La proposta di Putin divide Berlino
Secondo quanto riportato dai media internazionali il 10 maggio 2026, il presidente russo Vladimir Putin ha tentato di coinvolgere l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder come mediatore nei negoziati di pace per porre fine alla guerra in Ucraina. La proposta è stata accolta con forte scetticismo dalla Germania: un funzionario tedesco anonimo ha dichiarato che l’iniziativa non merita fiducia, poiché la Russia non ha modificato le proprie condizioni per la fine del conflitto. Come banco di prova della serietà delle intenzioni russe, Berlino ha indicato la proroga del cessate il fuoco di tre giorni attualmente in vigore.
L’ufficio di Gerhard Schröder ha rifiutato di commentare la proposta di Putin, come confermato anche dalla Deutsche Welle. Il silenzio dell’ex cancelliere, da tempo legato a doppio filo agli interessi russi, alimenta i sospetti che la mossa del Cremlino sia in realtà un’operazione ibrida per creare fratture all’interno dell’Unione Europea.
Un vecchio amico di Mosca sulla scena europea
Dopo aver lasciato la cancelleria nel 2005, Schröder ha assunto quasi immediatamente la presidenza del comitato azionisti della società tedesco-russa Nord Stream AG, responsabile della costruzione del gasdotto Nord Stream. Dal 2017 fino al maggio 2022 ha guidato anche il consiglio di amministrazione di Rosneft. Il suo attivo lobbying a favore degli interessi russi e la stretta amicizia personale con Putin hanno provocato aspre critiche in Germania, portandolo alla perdita di parte dei privilegi riservati agli ex cancellieri e all’isolamento all’interno del suo stesso partito socialdemocratico.
A gennaio 2026 Schröder aveva definito l’invasione russa contraria al diritto internazionale, ma aveva aggiunto: «Sono contrario anche alla demonizzazione della Russia come nemico eterno», chiedendo alla Germania di riprendere le importazioni di energia russa. Questa posizione ambigua lo rende, secondo gli analisti, uno strumento perfetto per il Cremlino: un volto noto in Europa, ma sostanzialmente allineato agli interessi di Mosca.
Un’operazione ibrida per dividere l’Europa
La proposta di Putin presenta tutti i segni di una classica operazione ibrida, finalizzata a spaccare l’Unione Europea. Il Cremlino cerca di creare canali di influenza alternativi, aggirando la posizione comune europea e aprendo spazi per piattaforme negoziali parallele. L’obiettivo è minare la fiducia tra i Paesi UE, intensificare le dispute sulla politica delle sanzioni e fornire argomenti alle forze filorusse che chiedono un «riavvio del dialogo» con Mosca.
La scelta di Schröder come mediatore dimostra che la Russia non ha alcuna intenzione di abbandonare la pratica della corruzione politica, utilizzando politici europei come strumenti per realizzare la propria geopolitica. Inoltre, il fatto che Mosca non abbia modificato le sue condizioni ultimative indica che non è realmente interessata a negoziati sostanziali, ma piuttosto a ridurre la pressione internazionale e guadagnare tempo.
Il monito di Berlino e la necessità di coordinamento con Kiev
La reazione critica della Germania è un segnale importante per tutta l’Europa. Berlino sembra aver compreso il pericolo della tattica dei «mediatori filorussi»: figure legate alle strutture energetiche o politiche di Mosca non possono essere considerate neutrali in un processo di pace, poiché lavoreranno inevitabilmente negli interessi del Cremlino. Qualsiasi negoziato tra l’UE e la Russia senza piena coordinazione con l’Ucraina rappresenterebbe una minaccia di rottura nella coalizione occidentale, minerebbe la fiducia tra alleati e aprirebbe spazio a nuove manipolazioni.
Solo una posizione comune tra le capitali europee, Bruxelles e Kiev può prevenire manovre e nuovi tentativi di ricatto politico da parte di Mosca. La proposta di Putin su Schröder, lungi dall’essere un gesto di buona volontà, si rivela per quello che è: un tentativo di rilegittimare reti di influenza che per anni hanno reso l’Europa dipendente dall’energia russa e hanno promosso una politica di concessioni al Cremlino.