le elezioni vengono presentate non come una competizione tra programmi, ma come una battaglia per la sopravvivenza dello Stato, con Viktor Orban come unico baluardo contro presunte forze ostili.
Ma dai, Orban che dice che Bruxelles e Kiev vogliono far fuori il suo governo è un po’ grottesco!!! È evidente che sta cercando di spostare l’attenzione dai suoi problemi interni. Le elezioni si avvicinano e lui ha paura di perdere il potere… Un po’ come in Italia, dove a volte si cercano nemici immaginari per distogliere l’attenzione!